Urbino: un passato recente importante e un futuro incerto_ di Tommaso Gentili

Testo inedito

La domanda più interessante da farsi su quanto avvenuto ad Urbino negli ultimi settant ‘anni è certamente questa: come porsi rispetto al lavoro di Giancarlo De Carlo?
Da qualsiasi punto di vista la si guardi, la storia architettonica di Urbino dal dopoguerra ad oggi è inscindibile dalla figura di De Carlo. E il maggior merito fu dell ‘allora Libera Università di Urbino[1], tramite Carlo Bo, che nel 1952 incaricò De Carlo di ristrutturare la sede centrale dell ‘ateneo. Quell ‘intervento diede il via all ‘intensa attività decarliana nella città rinascimentale, lasciando oggettivamente poco spazio ad altri interpreti.
De Carlo impostò il suo lavoro urbinate verso due direzioni: una pianificazione urbanistica, divisa in due atti, il primo a distanza di trent ‘anni dal secondo (1964 e 1994) e una progettazione architettonica, divisa tra nuovi edifici in aree da urbanizzare e puntuali interventi all ‘interno del centro storico, quest ‘ultimo inserito nel 1998 tra i Patrimoni dell ‘Umanità dell ‘Unesco.
Il primo Piano Regolatore ebbe la particolarità di affrontare in maniera chiara e diretta tutte le difficoltà emerse negli ultimi decenni, avendo come previsione due sole strade da percorrere: un progressivo sviluppo turistico-culturale e il potenziamento del ruolo dell ‘Università.
De Carlo, assieme all ‘amministrazione dell ‘epoca (nella quale si ricorda la presenza di Livio Sichirollo, professore universitario prestato alla politica), scelse la linea di far rivivere i palazzi storici, fino a quel momento rimasti in rovina, per trasferirvici le varie facoltà dell ‘ateneo. Creare quindi una capitale dello studio e, più in generale, della cultura.
Il piano del ’94 in realtà inizia nell ’89 quando De Carlo riceve l ‘incarico di redigere il nuovo P.R.G.. L ‘architetto aveva interrotto i rapporti con il comune di Urbino per nove anni, durante i quali l ‘amministrazione aveva affidato alcune iniziative urbanistiche a nomi di spessore quali Carlo Aymonino e Leonardo Benevolo.
De Carlo conferma le problematiche già emerse tre decenni prima: continuo calo della popolazione e centro storico in continua emorragia di residenti, un sistema economico debole basato su una sovrabbondante espansione della Pubblica Amministrazione, l ‘industria vista come fatto sporadico e fenomeno non endogeno, debolezza cronica dell ‘agricoltura.
Per De Carlo il mercato degli affitti creava gentrificazione, accelerando l ‘estensione della periferia. Gli abitanti stabili erano spinti a considerare gli studenti come soggetti intrusi, con la conseguenza che i primi si erano trasferiti fuori dal centro storico, mentre i secondi ne prendevano il posto tra le mura della città ducale. Viene compresa l ‘importanza di una maggiore armonia con l ‘ambiente ed il paesaggio definiti da egli stesso come gli elementi decisivi dei nuovi assetti territoriali.
Proprio l ‘ambiente e il paesaggio furono al centro della progettazione decarliana extra-muros. Il primo impegno è nel Collegio del Colle, collocato vicino ad un antico convento. Si tratta di un intervento più timido rispetto a ciò che sorgerà negli anni successivi, con moduli residenziali di piccole dimensioni. Aldo Van Eyck racconta ciò che vi si può provare: ├ê due luoghi al tempo stesso; aperto e chiuso, interno ed esterno, grande e piccolo ed ha soprattutto un significato al tempo stesso individuale e collettivo. [2]
L ‘innesto delle altre architetture residenziali avviene in maniera più irruenta. L ‘esempio del quartiere La Pineta è evidente: tre alti volumi che si allungano ed intersecano brutalmente una discesa densamente alberata, stagliandosi tra cielo e terra. Pochi anni dopo De Carlo tornerà sul Colle dei Cappuccini per completare la costruzione di residenze studentesche. In dieci anni (1973-1983) vengono realizzati il Tridente, La Vela e L’Aquilone, col primo che riprende i tre volumi della Pineta, ma che viene inquadrato in forme più ordinarie e livellate.
De Carlo continua le opere fuori dal centro con la Scuola del Libro (posta accanto alla Pineta), che risente fortemente del mancato completamento dell ‘opera, lasciando sospeso il giudizio su uno degli edifici decarliani più criticati[3]. Più interessanti risultano essere i laboratori scientifici Sogesta[4], con citazioni miesiane e dettagli tecnologici di gran lunga superiori alle opere antecedenti.
Nel frattempo il centro storico subiva interventi dediti a ridare all ‘ateneo lo spazio che si meritava. La Facoltà di Legge è un ‘opera che lavora molto sul tema della luce e fa da piccola anticipazione a ciò che si vedrà nella Facoltà di Magistero, vero e proprio segno artistico con la sua aula sospesa che richiama i teatri dell ‘antica Roma e che è ampiamente illuminata grazie alla copertura vetrata.
Palazzo Battiferri rimane la più recente espressione decarliana a favore dell ‘università urbinate. Qui l ‘architetto, dopo avere ampiamente dimostrato di aver saputo inserire nuovi elementi su un tessuto storico, continua sullo stesso percorso con un attento studio delle preesistenze e un intervento che adatta il palazzo ai tempi e alle esigenze attuali, senza sminuirne le parti storiche.
L ‘Operazione Mercatale rimane il progetto più complesso: la riapertura della rampa di Francesco di Giorgio, il recupero del Teatro Sanzio e quello dell’Orto dell’Abbondanza sono il maggiore lascito alla Urbino non universitaria.
Rimane qualcosa di cui parlare al di fuori delle azioni progettuali dell ‘architetto genovese?
Si, nonostante ciò possa sembrare difficoltoso.
Come si è già detto, tra il 1980 e il 1989 De Carlo non lavorò con l ‘amministrazione urbinate. Venne chiamato Leonardo Benevolo per la creazione del nuovo quartiere La Piantata. Benevolo sostenne l ‘idea dell ‘urbanizzazione pubblica, poiche tutti i cittadini dovevano essere uguali di fronte al piano regolatore. Doveva quindi essere l ‘amministrazione comunale a dover scegliere le aree e ad urbanizzarle. Tale progetto risulta essere completamente cambiato rispetto alle volontà iniziali del Benevolo, sia per problemi di ordine geologico, che per questioni di principio, ossia il voler creare altre aree di espansione su terreni privati. Quest ‘ultimo fu il motivo per il quale Benevolo, alla fine, abbandonò il progetto[5].
Prima erano già avvenuti altri interventi di interesse. In località Madonna dell ‘Homo nel 1961 era iniziata la costruzione, finita tra altalenanti vicende solo venti anni dopo, della sede dell ‘attuale I.T.I.S. E. Mattei. Progettista dell ‘opera fu Edoardo Detti che disegna un edificio con masse semplici in cemento, ma con grande attenzione ai dettagli costruttivi, a cui aggiunge ampie vetrate capaci di regalare la visione sulle colline attorno ad Urbino.
Tra le occasioni mancate è impossibile non citare il progetto per il nuovo cimitero di Arnaldo Pomodoro[6]. Vinto il concorso nel 1973[7], il disegno prevedeva l ‘apertura di più squarci nel terreno, attraverso i quali il visitatore si sarebbe mosso. Non un percorso buio, bensì un qualcosa di totalmente illuminato; che fugge dall ‘idea di morte così come pensata nei tempi odierni. Purtroppo le polemiche e le critiche di ogni provenienza e genere impedirono la realizzazione di quest ‘opera, che non solo proponeva una nuova tipologia di architettura, ma anche la prefigurazione di un nuovo approccio compositivo[8].
Un caso a parte è quello di Porta Santa Lucia. Progetto ideato negli anni ’80 da Renzo Piano e portato avanti da altri progettisti, venne collocato dall ‘altra parte della strada, rispetto a quanto pensato da Piano[9]. Ne è uscita un ‘enorme struttura commerciale incastrata a ridosso del centro storico, che ha scaturito infinite polemiche.
Esistono altre situazioni in cui il potenziale dell ‘architettura doveva essere espresso. Si pensi al quartiere di Urbino 2, una piccola new town diventata fabbrica di problemi a causa dell ‘alto tasso di criminalità. O alla Fornace Volponi, per la quale si sono sprecati progetti di riqualificazione da parte di professionisti e studenti.
Dove sta quindi andando Urbino? Forse nemmeno gli urbinati lo sanno. Appare però indispensabile che l ‘Università torni ad avere il ruolo propositivo che ha avuto nei decenni passati. E sarebbe altrettanto utile l ‘introduzione di regole che spingano verso interventi di qualità all ‘esterno e soprattutto all ‘interno delle mura cittadine, per riuscire a scavalcare l ‘idea di una città imbalsamata ed autoreferenziale.

