I tre magi sulla via di una sensibilità fondata su tre padri cardine del parametrico: Frei Otto, Antoni Gaudì, Luigi Moretti_ di Gabriele Stancato

Testo inedito

Quale è il ruolo del progettista nella generazione della forma, rispetto alla sempre più prossima intelligenza artificiale?
Il computer allo stato attuale è una macchina a risoluzione logica basata sui principi stabiliti da Turing, da Boole e da Aristotele ancor prima, questo è il confine del suo mondo che non è in grado di violare e superare in nessun modo. Esso può risolvere complessi problemi computazionali in maniera più rapida ed efficiente dell ‘essere umano ma pur sempre problemi della sfera logico-razionale, che sono le abilità pertinenti esclusivamente all ‘emisfero sinistro del cervello ma senza toccare alcuna delle abilità dell ‘emisfero destro (analogico-relazionale) e questo specifico campo è da sempre il dominio mirabile delle arti. La differenza tra le due metà cerebrali è tale che gli emisferi arrivano persino ad avere due personalità differenti [1], inoltre dagli studi proposti dal neurobiologo Ledoux [2], si deduce come la connessione tra corteccia prefrontale e amigdala determini in maniera fondamentale la capacità previsionale e progettuale delle persone. Ne consegue che la capacità di progettare per il futuro in maniera efficace è una abilità che rientra nella sfera della cosiddetta intelligenza emotiva[3] . In merito a ciò voglio presentare qui le posizioni di tre architetti che ad oggi vengono considerati punti di riferimento e padri fondatori del metodo progettuale parametrico: Frei Otto, Antoni Gaudì, Luigi Moretti.

Sulle relazioni

Il premio Pritzker 2015 Frei Otto è stato forse la più autorevole fonte riguardo alle tensostrutture e nel campo del Form Finding, ma un aspetto meno indagato è la sua concezione urbanistica. In una lettera pubblicata in Italia nel ’92 dalla rivista L ‘architettura: cronache e storia egli insieme ad altre firme indicava come fosse ‘una vergogna ‘ che gli architetti si occupassero di ┬½forme palladiane o, in genere, del “post-modern”┬╗ aggiungendo: ┬½Dobbiamo analizzare le qualità estetiche che servono per la vita umana┬╗[4].
Nel suo libro Occupying and Connecting, egli pone un ‘interessante questione topologica: nel campo della geometria euclidea sappiamo benissimo che il percorso più breve tra due punti è una linea retta, ma che succede se si devono connettere 100 luoghi tramite rette? Si otterrebbe una fitta ragnatela frammentando drammaticamente il territorio e costruendo una trama in cui è difficilissimo orientarsi. Inoltre bisogna sottolineare che mentre un calcolatore può sia identificare i percorsi diretti sia quelli minimi tra punti, cioè le linee rette tese tra le coppie di questi o le più brevi poligonali che li connettano simultaneamente, nessun computer avrebbe potuto immaginare la natura e le implicazioni della soluzione proposta da Frei Otto, i cosiddetti percorsi minimizzati, che uniscono tutte le coppie fondendo assieme parti dei percorsi in tracciati maggiori.
Se un percorso effettivo o pianificato è più lungo del percorso diretto, esso può assumere una varietà infinita di forme. [ … ] Questa diversità infinita ha il vantaggio di consentire qualsiasi adattamento a influenze secondarie”. [5]
Questo metodo ha due importantissime implicazioni:
Primo: significa che le redini del processo sono in mano all ‘essere umano e non al calcolatore, inoltre questo approccio garantisce quella adattabilità a influenze secondarie che sono fuori dalla comprensione della macchina.
Secondo: Le persone che partono da luoghi diversi e hanno come obiettivo traguardi diversi condivideranno parte del percorso e momenti di vita, potranno incontrarsi strada facendo e scambiarsi esperienze, il percorso evolve da strumento esclusivamente funzionale ad un effettivo strumento sociale.
Riconosce cioè le implicazioni sociali, percettive, psicologiche derivate dalle scelte geometriche. Per parafrasare Baricco, le città non hanno fine se si guardano le strade, è una tastiera infinita, il pianoforte su cui suona Dio[6] . Riconoscere modelli generativi che siano il seme di un futuro migliore, equilibrato e vitale è l ‘eredità di Frei Otto e il compito che ci chiama a svolgere.

