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Sostanza di cose sperate – di Alessandra Muntoni

Sostanza di cose sperate – di Alessandra Muntoni

Autore: Alessandra Muntoni
pubblicato il 09/04/2016
nella categoria Imprevisti e probabilitá di Alessandra Muntoni

Devo a Paola De Rosa, che mi ha chiesto di presentare la sua bella mostra 14 stazioni di invenzione, esposta al Museo Emilio Greco di Sabaudia, se ho finalmente capito il significato di questa frase, con la quale Edoardo Persico conclude la sua ben nota conferenza del 1935 Profezia dell'architettura. A commento delle sue stazioni della Via Crucis, Paola ha infatti aggiunto quattro ritratti di persone che sentiva in diverso modo coinvolte nel suo ragionamento artistico: Zevi, Terragni, Persico e Camilleri. Avevo concluso il mio commento citando la frase di Persico, e Paola mi ha scritto che quelle parole erano di Dante (Paradiso, XXIV, 61-65), il quale a sua volta citava Paolo (Lettera agli Ebrei, 11-1), definendo in tal modo la fede. Sono andata a rileggermi i testi indicati, e infatti è così. A San Pietro che gli chiede: Dì, buon cristiano, fatti manifesto: / fede che è? [*], Dante risponde: [*] Come il verace stilo / ne scrisse, padre, del tuo caro frate / che mise teco Roma nel buon filo, / fede è sustanza di cose sperate, / ed argomento delle non parventi:/ e questa pare a me sua quiditate". Dove il verace stilo è la penna di Paolo, caro fratello di Pietro, insieme al quale aveva messo Roma sulla retta via. La fede, inoltre, risulta argomento delle cose che non si vedono. Andiamo allora da Paolo che scrive: La fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono. Per mezzo di questa fede gli antichi ricevettero buona testimonianza. Per fede noi sappiamo che i mondi furono formati dalla parola di Dio, sì che da cose non visibili ha preso origine quello che si vede. Questa la versione CEI. Nella Bibbia a cura di Giuseppe Ricciotti, invece, troviamo: La fede è realtà di cose sperate, e convincimento di cose che non si vedono. Ricciotti, peraltro, rimanda in nota ai versi di Dante sopra riportati (urge lingua originale). Fede come fondamento e prova, o fede come realtà e convincimento di ciò che non si può vedere? Dunque torniamo a Persico che, è vero, conclude il suo articolo con la quella frase, ma non l'attribuisce direttamente o soltanto all'architettura e la mette tra virgolette, senza citarne la fonte (pensa evidentemente che tutti la conoscano). Scrive così: [...] Da un secolo la storia dell'arte europea non è soltanto una serie di azioni e di reazioni particolari, ma un movimento di coscienza collettiva. Riconoscere questo significa trovare l'apporto dell'architettura attuale. E non conta che questa pregiudiziale sia rinnegata da coloro che più dovrebbero difenderla, o bandita da chi più, vanamente, la teme: essa resterà, lo stesso, la fede segreta dell'epoca. ┬½Sostanza di cose sperate┬╗. Dunque l'architettura (l'arte) è fede, per giunta segreta, di un'epoca travagliatissima, in piena crisi e nell'imminenza di una guerra che solo per poco Persico non vedrà. Avevo erroneamente sempre interpretato quella frase come l'indicazione di una utopia positiva, seppur evanescente, ma ora ne colgo tutta la sustanza religiosa. Ciò non deve sorprendere perche pronunciata da un cattolico come Persico. Ma la vulgata ricevuta da Zevi e Tafuri me ne aveva fatto avvertire la connotazione laica. Invece non è così, se si deve conferire all'autore l'intenzione legata al suo più autentico sentire, anche se non ci convince. Tuttavia, passando dalla speranza al sogno, associo quei versi a quelli di Shakespeare che, nella Tempesta (1611), ne rivolta completamente il significato. Dice Prospero a Miranda e Fernando: [...] We are such stuff / as dream are made on, and our little life / is rounded with a sleep. [...]. Possiamo tradurre: Noi siamo della stessa materia di cui son fatti i sogni / e la nostra esigua vita è avvolta dal sonno. Con ciò Prospero intende dire che tutto quanto esiste sulla terra (o sulla sua magica isola) svanirà nel nulla, e che le magnifiche Torri e i Templi non lasceranno traccia. Addio, dunque all'arte, all'architettura, alla verità e alla fede. E che dire della frase conclusiva del film Il mistero del falco di John Huston? Dopo varie peripezie, si scopre che la preziosa statuetta della quale tutti si volevano impadronire, è un falso. Al poliziotto che dice: ├ê pesante; di che materiale sarà?, il detective interpretato da Humphrey Bogart replica: Della materia di cui sono fatti i sogni!