Diario dalle periferie – di Marco Ermentini

Diario periferie

├ê inutile illudersi, il problema delle periferie è grandissimo e complesso e non pretendiamo certo di risolvere questioni stratificate da tanto tempo, tuttavia un anno passato al Giambellino con i quattro giovani architetti del G124 è stato importante per cercare di capire come la città si laceri negli orli, proprio come un abito strappato. Così per rammendare c’è bisogno di partire dai bordi, utilizzando uno sguardo eccentrico, un pensiero in cammino, che gira intorno alle cose come su una linea curva di circonferenza senza penetrare in centro. Penso che per capirle sia necessario abbracciare le cose. Forse per ripensare il mondo è proprio dal margine della periferia che l’architettura, dopo tanti fallimenti potrà rinascere riponendo fiducia nella vulnerabilità e nella contaminazione. Così dal riconoscimento della fragilità ne consegue la necessità di prendersi cura del mondo per dare avvio a un nuovo inizio, per cercare di consegnare alle future generazioni un mondo migliore. Ma c’è di più, la periferia europea è il luogo da cui può ripartire un più ampio discorso sull’uguaglianza, sui diritti, sulla convivenza umana.

Il nuovo libro: Renzo Piano, Diario dalle periferie/1, Giambellino, Milano 2015, Skira, documenta un anno di lavoro degli architetti condotti raccontando la vita che scorre e il lavoro di rammendo; una piccola scintilla che cerca di riattivare la capacità dell’architettura di ascoltare la vita e di gettare i semi che gli eventi e la comunità faranno germogliare. Le periferie sono la città del futuro, nonostante tutto.

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