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Il nutrimento dell ‘architettura [48] – di Davide Vargas

 

Ci sono piccoli paesi che li attraversi e ti sembra che non ci sia nulla [una piazza, una chiesa, uno slargo, un edificio] degno di nota. Il luogo resta impigliato in una diffusa anomia. Ce ne sono molti nel sud dell ‘Italia e credo ovunque. Sono arrivato qui dopo che il navigatore mi ha fatto fare un giro incredibile. E pensare che c ‘era anche un cartello sull ‘autostrada. A una rotonda si comincia a salire. Attraverso la solita periferia con qualche capannone prefabbricato, distributori di carburante, casette con i porticati al centro delle campagne.

Poi gli alberi si infittiscono e lasciano intravedere tra le fronde soltanto la crosta rossiccia di una grande cava. Il paese è tutto qui, una strada arrampicata, la scuola, un edificio color ocra con gli infissi in alluminio bronzato, un bar dove una ragazza gentile serve un pasticcino con crema e amarena, un altro bar difronte dove uomini anziani giocano a carte, palazzi alti due tre piani ai lati della strada con cornicioni e lunghe balconate ornate di gerani e lantane.

Ma poi c ‘è un dettaglio. Il cordone del marciapiede ha una sagomatura un po ‘ più ricercata. ├ê un piccolo segno di cura. Una volontà a inserire sia pure nella ridottissima scala un tratto distintivo. Ma mi colpisce. Come a dire: questo ho a disposizione, una piccola cosa lo so, ma non rinuncio e la tratto al meglio delle mie possibilità.

Così, io credo si combatte il pericolo più insidioso: la sciatteria.

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