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L’irresistibile fascino del progetto collettivo – di Gabriello Grandinetti

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In attesa che l ‘architettura Open source ( OSArc ) sciolga il paradigma emergente dell ‘autocostruzione del nostro habitat, innescando proficui processi di interazione su piattaforme digitali a sviluppo collettivo , le nuove infrastrutture del sapere via web sembrano aprire scenari di progettazione partecipata sempre più orientati a un processo di CROWDSOURCING. Crasi di crowd folla e outsourcing esternalizzazione di attività, che trova applicazione nelle sessioni di pratica architettonica.

In tale prospettiva si tende a destabilizzare la praxis di tipo convenzionale del progetto autoriale verticalizzato, cioè dall ‘alto verso il basso ,top-down, gettando le basi per un coinvolgimento interdisciplinare in modalità bottom-up . L ‘approccio BRAINSTORMING interprete di un flusso continuo di dati, che si coagulano in una moltitudine di connessioni, denota l ‘efficacia della tecnica di problem solving per approdare alla stesura di un progetto open- source di condivisione della conoscenza.

A tal proposito Carlo Ratti, docente al MIT di Boston (USA), ha prodotto un ‘opera corale dal titolo ARCHITETTURA OPEN-SOURCE, verso una progettazione aperta (Einaudi), avvalendosi dei contributi di studiosi che ne hanno arricchito work in progress la pagina su Wikipedia poi confluita su Domus n┬░ 948.

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Qui si prendono le distanze dall ‘architetto prometeico che aveva vaticinato il futuro come un eroe moderno ( Le Corbù ) incontrastato demiurgo , che immaginiamo costituisca la deriva platonica di quel nume che costruisce l ‘Universo ordinando la materia bruta a somiglianza delle idee; ma appare evidente che il bersaglio sono proprio le archi-star così riluttanti ad uscire dal tracciato dell ‘autoreferenzialità, chiamate alla sbarra come imputati del J ‘accuse.

Posta in termini così manichei, la questione potrebbe apparire come una crociata per l ‘abolizione del diritto d ‘autore (copyright) quantunque supportata da un rapporto di reciprocità che apre nuovi spazi di manovra tra individuo e collettività. Se resta valido il principio per cui il tutto è più della somma delle singole parti (Gestalt) la plusvalenza con è più computabile al netto della somma dei singoli contributi.

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Ignoriamo se l ‘intento di Carlo Ratti, di definire i presupposti di un manifesto plurale (open book) per l ‘architettura partecipata del XXI secolo, abbia contribuito anche alla rimozione del famoso adagio di Alec Issigonis, il geniale designer della Mini, per cui : << Il cammello è un cavallo disegnato da una commissione >> ma è certo che l ‘onda d ‘urto sollevata dai sistemi operativi e dalle piattaforme di supporto LINUX, WIKIPEDIA, WIKIHOUSEÔǪi software di modellazione 3D,Fab Lab, ha consentito una visione 2.0 nell ‘arcipelago di proposte per un ‘architettura della condivisione delle idee e la sharing- economy di riferimento.

Mentre il movimento Open Source reclama il Blog come spazio vitale di azioni di gruppo convergenti su una progettualità che resta sostanzialmente anonima non possiamo non confrontarne gli aspetti di SWARM-INTELLIGENCE ( l ‘ntelligenza dello sciame). Lo Swarming si manifesta in natura sotto forma di formazioni aggregative spontanee : stormi, banchi, colonieÔǪ alla base di un processo originato dall ‘influenza di singole azioni che attraverso impercettibili sequenze di avvenimenti concorrono a un risultato collettivo complesso e sofisticato, innescando dinamiche stigmergiche.

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Anonymous è un gruppo, nello stesso modo in cui uno stormo di uccelli è un gruppo il riferimento al nick di Guy Frawkes suffragando la genericità di un ‘indistinta individualità militante costituisce , un calzante esempio di fenomeno web, paradigma dei movimenti acefali di ispirazione situazionista. La maschera beffarda di Anonymous assume una teatralità spaesante proprio per la sua valenza di pseudonimo somatico.

Che oggi si schiuda un nuovo spazio antropologico che ha modificato la percezione del nostro ambiente di prossimità, come intravisto dalle ipotesi avanzate da Pierre Levy ne: L ‘intelligenza collettiva , per un ‘antropologia del cyberspazio, (Feltrinelli) è reso ancor più evidente dall ‘analogia delle tesi a cui perviene Derrick De Kerckhove con i dovuti distinguo.

Per il massmediologo, allievo di M. McLuhan , la misura del confronto dell ‘Intelligenza collettiva si disputa sul campo dell ‘intelligenza connettiva, supportata dall ‘estensione illimitata di internet il medium per eccellenza, terra promessa dell ‘utopia elettrica .

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Per De Kerckhove lo sviluppo ininterrotto dell ‘elettronica, interagendo con l ‘attività neuronale del nostro cervello funge da acceleratore del pensiero, fornendo modelli aggiornati di interpretazione ; costituendo, il brainframe , la cornice mentale percettivo/cognitiva, oltre che sensoriale/interpretativa che riformula senza sosta la nostra percezione della realtà, riconfigurandone i nostri emisferi cerebrali.

Lo studio della condizione umana sotto l ‘effetto delle tecnologie trova riscontri nella psicotecnologia avanzata dallo stesso De Kerckhove, come estensione del nostro inconscio digitale. Forse che l ‘inerzia di internetmeme si propaghi oltre la coscienza profonda del nostro io , a nostra insaputa?

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3 Commenti

  1. Sergio Brenna 09/06/2016 at 09:50

    Forse l’aveva gi├á teorizzato Marcello Cini nel 1976 col suo libro non casualmente intitolato “L’ape e l’architetto”, ma evidentemente il senso sociale di alcuni gruppi animali ├¿ assai pi├╣ sviluppato che quello della specie umana. Figuriamoci poi il sottogruppo degli architetti-archistar

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