NOTE:
1. Ora Università di Urbino, dopo la statalizzazione del 2006.
2. A. Van Eyck, Il collegio universitario di Urbino di Giancarlo De Carlo, in ‘Zodiac ‘, 1966.
3. Tra i critici più feroci dell ‘intera opera di De Carlo ad Urbino, c ‘è il critico d ‘arte Vittorio Sgarbi, attuale assessore nella città ducale.
4. Ora rinominati Campus Scientifico ‘E. Mattei’.
5. Queste ed altre informazioni sul quartiere La Piantata si possono trovare su Bell ‘Idea di Antonio di Summa: https://medium.com/@nonmipettinomai/bellidea-b616b7a4cffb#.tp3pmes42
6. I migliori approfondimenti sul tema sono:
F. Fabbrizzi, Arnaldo Pomodoro, in ‘Firenze Architettura ‘ n┬░1 pp. 62-69, 2009
Nota sul progetto per il nuovo cimitero di Urbino, in ‘Ricerche e progetti per il territorio, la città e l ‘architettura ‘ n┬░4, pp. 17-24, 2012
7. Assieme a Carlo Trevisi, Lorenzino Cremonini, Marco Rossi, Tullio Zini e Paolo Bonaiuto.
8. Fabbrizzi, op. cit.
9. Vedasi: http://ifg.uniurb.it/static/sito-2015/2014/02/10/ducato-online/riattivare-la-ferrovia-di-urbino-e-chiudere-subito-ca-lucio-giorgio-londei-si-ripropone-per-guidare-la-citta/56688/index.html

DATI PERSONALI:
Nome: Tommaso
Cognome: Gentili
Data e luogo di nascita: 08/10/1987, Urbino
Professione: Laureando in architettura

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