Quando si costruisce una memoria: l ‘architettura scende in piazza a Parigi_ di Silvia Lenguito

Testo inedito

Nel 1975, sulla rivista francese Cause Commune, lo scrittore George Perec pubblicava Tentative d ‘epuisement d ‘un lieu parisien [1], opera incentrata sulle mille azioni che si compiono contemporaneamente in un dato luogo. Il suo tentativo di descrivere minuziosamente tutto ciò che accadeva a Parigi in place Saint Sulpice si era svolto l ‘anno precedente, tra il 18 e il 20 ottobre: seduto al tavolino di un cafè, lo scrittore aveva preso nota dei percorsi degli autobus, dei gesti dei passanti, persino dei movimenti dei piccioni sul sagrato. A Perec non interessava parlare della monumentale chiesa, della fontana o degli edifici che affacciavano sulla piazza: voleva descrivere tutto il resto, quello a cui generalmente non diamo importanza, ciò che succede quando non accade nulla se non il trascorrere del tempo, delle persone, delle auto e delle nuvole.

Mentre Perec si dedicava al suo tentativo in place Saint Sulpice, nei cinema francesi usciva il film di Louis Malle dedicato a un ‘altra piazza parigina, diametralmente opposta per posizione, struttura e funzioni: place de la Republique. Nel 1972 Malle vi aveva trascorso dieci giorni per intervistarne i frequentatori, in un documentario volto a conoscere la società francese degli anni Settanta. In entrambi i casi la scena si svolge e trova la sua ragion d ‘essere in una piazza che, però, rimane sempre sullo sfondo: un palcoscenico su cui si susseguono le mille storie quotidiane della capitale francese. Tanto Perec quanto Malle avrebbero potuto scegliere qualsiasi altra piazza di Parigi; altri scrittori e registi avrebbero potuto condurre esperimenti simili ovunque nel mondo. Le piazze infatti sono sempre state, per conformazione, contenitori destinati a raccogliere di volta in volta eventi diversi (manifestazioni di ogni genere, concerti,ÔǪ), accomunati dalla dimensione istantanea: trascorso il momento, nella piazza non resta traccia di ciò che è accaduto; il ricordo vive solo in chi vi ha preso parte e quel luogo torna un contenitore vuoto, occupato dalla miriade di micro-eventi apparentemente privi di significato di cui aveva parlato anche Perec.

Ancora nel 2014, nel film 24 heures sur place girato da Ila Beka e Louise Lemoine, autori della fortunata serie Living Architectures [2], place de la Republique appare una piazza come tante altre nel mondo, sebbene in questo caso sia ‘soggetto ‘ del documentario. L ‘anno precedente erano stati conclusi i lavori di reamenagement promossi dal Comune di Parigi per rivedere l ‘intero assetto della piazza e il gruppo vincitore del concorso (TVK – Trevelo & Viger-Kohler Architectes Urbanistes) aveva chiesto ai due registi di raccontare il momento più delicato nella vita di ogni opera architettonica: la consegna agli utenti finali. Questo passaggio, fondamentale in ogni progetto, è tanto più delicato quando applicato alla scala urbana: l ‘interazione tra gli abitanti di una città e una piazza è inevitabile; tutti sono costretti a viverla, ad attraversarla per spostarsi da un punto all ‘altro, per andare a lavoro, magari per tornare a casa. In questa fase di ‘appropriazione ‘ reciproca tra luogo e persone, l ‘opera influenza i suoi utenti, in maniera positiva o negativa (la progettazione è stata efficace? I percorsi sono ben distribuiti? Gli spazi sono organizzati in maniera funzionale?), ma ne è a sua volta influenzata e modificata: sono i cittadini a decidere come vivere quel determinato spazio, cosa farne; diventerà un luogo di raccolta o solo di passaggio? Sarà frequentata da famiglie e bambini o diventerà un ritrovo per i giovani? Questo processo è stato ancor più interessante in place de la Republique proprio alla luce delle scelte progettuali: gli architetti hanno consegnato alla città una piazza del tutto diversa dalla precedente e volutamente incompleta, quasi vuota, per potenziare quel processo di appropriazione spontanea che sarebbe inevitabilmente sopraggiunto nei mesi a venire. La nuova distribuzione dei flussi veicolari ha reso place de la Republique lo spazio pedonale più grande di Parigi: le auto, che prima circolavano anche attorno alla statua della Repubblica o ridotta di fatto a monumentale rotatoria o sono state confinate su lato ovest, creando un ‘enorme esplanade di 24.000 metri quadrati con alberi, panchine, giochi d ‘acqua. Nel documentario di Beka e Lemoine, girato un anno dopo la conclusione dei lavori, compare un luogo vissuto ancora timidamente dai Parigini, forse per l ‘imponenza degli spazi, ma possiamo già riconoscere molte scene tipiche di una qualsiasi piazza nel mondo: ragazzi sugli skateboard, anziani che passeggiano, bambini che giocano. Questo naturale processo di appropriazione, raccontato anche attraverso un blog creato dagli architetti affinchè chiunque potesse contribuire a mostrare l ‘evoluzione della piazza [3], è stato bruscamente stravolto da eventi imprevedibili; se oggi, solo pochi mesi dopo il film di Beka e Lemoine, provassimo a compiere lo stesso tentativo di Perec, in quella stessa piazza del documentario di Malle, ci stupiremmo del risultato. Il 2015 è stato l ‘anno in cui place de la Republique ha smesso di essere un palcoscenico per diventare essa stessa un contenuto: ormai anche quando non ci sono eventi e manifestazioni, quando non succede nulla di rilevante, non si può non avvertire l ‘eco degli attentati terroristici di gennaio e novembre.

