Il nutrimento dell ‘architettura [45] – di Davide Vargas

 

La casa sull ‘albero è un antico sogno. Subito viene in mente il Barone rampante di Calvino ma ho ancora il catalogo del padiglione giapponese alla Biennale di Venezia del 2010. Una scatola di cartone con certe bustine che contengono pezzetti di legno profumato e altre cosette [bambù, corda di paglia di riso, cedro carbonizzato] con cui erano state costruite case del tè sugli alberi. Una [2006] pensata per la contemplazione dei fiori di ciliegio. Un ‘altra con il tetto di corteccia di cedro costruita [2003] per ospitare il presidente francese Jaques Chirac. Un ‘altra installata sui pali ricavati da due castagni, oscillante a sei metri di altezza. Di recente il buen retiro dove Steven Holl fa i suoi acquerelli poggia a terra ma è immerso nel fogliame.

Questa che ho trovato camminando in campagna è di tipo, diciamo, spontaneo. Aggrappata all ‘ulivo, sostenuta da pali, inchiodata e legata con le corde, la geometria che asseconda l ‘andamento dei rami. E quella ruota appesa si porta dentro la memoria di certe immagini delle periferie profonde come in una fotografia di Rauschemberg [la ruota è molto presente nella sua opera]. Una specie di dimensione da cui sollevarsi. Imprescindibile se si vuole fare qualche passo in alto.

 

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