La perdita della misura – di Gabriello Grandinetti

Tempi_moderni[1]

<< Lanciati nel nostro sviluppo, che non avviene a spese di nessuno, perche già ce lo ricordava Omero, Nessuno nasconde sempre il nome di qualcuno, forse abbiamo dimenticato la misura e siamo diventati (s)misurati >>.

Avviando questa riflessione U. Galimberti ci consente di riavvolgere il nastro del tempo circa i fondamenti del Katà metron, la misura e la regola, di cui era pervasa la cultura greca che ammoniva chi non conosce il suo limite tema il destino! giacchè la pretesa di oltrepassarlo avrebbe comportato una sanzione ineludibile, come conseguenza dell ‘ H├¢bris ( la tracotanza della tecnica) .

Al fine di scoraggiare fraintendimenti Orazio concederà una posizione intermedia, l ‘aurea mediocritas, tra i minimi e i massimi della misura raccomandata in est modus in rebus.

Ciò nondimeno, quel monito, così inadeguato a ricoprire la natura dinamica di un sapere umano irriducibile, che immaginiamo sempre proteso a riattivarsi al fuoco prometeico, corrisponde, in senso figurato, al divieto traslato dell ‘albero dell ‘Eden ma che, in epoca moderna, avrebbe comportato la perdita dell ‘innocenza per aver mangiato la mela meccanica del Progresso.

L ‘era pre-tecnologica, in cui l ‘artefice è il soggetto e la tecnica ne costituisce lo strumento, ha come referente remoto l ‘etimo techne, una radice che in campo semantico esprimeva il sapere delle arti e mestieri (techne e ars). Sfiorando tangenzialmente l ‘area tematica dell ‘architettura consentirà di alimentare i punti di forza delle prime avanguardie (costruttiviste, suprematiste e futuriste) che proprio dai prodigi della tecnica avrebbero derivato l ‘esaltazione dell ‘Estetica del Progresso: Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della Velocità ( F. T. Marinetti ).

Sant'Elia Futurismo

A cui fa eco il protorazionalismo prefigurato da Antonio Sant ‘Elia ne La città Nuova orientata a una dimensione verticalizzata antesignana di una civiltà meccanica, che debitamente rimanipolata, si è riverberata per tutto il XX secolo.

Nella scansione di un nuovo ciclo epocale in cui l ‘accelerazione della tecnica è pervenuta allo stadio ultimo di una cultura materiale multimediale, che ha implicato approcci multidisciplinari nel campo della ricerca avanzata delle nanotecnologie, smart materials , la tecnica ormai si pone come nuovo soggetto della storia.

Proseguendo lungo il fil rouge di un ininterrotto processo di innovazione che comprende: la manipolazione degli atomi e delle molecole dei materiali da costruzione, in grado di implementarne le performance meccaniche dei conglomerati cementizi e non solo, i rivestimenti biodinamici, le applicazioni della stampa 3D in edilizia, si è modificato definitivamente il rapporto tra forma e comportamento strutturale.

Avveratosi così il riscatto della libertà assoluta della forma, non più subordinata al feedback negativo dei limiti imposti dai flussi di forze della materia, c ‘è da scommettere che, complice l ‘assolutismo della tecnologia, l ‘architetto, caput magister di un esorbitante overdesign di derivazione parametrica, (BIM) si collocherà agli estremi di un sistema di produzione, i cui effetti collaterali già implicano uno scollamento dal predicato: more ethics and less aestetichs.

a walking city

Per Galimberti del resto il lavoro (mansionario) essendo del tutto deresponsabilizzato si convalida con quanto già sostenuto da Max Weber per cui: nell ‘ Età della Tecnica l ‘unica etica è quella che non si fa carico delle intenzioni degli uomini, ma degli effetti delle loro azioni.

Pervenuti a questo stadio di astrazione darwiniana, in cui l ‘uomo ha perso lo status di soggetto per divenire materia prima delle macchine (G. Anders), questa controversa condizione portata alle estreme conseguenze nel suo L ‘uomo è antiquato, sembra aprire scenari tutt ‘altro che salvifici per le sorti dell ‘homo technologicus . Esonerato dal nesso di responsabilità che lo autorizza a schiacciare il tasto che innesca un processo di causa-effetto , semplicemente perche questo è il suo mandato professionale. Resta da chiederci se l ‘architetto-artefice non sia anche lui, sicut machinae, un prodotto neutrale di semplice funzionario della tecnica.

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