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Scritti di Maurizio Sacripanti – di Alessandra Muntoni

Scritti di Maurizio Sacripanti – di Alessandra Muntoni

Autore: Alessandra Muntoni
pubblicato il 17/04/2016
nella categoria Imprevisti e probabilitá di Alessandra Muntoni

├ê da molti anni che Alfonso Giancotti studia l'opera di Sacripanti. Ha pubblicato nel 2000, con Renato Pedio, una sintetica biografia dell'architetto nella collana Universale di architettura fondata da Bruno Zevi. Ora propone una antologia di riflessioni dell'architetto romano sul disegno, sulla linguistica architettonica, sul progetto, sulle ipotesi di una città di frontiera. ├ê una utile ripresa di attenzione per un protagonista eterogeneo nel panorama della nostra città: amico di artisti d'avanguardia, progettista ma anche maestro infaticabile nella didattica universitaria. Soprattutto originale inventore di figure spaziali fuori dal comune, spericolate quanto incisive: per tutte il suo progetto per il Padiglione italiano ad Osaka recentemente esposto al MAXXI con i disegni e i plastici preparatori. Chi lo ha conosciuto quando insegnava alla Facoltà di architettura, ne ricorda l'eloquio misterioso, difficile, volutamente profetico. L'architettura, diceva, è la protezione della propria sacralità. Spesso insisteva sul concetto di ambiguità, quasi a dimostrazione che l'architettura non può essere un'attività alimentata solo da certezze, ma che invece abita in un territorio non del tutto definibile. Nell'antologia proposta da Giancotti è riportata una frase che definisce questo concetto e che mi pare molto attuale: l'ambiguo, una delle più rampanti increspature del tempo. Ogni volta, alterando la traccia della terra, la creatività spesso inconsapevole approfondisce nell'architettura i segni delle angosce e delle dubbie conquiste della libertà. Ma, per contro, sfuggendo ad ogni pessimismo ontologico che questa definizione potrebbe innescare, Sacripanti scrive anche: credo in un'architettura programmata: un'architettura, cioè, pensata come struttura a sostegno delle sue trasformazioni nello spazio e nel tempo, ove l'atto progettuale non è eliminato, ma viene trasferito da una operazione a livello delle parti ad una operazione a livello degli insiemi o meglio di sistemi. Un pensiero complesso, che cerca di risolvere le contraddizioni non nascondendosi le difficoltà insite in ogni passaggio, obbligandoci ad una costante responsabilità. Per le idee e per lo spazio architettonico che queste producono. Sottolineando il permanere della nostra epoca in un'ardua fase di transizione, ma con un atteggiamento di proiezione al futuro, Giancotti adotta questa frase di Sacripanti per intitolare la piccola preziosa selezione dei suoi pensieri: Le immagini verranno. (Hortusboocks)