La rivoluzione dolce di Jean Arp – di Alessandra Muntoni

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La bella mostra dedicata alla coppia Arp-T├ñuber si trova perfettamente a suo agio nelle Terme di Diocleziano, diciamo anzi che le conquista con leggerezza. Forme, colori, stampe, dipinti, sculture, modellati come fossero al di fuori dello spazio e del tempo, ribadiscono invece lo stretto colloquio tra archeologia e contemporaneità, galleggiando nelle teche dell’allestimento di Francesco Venezia.

├ê il segno dell’avanguardia, nella versione DADA e surreale, che ribadisce la propria originalità. ├ê anche la pertinenza di un pensiero che dal Novecento tracima nel nuovo Millennio: instabilità, indefinibilità, mistero, ma anche chiarezza degli strumenti prescelti per sondarne gli abissi con la matematica, la precisione, la sicurezza, il gioco.

Ci accoglie all’ingresso il Berger des nuages, un oggetto plastico inteso come luogo delle metamorfosi, del quale lo stesso Arp dà questa spiegazione: Ogni definizione della materia, dall’atomo dei presocratici a noi…che nube sconcertante…├ê questo che ha convinto il giovane gigante a diventare Pastore di Nuvole? Insomma, come suggerisce il curatore Alberto Fiz, Arp sposta l’attenzione dall’oggetto in se alle sue trasformazioni in una evoluzione vitalistica che si lascia guidare dalla dinamica dell’instabile. Ma non c’è bisogno di urlare per trasmettere tutto ciò: basta un piccolo segno, il ritaglio di una figura, l’ironia, la capacità di affinare lo sguardo.

E, a proposito di sguardo, qui c’è anche Sophie alla quale è accordata una Wunderkammer spiata dall’occhio dadaista di Arp che a lei dedica questa poesia: Tu etais claire et calme. / Près de toi la vie etait douce./ Quand les nuages voulaient couvrir le ciel / tu les ecartais de ton regard./ Tu regardais aves calme e soin, / tu regardais soigneusement le monde, / la terre, / les coquilles au bord de la mer, / tes pinceaux, / tes couleurs. Un inno all’attenzione, alla serenità, alla dolcezza.

Molti architetti, più o meno coscientemente, si sono ispirati a lui, da Alvar Aalto a Burle Marx, da Will Alsop a Zaha Hadid. Si tratta sempre di grandi artisti che condividono con Arp quello che nell’opera non può mancare: Une oeuvre qui n’a pas sa racine dans le mythe, la poesie, qui ne partecipe pas à la profondeur, à l’essence de l’univers, n’est qu’un fant├┤me.

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