L’architetto che causa danni (La scala Mortacci) – di Christian De Iuliis

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La storia è piena di esempi di architetti celebri che hanno causato danni ai loro clienti, a causa delle loro convinzioni o scelte discutibili. Si pensi alle infiltrazioni d ‘acqua alla villa Savoye di Le Corbusier, i costi altissimi di manutenzione degli edifici di Gehry o i cedimenti di alcune strutture di Calatrava. E ‘ evidente che nella maggior parte dei casi gli architetti operano proprio per evitare conseguenze nefaste e per evitare problemi: lo sa bene quella categoria di committenti che dichiara orgogliosamente di aver fatto tutto da solo e poi dopo sei mesi deve smontare il bagno o chiamare qualcuno a controllare quelle strane fessure comparse, magicamente, in cucina.

Tuttavia, talvolta, anche gli architetti sono capaci di fare danni.

Forse non tutti sanno che per valutare la misura del danno prodotto dall ‘architetto esiste una scala, simile per concezione alla scala Mercalli utilizzata per i terremoti, che quantifica l ‘intensità del danno attraverso le la percezione di quest ‘ultimo e le sue conseguenze.

Si tratta della scala Mortacci, dal soprannome di un semisconosciuto architetto romano che negli anni ’80 realizzò una palazzina di quattro piani alla Magliana senza la scala di collegamento tra i piani. E ‘ ovvio che il soprannome gli fu dato a lavori finiti.

SCALA MORTACCI

Grado

Danno

Descrizione

I

Impercettibile

Teoricamente, considerata l ‘impossibilità di eseguire un lavoro assolutamente impeccabile, viene ritenuto il risultato professionale che si pretende da un architetto e che quindi ne leggittima il pagamento dell ‘onorario, senza sconto.

II

Molto leggero

Si tratta di danni assolutamente comprensibili, che fanno parte della meccanica della professione, non vengono rilevati se non dall ‘architetto stesso o da precise strumentazioni che potrebbero avere in dotazione solo alcuni specialisti o le forze dell ‘ordine che in ogni caso non saprebbero usarle.

III

Leggero

Errori assolutamente marginali, rilevabili solo da altri architetti eventualmente chiamati apposta per controllare l ‘operato del collega e per poter dire io lo facevo meglio.

IV

Moderato

Errori avvertibili anche da geometri ed ingegneri, o da architetti dentro, spesso un parente, specializzato nell ‘andare a casa di persone che hanno appena finito di ristrutturare per dire che avrebbero dovuto chiamarlo prima.

V

Piuttosto ingente

Imprecisioni delle quali si rende conto anche il committente, specie se donna. Spesso sono conseguenza di fantasie compositive dell ‘architetto che sperimenta nuovi materiali o curiose modalità di esecuzione di particolari non richiesti. A volte con la complicità di ingegneri con troppa autostima o capomastri molto ottimisti. Laddove è possibile il committente ne chiede l ‘aggiustatura che comporta nuovi costi non preventivati che ovviamente saranno decurtati dall ‘onorario dell ‘architetto.

VI

Ingente

Difetti sostanziali frutto di equivoci e scelte sbagliate, spesso in corso d ‘opera, che causano un rimpallo di responsabilità tra vari soggetti, fino a che il torto viene accreditato inevitabilmente all ‘architetto che alla fine accetta il ruolo del colpevole provandosi a giustificare tirando in ballo immaginari effetti positivi nel periodo medio-lungo. Motivazioni che non sempre convincono il committente che, laddove non è possibile il ripristino, si vendica del suo esaurimento nervoso con una diffusa pubblicità negativa.

VII

Molto ingente

Difetti gravi, spesso ravvisabili su scale dimensionali grandi, frutto di superficialità e lunghe latitanze sul cantiere con iniziative prese da chiunque altro. Oppure dovute a improvvise fulminazioni dell ‘architetto che persuaso dalla possibilità di essere pubblicato da Domus o Casabella calca troppo la mano ingenerando un disastro dietro l ‘altro. Finisce che l ‘architetto viene allontanato con richiesta di danni materiali e morali per le ricadute psicologiche del committente.

VIII

Rovinoso

Sono le conseguenze di architetti prede di deliri di onnipotenza estetica e strutturale, che ignorano le più banali leggi della fisica e del buon gusto (svincoli autostradali nel deserto, ponti che finiscono nel nulla, sopraelevazioni spregiudicate ecc.). Inoltre ignorano anche il codice civile e il testo unico dell ‘edilizia, con conseguenze giudiziarie per se e per il committente. Si finisce in tribunale o al manicomio. O in entrambi i luoghi, pure contemporaneamente.

IX

Distruttivo

Casi rarissimi, in genere causati dall ‘aggregazione di due o più architetti che da soli causerebbero già danni del grado precedente, che probabilmente hanno comprato la laurea in Albania come Renzo Bossi. Possono causare danni anche fisici alle persone gravitanti fino ad un raggio di 500 metri dal luogo del misfatto. Vanno fermati subito altrimenti non si sa dove si finisce.

X

Completamente distruttivo

Contempla vittime umane, disastri diffusi e cedimenti robusti. Tecnicamente non può essere tutto opera di un architetto e neanche di un paio. Dal punto di vista teorico servirebbe un gruppo di architetti ben addestrato e con finalità devastatrice al pari di una dichiarazione di guerra verso uno stato nemico.

XI

Catastrofico

Grado puramente teorico, gli studiosi che ritengono gli architetti capaci di tutto ed hanno insistito per inserirlo nella scala per consentire ai superstiti di registrarne l ‘intensità.

XII

Apocalittico

Come sopra, ma senza superstiti.

 

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