Biennale, un nuovo inizio – di Marco Ermentini

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Una leggera volta in mattoni, un muro con scarti di cartongesso, una parete di sacchetti; è curioso vedere come questi elementi dialoghino benissimo con la vecchia bussola d’ingresso e il formidabile cortile nascosto di Carlo Scarpa alla Biennale.

Dopo anni di ubriacatura nel virtuale finalmente si torna alla materia, allo spirito del reale. Ormai l’abbiamo capito, viviamo nei grandi sprechi che le generazioni future pagheranno, è giunto quindi il tempo di reagire e di ripensare il ruolo dell’architetto come esperto nella comprensione in grado di aiutare a risolvere i problemi delle persone.

In un momento dove si innalzano muri per proteggersi questa strana Biennale agisce in maniera opposta: cerca di abbattere le separazioni, cerca di proporre piccole soluzioni in modo gentile, camminando sulle uova, cerca di testimoniare con esempi e non modelli, invita a contaminarsi con il luogo, cerca di far capire che forse è meglio costruire meno ma imparare ad abitare in modo diverso.

Ha ragione da vendere Lpp: un grande cambiamento verso un’architettura fondata sull’ascolto. Forse è giunto il tempo di rieducarci alla sostanza dell ‘architettura: la speranza.

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