Il giorno dell ‘attacco alla redazione del giornale satirico Charlie Hebdo, place de la Republique ha accolto migliaia di uomini e donne che avevano avvertito la necessità di ritrovarsi in un luogo fisico, al di là della piazza virtuale dei social network che per tutta la giornata aveva unito persone di ogni paese. In un mondo sempre più globalizzato, in cui è possibile vivere e partecipare in diretta a qualsiasi avvenimento, l ‘adunata di place de la Republique dimostra quanto sia ancora necessario incontrarsi, ritrovarsi in uno spazio reale. Molti si sono chiesti come mai fosse stata scelta proprio quella piazza: certamente per la vicinanza al luogo dell ‘attentato e per la sua funzione intrinseca di luogo di raccolta ma anche, forse, proprio perche ancora confinata in quella fase di riappropriazione che la rendeva uno spazio indefinito. Il resto è stato merito dei progettisti, autori di una nuova conformazione che facilita il raccoglimento attorno ad una statua dal forte valore simbolico, ritrovata nella sua dimensione monumentale. I Francesi si sono incontrati all ‘ombra della Marianna, l ‘allegoria della Repubblica circondata dalle statue dell ‘Uguaglianza, della Fratellanza e, soprattutto, della Libertà. Assunta spontaneamente a memoriale dell ‘attentato e simbolo del diritto d ‘espressione, è stata ricoperta di scritte, disegni, candele. Era prevedibile che il monumento fosse preso d ‘assalto in occasione della manifestazione da due milioni di presenze organizzata pochi giorni dopo l ‘attacco. Più interessante notare che, nei mesi successivi, le persone continuavano a depositare fiori e accedere candele, fermandosi a riflettere su quelle scritte e quei disegni; nessuno aveva avvertito la necessità di rimuoverle, di liberare il monumento da quegli elementi che, di fatto, stavano contribuendo ad associarvi un nuovo significato, a costruire una nuova memoria.

Pochi mesi dopo, gli attacchi del 13 novembre hanno ulteriormente contribuito alla trasformazione della piazza, consacrandola o forse definitivamente o come memoriale degli attentati. Dopo una delle notti più lunghe nella storia della Francia, i Parigini o questa volta colpiti indistintamente nella loro quotidianità o nonostante i richiami della polizia e i continui allarmi, hanno avvertito ancora il bisogno di riunirsi, abbracciarsi, piangere insieme per esorcizzare la paura. Il caso di place de la Republique diventa allora fondamentale per comprendere quanto, in un mondo sempre più orientato al superamento delle distanze fisiche e proiettato nell ‘era virtuale, sia ancora forte il bisogno di luoghi reali e memorie tangibili cui far riferimento. Al di là dell ‘evoluzione delle tecniche costruttive, dell ‘uso di nuovi materiali, della possibilità di progettare e realizzare qualsiasi edificio in qualsiasi parte del mondo, l ‘architettura non deve mai dimenticare di avere anche, soprattutto, una funzione sociale: dare risposta alle esigenze degli utenti, essere al servizio della collettività. Da questo punto di vista la progettazione del gruppo TVK, nonostante l ‘imprevedibilità degli eventi, sembra aver fornito il mezzo più adatto ai cittadini per far fronte agli attacchi e reagire alla paura. A qualche mese di distanza, è lecito chiedersi quale sarà il futuro di place de la Republique. Probabilmente nessun luogo pubblico sta subendo una trasformazione così radicale in così poco tempo: un percorso di appropriazione che di solito si costruisce in anni di utilizzo ha visto in questo caso un ‘accellerazione improvvisa. ├ê difficile credere che il tempo potrà frenare questo percorso e riportare la piazza ad uno stato di contenitore; è più verosimile che si continui ad identificarla come il memoriale delle stragi del 2015. Ai piedi della Marianna le persone continuano a depositare fiori e accendere candele, a piangere le vittime e porsi domande sul senso di quegli attacchi: è ancora un momento di elaborazione, forse è troppo presto per immaginare la piazza di domani. La speranza è che, anche attraverso questo luogo fisico, i Parigini riescano a guardare oltre e che place de la Republique possa tornare ad essere anche un luogo come tanti altri, in cui perdersi a osservare i percorsi degli autobus, i gesti dei passanti, i movimenti dei piccioni quando non accade nulla se non il trascorrere del tempo, delle persone, delle auto e delle nuvole.

NOTE:
[1] (trad.) Tentativo di esaurimento di un luogo parigino
[2] Living architectures è una serie di film realizzati allo scopo di raccontare grandi opere architettoniche attraverso gli occhi e le parole di coloro che le vivono giorno per giorno. http://www.living-architectures.com [12 febbraio 2016]
[3] Appel à contribution / Call for proposals – http://republique.tvk.fr/?p=566

DATI PERSONALI:
Nome: Silvia
Cognome: Lenguito
Data e luogo di nascita: 11.03.89 Napoli

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