Forma, sostanza e tecnica

A molti è noto che Gaudì sperimentò il sistema strutturale dei catenoidi della Sagrada Familia utilizzando cordicelle sospese e tese da pesi, in questo modo pote verificare la forma che meglio rispondeva alle esigenze di altezza che la maestosa cattedrale avrebbe dovuto raggiungere.
Si tratta di un esperimento di ottimizzazione strutturale in quanto la catenaria e la sua versione spaziale (il catenoide) rappresentano strutture in cui è necessario un minimo di materiale per ottenere il massimo di rendimento prestazionale dal calcestruzzo armato. Ma non è questo l ‘ordine di pensieri che popola la mente di Gaudì in quel periodo, come dimostrano i suoi diari:
L ‘aspirazione dell ‘arte è la pienezza dell ‘effetto che si propone. Quanto più elevato è l ‘argomento trattato, tanto più validi dovranno essere i mezzi richiesti dall ‘effetto che si propone di realizzare. [*] Il tempio deve ispirare il sentimento della divinità, con le sue infinite qualità e attributi. Il tempio deve coniugare grandezza e severità. [*].[7]
Questo è un ragionamento che fa discendere il come dal perche, è l ‘intento che stabilisce la modalità. La ricerca della forma ottimale, può quindi risultare fuorviante se considerata come fine tautologico, piuttosto l ‘ottimizzazione deve essere un mezzo per realizzare uno significato più profondo.

Moretti e il cavallo poliploide [8]
Ogni forma di ricerca, per me, assume un valore importante, in quanto ansito di vita: non solo come collezionista, ma soprattutto come architetto; credo che per un architetto sia importante il disegno del pittore e viceversa, come reciproca indagine di conoscenza.[9]
Questo passaggio di Moretti è indicativo se messo sul piatto della bilancia assieme alle considerazioni sull ‘intelligenza emotiva suddette e in rapporto alla ricerca di una architettura oggettiva e matematica; dimostra che la sensibilità di un architetto costituisce il contrappunto necessario alla ferrea logica della tecnica parametrica. Moretti ha dato i natali a un ‘idea di architettura fondata su relazioni logico-metematiche oggettive definite in senso parametrico, si tratta quindi di comprendere la complessità come sistema cibernetico in cui ogni alterazione dei valori al contorno implica una serie di cicli di feedback che modificano localmente e globalmente il sistema stesso. Riferendosi alla teoria dei Gruppi di Galois secondo la quale il mondo può essere considerato sotto forma di relazioni indipendentemente dalle cose in se[10] stabilisce le basi di un sistema oggettivo e al tempo flessibile nella concezione del progetto, la forma è l ‘espressione della struttura di relazioni del sistema. Su questo filone si sono ricavati molti algoritmi da leggi naturali, l ‘attenzione però deve essere posta a evitare un errore di scala trasferendo, per effetto di fascinazione, leggi valide ad esempio a livello microscopico verso grandezze in cui non sussistono analoghe condizioni di validità. Come illustra l ‘esempio proposto da Bateson riguardo al cavallo poliploide, di dimensioni doppie rispetto a un normale equino, il cui corpo massiccio gli impediva di stare ritto sulle zampe e di rinfrescare il proprio corpo senza l ‘ausilio di idranti:
[*] Dopo tutto, la pelle e il pannicolo adiposo della povera bestia erano spessi il doppio del normale, mentre la sua superficie era solo quattro volte quella di un cavallo comune, sicche esso non si raffreddava adeguatamente. [*] Una bestia infelice! [11]
Quanto detto comporta quindi che il sistema parametrico debba essere un mezzo e non un fine, che fondamento di questo metodo sia la profonda comprensione e rispetto delle funzioni matematiche usate secondo i loro meriti sostanziali più che formali, che la scala umana sia il primo moto e l ‘ultimo giudizio nelle valutazioni progettuali e che tutto questo debba confrontarsi con scelte di ordine emozionale e relazionale a rischio altrimenti di perdere il senso dell ‘operato dell ‘architetto e di dare vita a bestie infelici.

NOTE:
1. MATURANA-VARELA, The tree of Knowledge, the biological roots of human understanding, Boston (Massachussets) 1992, p.223-235
2. LEDOUX, il cervello emotivo, alle origini delle emozioni, Milano 2004
3. Cfr. l ‘intelligenza emotiva di Goleman o Formae mentis di Gardner
4. Per una riscossa del fronte moderno : Frei Otto e Justus Dahinden. In L’architettura : cronache e storia , a. 28, n. 8-9 (agosto-settembre 1982). – p. 542, a cura di Bruno Zevi
5. OTTO FREI, 2011, p. 63
6. Cfr. BARICCO, Novecento un monologo, Milano 2012
7. GAUDI ‘, La costruzione del tempio (1878-83) in MERCADER, Antoni Gaudì. Scritti, Moliano 2006, p. 107
8. poliploidia In biologia, condizione del nucleo cellulare caratterizzata dalla presenza di un numero di cromosomi maggiore del normale. Da Treccani.it
9. MORETTI, intervista del 1970 in ROSTAGNI, Luigi Moretti 1907-1973, Milano 2008
10. ROSTAGNI, Milano 2008
11. BATESON, Mente e Natura, Milano 2014

DATI PERSONALI:
Nome: Gabriele
Cognome: Stancato
Data e luogo di nascita: 17/05/1981, Roma
Professione: Dottorando di Ricerca presso Sapienza – Università di Roma

Scrivi un commento