William Kentridge – di Massimo Locci

Kentridge

Con ‘Triumphs and Laments ‘ dell’artista William Kentridge a Roma, sui muraglioni del Lungotevere, si è realizzato un importante progetto di arte urbana, che non è solo una grande opera artistica ma una strategia concreta per avvicinare la capitale al suo fiume. Dopo anni di discussioni e proposte sull ‘utilizzo delle sponde del Tevere (tutte disattese), e grazie all ‘impegno di Tevereterno si è attuato un intervento memorabile, coinvolgente nel metodo progettuale interdisciplinare ed efficace nella modalità comunicativa. L ‘associazione Tevereterno, che attraverso l ‘azione martellante della direttrice Kristin Jones ha coinvolto varie istituzioni romane, dal MAXXI all’Assessorato alla Cultura e allo Sport di Roma Capitale, in dieci anni di attività è diventata una significativa realtà culturale.

Con i moltissimi spettatori al bordo del fiume affascinati dal modo insolito di ripensare a questa parte della propria città, ‘Triumphs and Laments ‘ dimostra l ‘interesse dalla cittadinanza per il tema della valorizzazione del Tevere e, contemporaneamente, l ‘importanza della necessità di un dialogo meno istituzionalizzato (interattivo ma anche più concreto e finalizzato) tra le diverse discipline espressive.

L ‘iniziativa rappresenta il progetto più ambizioso finora realizzato dall’artista sudafricano, costituito da un fregio lungo 500 metri, con ottanta figure alte fino a dieci metri, che celebrano le vittorie e le sconfitte della città eterna dai tempi mitologici ad oggi. Molto interessante è anche il metodo utilizzato dall ‘artista per realizzare l ‘opera, che ha coinvolto preliminarmente gli studenti, delle università e accademie americane in Italia, per la selezione di icone significative della millenaria cultura italiana (migliaia di immagini dall ‘epoca classica alla vespa). Successivamente William Kentridge ha realizzato i collage e le silhouette astratte, da cui sono state tratte le sagome in scala monumentale.

Le immagini nere su fondo bianco sono state ottenute eliminando, dalla parte non interessata dalle sagome, le efflorescenze e la patina biologica sedimentatesi nei decenni sulle lastre di travertino dei muraglioni. L ‘operazione di pulizia selettiva ha, quindi, un valore simbolico e catartico, memorie e miti per una rigenerazione urbana. partendo anche dalla semplice manutenzione dello spazio pubblico.

Infine l ‘artista ha ideato la spettacolare inaugurazione, coinvolgendo un numero rilevante di giovani musicisti che hanno eseguito le musiche originali del compositore sud africano Philip Miller. Ha immaginato una doppia processione laica sulla banchina: una come espressione dei trionfi, l’altra delle sconfitte che convergendo si sovrappongono allo sfondo del fregio. Ne è risultata una performance fortemente coinvolgente: un ‘azione artistica, architettonica, musicale (voci e strumenti, dai suoni soavi della kora africana fino alla trascinante zampogna italiana) e performativa (teatrale con danze acrobatiche e ombre proiettate).

Tra le sconfitte che Kentridge indirettamente ci segnala registriamo l ‘abbandono e l ‘inquinamento delle acque del Tevere, da sempre fonte energetica, connessione territoriale e ambito dello scambio commerciale, figura naturalistica più rilevante nel paesaggio romano e fino a pochi decenni fa luogo d ‘intrattenimento.

Forse non è un caso che in questa stessa stagione sia uscito un film (Lo chiamavano Jeeg Robot), che ha ricevuto consensi unanimi dalla critica e dal pubblico e che prende lo spunto dell ‘inquinamento del Tevere per costruire una surreale, innovativa e poetica narrazione che combina diversi generi espressivi: i cartoni animati e la video arte, la cronaca giudiziaria e il racconto di fantasia, il sogno e la realtà.

In entrambi i casi si è raggiunto un primo fattivo risultato: l ‘uscita da una condizione di lateralizzazione culturale della Capitale rispetto al dibattito artistico internazionale.

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