Siegfried Giedion: luci ed ombre _ di Valentina Monteleone

Testo inedito

Questa è la mia mano, posso muoverla, e in essa pulsa il mio sangue. Il sole compie ancora il suo alto arco nel cielo. Io, Antonius Block, gioco a scacchi con la Morte!(1)
Sono queste le parole che rivolge il Cavaliere Crociato alla Morte che lo attende in spiaggia al suo rientro dalla Terra Santa.Una sfida quella degli scacchi che gli permette sia di guadagnare tempo prima della fine, sia di avere delle esperienze di vita che influenzeranno notevolmente il suo animo.Infatti, durante il corso della partita,egli incontra molte persone che affrontano la fine in modo diverso: chi si sottopone ad espiazioni crudeli per ottenere la salvezza, chi si abbandona nei piaceri più disinibiti prima di morire.Tuttavia è l ‘incontro con la famiglia di saltimbanchi che fa ritrovare ad Antonius la fede e l ‘unione con Dio. Questi personaggi costituiscono una piccola famiglia unita da valori importanti come il rispetto reciproco e l ‘amore. Loro, ignorando le distrazioni caotiche che si svolgono al di fuori del proprio nucleo familiare, cercano di portare il buon esempio del vivere dettato dai propri principi. Nella speranza data dal futuro dei due saltimbanchi innamorati, Antonius sacrifica volontariamente la propria vita perdendo la partita a scacchi con la Costante Eterna.

Non è raro che attraverso altri linguaggi d ‘espressione artistica si possano cogliere delle chiavi di lettura sottile della realtà che ci circonda, d ‘altronde è ciò che suggerisce Siegfried Giedion riguardo il ruolo dell ‘arte nella vita dell ‘uomo:

Ogni espressione artistica è una proiezione diretta,per quanto incosciente,dell ‘azione del mondo sull ‘uomo: altrimenti essa non potrebbe neppure venire concepita(2)

Il Settimo Sigillo di Bergman, opera cinematografica del 1956,mi consente di visualizzare delle analogie e delle letture diverse di temi velati che si possono rintracciare nei numerosi scritti che compongono l ‘intera ricerca intellettuale dello storico svizzero. La mano che si muove la mano che decide di metter in gioco la propria vita, la mano che si sacrifica, la mano che è viva, che dona e riceve, la mano dell ‘homo faber del proprio destino e dell ‘uomo artefice della propria epoca. Ma chi è quest ‘uomo? Secondo il critico è colui il quale cerca di trasferire sotto le espressioni del sapere tecnico una serie di conoscenze più profonde. La mano dell ‘Architettura che affronta percorsi di luci ed ombre, dopo un lungo e caotico errare nel mondo,per giungere alla consapevolezza risolutiva delle necessità (diverse da quelle strettamente razionali e differenti da quelle praticamente determinate) nella trama della vita umana è metafora di Antonius.

La trama della vita umana è intessuta dai fili del passato e dai fili del presente. Fra di essi-e pur invisibili a noi-stanno quelli del futuro.Accade così che un ‘epoca sia conservatrice, sterile, in equilibrio o rivoluzionaria. Entro tale gradazione è compreso il problema del cambiamento e della costanza. Nessun periodo è estraneo a tale problema.(3)

La trama della vita richiama la griglia della scacchiera dove si svolge la partita dell ‘esistenza: un sistema aperto che alterna il nero delle ombre dell ‘animo umano-vittima del caos del mondo e delle sue passioni-al bianco dell ‘illuminazione di colui il quale si è liberato dei pesi terreni dei propri sentimenti e,attraverso lo strumento dell ‘intelligenza, aspira a quello per cui l ‘intera esistenza umana dovrebbe lavorare: il bene comune, lo sviluppo che conduce al giubilo per mezzo della realizzazione dei benefici. Questo è possibile solo se sono raggiunti gli stati d ‘equilibrio personale e sociale.

E ‘ l ‘equilibrio simile a quello di un ballerino funambolo, il quale, con impercettibili correzioni, ottiene un continuo compenso fra il suo vuoto ed il suo corpo.(4)

Fino a qualche secolo fa, la cultura e la tecnica vivevano il loro rapporto in perfetta correlazione, ed il ruolo dell ‘essere umano era quello di un osservatore di eventi e sensazioni. Nel momento in cui l ‘uomo ha fatto della tecnologia una pratica culturale o viceversa, la cultura come un tessuto di materiale interlacciato fra prodotto intellettuale e pratiche sociali, è nata una nuova epoca che ha visto come protagonista il paradosso della modernità.Il confine fra cultura e tecnologia è l ‘interrelazione che separa ed al contempo lega i fattori di trasformazione di un ‘epoca. Questo limes non ha nulla a che vedere con specifici oggetti o discipline, con gruppi o istituzioni, con criteri pre-stabiliti o generi, bensì lo si percepisce con i prodotti realizzati in un determinato tempo: un gioco fra forma e funzione, architettura e costruzione.

