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Le periferie del contingente. Nascita e morte del linguaggio moderno – di Einar Kajmaku

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La città è una lunga narrazione al sapore di negroni che va assaporata solo di notte. Solo quando sono tutti andati a dormire, solo quando i lampioni illuminano le strade vuote, e nessuna macchina gira per queste sale operatorie che sono diventate nostre vie. Le città di oggi, sono il susseguirsi di contraddizioni. Sono, nel loro insieme caos ordinato di esperienze personali, figlie di questa città che ci ha inghiottiti e poi vomitati. Ogni contraddizione che forma la città è un continuo di nascita e morte. Di eros e thanatos, di sbornie e postumi. Queste contraddizioni, vanno a formare il linguaggio complessivo dell ‘ordinario.

Ognuno di noi vorrebbe vivere in una città perfetta. Senza criminalità, senza periferie, senza centri economici, o centri commerciali. Ognuno di noi vorrebbe essere libero da questa gabbia. Vorrebbe avere una finestra e contemplare la luce del giorno.

Ombre nevrotiche coprono I nostri centri. Ipocrisie comandano su questi palazzoni di cemento. Cemento a soffocare le vene di questa città, andando a precludere ogni possibilità di salvezza a queste anime infrante.

Un altro giorno di sole all ‘inferno.

Un altro giorno perso a rincorrere il capo tra questi uffici ammuffiti di ipocrisia.

Creiamo muri, ponti, case e vite. Ci raccomandiamo sempre al signore, affinchè possa regalarci un altro giorno di inevitabile follia. Ma inevitabilmente perdiamo sempre all ‘ultimo minuto. Ci perdiamo sempre dentro l ‘ultimo minuto.

Non esiste città che al suo interno non sia In e Yang.

E in questa dicotomia che l ‘uomo ha creato a sua immagine e somiglianza il luogo per i suoi figli.

Ha modellato e interiorizzato il suo essere Giano bifronte, ed ha accondisceso alla creazione di sua sorella.

Ideologie marxiste ed ideologie capitaliste, sono alle radici della nostra terra. A maggior ragione oggi, si può chiaramente vedere come questa duplicità ha creato il mostro che abita le nostre vite.

Il centro nevralgico dell ‘economia di una metropoli è sempre bello, opulento, ipocritamente falso.

È nelle periferie che si concretizza il massacro culturale.

Lasciati a loro stessi, persone lottano tra di loro, dando vita ad una guerra tra poveri. Mentre i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più esclusi alla vita e sempre più abbandonati alla sopravvivenza, è nel frattempo che si materializza lo spettro del colonialismo culturale.

Proletari lottano per dare un futuro ai loro figli, ma non possono permettersi il prezzo da pagare per l ‘ipocrisia.

├ê nelle periferie che si concretizza al tempo stesso lo sviluppo e la ricerca per cultura. La vera cultura. Quel tipo di cultura che è al tempo stesso avanguardia, ma nel suo essere avanguardia, nega la sua vera natura per non diventare borghese. Quel tipo di cultura che è stato il motore di ogni rivoluzione. Armata o non. Quella cultura che è figlia della fame. Della fame in tutte le sue sfaccettature. Quella cultura che lotta contro queste mattine spente, contro questa umidità che giorno dopo giorno cerca di entrarci nelle ossa.

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Il linguaggio moderno ha ucciso le persone.

Ha creato periferie che poi non è stata in grado di indirizzare verso una via, che non fosse quella dell ‘abbandono. Teoricamente perfetta e policamente corretta, ha cercato di dare un alloggio ad ogni persona, ma il risultato non è stato altro che un accavallarsi di casermoni privi di vita e di speranza. Casermoni grigi che col passare del tempo sono diventate gabbie dentro alle quali le persone hanno perso loro stesse.

Abbiamo assistito alla nascita di intere città dormitorio, dove persone come robot, si muovevano all ‘unisono verso gli stessi posti, agli stessi orari. Fermandosi negli stessi bar e aspettando l ‘autobus nelle stesse stazioni. Le periferie hanno dato vita all ‘uomo medio. Quel tipo di uomo alienato, frustrato. Invidioso verso tutti e tutto perchè vittima della sua stessa vita. Le periferie sono il coacervo dell ‘attuale malessere e della falsa integrazione. Sono il terreno fertile per novelli Salvini, che attingono dall ‘ignoranza delle persone i soldi per riempire i loro portafogli.

Evitiamo l ‘insorgere di altri mali, continuando questa disperata ossesione per un qualcosa che non esiste. Evitiamo di far atrofizzare altre generazioni inutilmente. Diamogli gli strumenti per evitare la morte cerebrale. Diamo aria, acqua, luce a questi posti privi di ogni fondamento progettuale. Diamogli la presenza di una speranza, che non sia solo aleatoria.

Diamo le basi per creare una nuova integrazione sociale, culturale. Diamo gli strumenti per poter arrivare a sentirsi realizzati. Non dimentichiamoci il progetto solo per un bel render, o per due soldi in più nel portafoglio.

Creiamo spazi vivibili, e non spazi morti.

Perchè così facendo negheremo un futuro non solo alle persone, ma anche al nostro paese.

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