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#PRESSTLETTER#CRONACHE E STORIA o SETTEMBRE 1966 – di Arcangelo Di Cesare

settembre-1966

In Francia, dopo le stagioni di Le Corbusier e di Andrè Lurcat, mancò totalmente il capitolo espressionista; le tendenze Cubiste furono riassorbite dalla corrente Beaux-Arts isterilendosi progressivamente con la prefabbricazione. Questo, combinato con la richiesta sempre crescente di case, creò una certa omologazione nei linguaggi architettonici con cui furono costruiti i grandi piani di edilizia popolare. Una figura, più delle altre, uscì fuori dal coro e fu subito notata dalla redazione della rivista Architettura – Cronache e Storia: era Jean Renaudie.

Architetto, urbanista, saggista, attivista instancabile per una vita migliore per tutti, Jean Renaudie fu l ‘autore di un approccio originale alla ricerca urbana; le sue architetture si basavano su un rinnovato studio della geometria e cercavano di offrire soluzioni ad Hoc capaci di adattarsi al meglio alle problematiche dei singoli fruitori.

Sarà questa responsabilità nei confronti dei futuri abitanti che lo spinsero a progettare tenendo sempre conto della diversità degli individui e delle loro diverse esigenze.

Combinando la complessità delle relazioni umane e della città con l ‘unicità di ogni individuo e un ‘architettura capace di non ripetersi mai, determinò progetti di assoluta originalità.

La sua opera si lascia alle spalle tutte le strutture standardizzate coeve, abbandonando l ‘uso del metro quadro come misura del progresso sociale; ci riuscì grazie all ‘abbandono delle forme ortogonali, usando la geometria per moltiplicare e migliorare il contatto sociale e la percezione umana. Creò distribuzioni planimetriche quasi disorientanti, piene di spazi di passaggio senza una funzione prestabilita e spazi collettivi in cui era difficile distinguere il pubblico dal privato.

La lezione che possiamo tramandare rileggendo l ‘opera di Jean Renaudie è che l ‘architettura può essere concepita non solo come sommatoria di singole unità immobiliari ma come una complessa serie di relazioni tra spazi e persone che abiteranno quegli spazi.

Morì troppo presto, a soli 56 anni, avendo ancora molte cose da raccontare.

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