“Lo storico non può,nei fatti attuali,staccare se stesso dalla vita che lo circonda. Anch ‘egli sta nella corrente.Lo storico ideale[*]che giudica il tempo e l ‘esistenza da un piedistallo elevato, è una finzione.”(5)

Giedion guarda al passato ed interpreta i fatti attraverso la sua personale lettura, leggendo più attentamente i particolari in ombra riflessi nello specchio storico.La storia di Giedion è coincidenza fra opposti che diviene strumento di liberazione di se stesso e liberazione dei particolari non trascurabili dal caos storico.Cosa vede Giedion?Vede quello che, per uno storico consapevole delle condizioni del presente in cui è immerso,è passato dalla condizione scura dell ‘ombra alla luce:i fatti fondamentali. Questi fatti costituiscono le risposte pratiche offerte dai creativi di ogni tempo,protagonisti della storia umana visti spesso come saltimbanchi nel gradino della scala gerarchica sociale, i quali però, riuscirono a risolvere le grandi esigenze della società a loro coeva. Queste soluzioni erano sempre lì, in attesa delle giuste condizioni ambientali per essere svelate agli occhi dei molti.

Giedion dimostra che, ad ogni rivoluzione creativa che interessi l ‘analisi spaziale, corrisponda storicamente un ‘evoluzione civile e culturale. Ad esempio, le analisi che conduce rintracciano nell ‘architettura greca la ricerca spaziale incentrata sulla manifestazione flessibile e scultorea che pone l ‘oggetto architettonico in diretto rapporto con lo spazio esterno; nell ‘architettura romana evidenziano l ‘attenzione per l ‘organizzazione dello spazio interno dell ‘oggetto architettonico; nel periodo Rinascimentale celebrano la massima collaborazione fra arti e scienze e, nella valutazione delle opere del Movimento Moderno, quali Villa Savoye, riconoscono sia la sintesi espressiva dell ‘evoluzione spaziale delle prime due civiltà, sia l ‘unità di pensiero nelle motivazioni che spingono gli architetti moderni ad emanciparsi dal secolo precedente.Tutta questa produzione del genio umano si traduce in simboli del tempo che rappresentano la volontà da parte dell ‘uomo di concorrere al beneficio ed al giubilo ed anche la volontà di combattere la morte con la serietà ed il segno,attraverso l ‘applicazione della tecnica e non dello stile.

Risiede nella natura stessa del pensiero dell ‘uomo.Il simbolo fu l ‘arma umana più efficace per sopravvivere reagendo ad un ambiente ostile[*]Non può esistere opera d ‘arte che non rifletta in qualche modo l ‘atteggiamento dell ‘uomo verso lo spazio. Ogni espressione artistica è una proiezione diretta, per quanto incosciente, dell ‘azione del mondo sull ‘uomo: altrimenti essa non potrebbe neppure venire concepita.(6)

La storia messa in luce da Giedion è una storia che si fonda su un altro concetto rilevante:il concetto di Druchgringung(7) l ‘interpenetrazione fra spazi, flussi, movimenti, evoluzioni, trasformazioni. Egli si impegna a dipanare dal proprio punto di vista una matassa di eventi chiave che non possono essere lasciati in ombra, con il fine di tracciare un cammino chiaro che tuttavia nasconde i pericoli del dichiarare a tutti gli intrinseci motivi e principi dello sviluppo del genere umano. Le luci e le ombre della storia divengono lo strumento di ricerca fondamentale della lettura del racconto perche instillano il dubbio, ed esso è importante perche rammenta che dove esiste la luce c ‘è l ‘ombra. Pertanto, ogni cosa può essere letta in maniera molto diversa, mantenendo l ‘atteggiamento di umiltà intellettuale di chi non smette mai di ricercare per rincorrere la verità.

E la verità da cosa viene generata? Per Giedion la verità è svelata da quello che viene realizzato dall ‘uomo nel corso dei secoli: dall ‘Architettura come concreto Spirito dell ‘Epoca nonche, dall ‘aspirazione al beneficio comune da parte di chi si impegna in questo campo poliedrico. Dal momento che lo Spirito dell ‘Epoca non risiede nello stile ma nella buona applicazione della tecnica, il beneficio e la tecnica a questo punto non rimangono concetti teorici bensì potenzialità presenti nello strumento stesso d ‘operazione. Non è un caso che anni dopo Carlo Scarpa voglia affidare una sorta di testamento a futura memoria, facendo incidere nel cemento del muro del portale della Scuola di Architettura di Venezia la frase di Vico Verum ipsum factumossia:La Verità è il Fatto stesso.
Sia Giedion che Scarpa perciò rivedono nel senso dell ‘Architettura il principio arcaico di ├írche+techne, del fare bene o, guarda caso se volessimo, del bene-fare: fare attraverso il proprio essere la manifestazione di un bene comune a cui tutti aspirano e a cui tutti devono e possono partecipare.

NOTE:
1. Antonius Block,il protagonista del Settimo Sigillo di Ingmar Bergman, 1956.
2. Siegfried Giedion,L’Eterno Presente le origini dell’Arte. Uno studio sulla costanza ed il mutamento.Feltrinelli Editore,Milano,1955,cit.,p.7.
3. Ibidem.
4. Ivi,cit.,p.18.
5. Siegfried Giedion,Space,Time and ArchitectureoThe Growth of A New Tradition,Cambridge:Harvard University Press,1954 [1941],trad.it.Spazio Tempo ed ArchitetturaoLo sviluppo di una nuova tradizione,a cura di Enrica e Mario Labò,Hoepli,Milano,[1954] 1993,cit.,p.7.
6. Siegfried Giedion,Op.cit,pp.4-6.
7. Sokratis Georgiadis,Siegfried Giedion,Eine intellektuelle biographie,1989,cit.,p.80.

DATI PERSONALI:
Nome: Valentina
Cognome: Monteleone
Data e luogo di nascita: 23/06/1986, Vibo Valentia
Professione: Studentessa

 

 

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