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notre dame Dijon

L ‘altro giorno ero sul tetto, tutto in vetro, di un grande edificio che ho contribuito a progettare. Sul dorso a scaglie, a sezione variabile, di questo grande animale architettonico, l ‘acqua segnava il suo passaggio, lasciando il resto in preda alla polvere. L ‘operazione da controllare era appunto l ‘apposizione di una conduttura finalizzata al lavaggio di questa grande copertura.

E ho pensato ad una cosa in fin dei conti davvero banalissima, ma che forse non si pensa mai davvero abbastanza. L ‘acqua è la vera signora della architettura.

In fondo, gli edifici hanno come scopo primario proteggere dall ‘acqua. In fondo, è sciocco pensare che tutti gli accorgimenti della architettura del passato, di origine classica o gotico-medioevale siano elementi di decorazione applicata. Essi sono stati, chiaramente, modi di risolvere in modo elegante e significativo alcuni problemi che derivano soprattutto dall ‘azione dell ‘acqua sulle cose. Le cornici, le architravi e via dicendo.

Il purismo architettonico, ancora oggi in auge con il cosiddetto minimalismo, ha teso a negare questa evidenza. Probabilmente, le superfici lisce, bianche o grigie, tutte complanari, hanno qualcosa a che fare con una visione del mondo gnostica, per la quale il mondo, il creato, sia un male. L ‘ideale purista, astratto, di un oggetto vicino all ‘assenza, al grado zero, è un ideale che disprezza il divenire delle cose viventi, i loro difetti come i loro condizionamenti: ad esempio, il bisogno primario di difendersi dall ‘acqua, di venire a patti con questa Signora, di rispettarla com ‘è giusto che sia. Oltretutto, non a caso, proprio essa stessa essenziale alla vita.

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