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A proposito di Villa Deliella[1], Riflessione sul ricostruire com ‘era e dov ‘era_ di Giuseppe Ferrarella

A proposito di Villa Deliella[1], Riflessione sul ricostruire com ‘era e dov ‘era_ di Giuseppe Ferrarella

Testo edito pubblicato su Impressions. Rivista digitale di Critica della Cultura. Novembre 2015

┬½Ogni città ha un suo programma implicito che deve saper ritrovare ogni volta che lo perde di vista. Pena l ‘estinzione. Gli antichi rappresentavano lo spirito della città con quel tanto di vaghezza e quel tanto di precisione che l ‘opera comporta, evocando nomi degli dei che avevano presieduto alla sua fondazione. Una città può passare attraverso catastrofi e medioevi, vedere stirpi diverse succedersi nelle sue case, vedere cambiare le sue case pietra per pietra, ma deve, al momento giusto, sotto forme diverse, ritrovare i suoi dèi┬╗[2]

Gli dei di Calvino incarnano le idee che hanno costituito la città. Idee che, permanendo attraverso minime variazioni, tradimento dopo tradimento, giungono nel presente veicolate dal costruito, dal non costruito e dal demolito. Diverse da come erano prima eppure ancora simili a se stesse, sono o quantomeno per ciò che concerne l ‘architettura o i temi, i tipi e i principi che informano l ‘arte del costruire proprio di un luogo, in rapporto alle risorse materiali e culturali dello stesso.
L ‘identità di un luogo non è costituita solamente da artefatti ma anche da idee (e dalle ragioni a esse sottese) che permettono di collocare nel tempo i primi in modo più preciso di qualsiasi datazione[3]. L ‘opera è costituita dall ‘artefatto e dalla sua ragione: l ‘insieme delle due cose consente di comprendere a quale ‘contemporaneo ‘[4] appartenga. Per questo gli oggetti posseggono almeno due istanze fondamentali: quella dell ‘oggetto in se (che non significa altro che se stesso) e le ragioni della sua forma, che appartengono tanto all ‘oggetto quanto alla sua ‘famiglia di forme ‘. In terza istanza vi sono i significati altri: metafore, simboli, figure la cui natura rispetto all ‘oggetto è esogena, non appartenendogli ed esistendo esclusivamente come apparato effimero o, comunque, transitorio.
Capita, come nel racconto di Calvino, che una città passi per catastrofi e medioevi. In momenti come questi, in cui il presente è incerto e i valori inconsistenti, l ‘attenzione tende a volgersi al passato[5]: si vagheggia l ‘idea di un luogo migliore che è stato e che ora non è più o che forse, semplicemente, non è mai stato. Un po ‘ come quando ci si perde in un quartiere confuso e rumoroso, o nel frastuono di una metropoli: per capire dove andare ci si fissa su un oggetto alto e lontano, come una torre o una cupola. Ma ciò che si cerca non è l ‘oggetto scrutato, ma la strada di casa.
Il dibattito sulla possibile ricostruzione di Villa Deliella è stato presentato da una lettera aperta nella quale si afferma che ┬½niente può sostituire nella memoria e nella coscienza Villa Deliella; niente se non Villa Deliella può colmare il vuoto lasciato alla città┬╗[6]. Ma villa Deliella non c ‘è più e l ‘utopia del come era dove era produrrebbe solamente un feticcio, incapace di restituire l ‘effettività di quanto perduto. L ‘assenza di quella seconda istanza degli artefatti prima ricordata o le ragioni che hanno determinato la forma o e le mutate condizioni del sito, produrrebbero la distonia di una copia innestata in un contesto oramai altro. La ricostruzione ‘tautologica ‘ di un edificio (che non può essere paragonata alle reintegrazioni postbelliche sui monumenti parzialmente distrutti) determina un falso storico. L ‘identità e la memoria, gli dei della città, prescindono la materia pur facendone parte: non gli si è fedeli imponendo pedissequamente alla realtà gli edifici del passato.
Villa Deliella è stata una delle architetture che hanno incarnato una tradizione antica: quella che, a ritroso, attraversando il moderno, giunge fino alle esperienze compositive maturate ai tempi della rivoluzione francese. Questa maniera di pensare l ‘architettura esiste ancora: prediligendo il silenzio e affrettandosi con lentezza, fonda il nuovo sulla permanenza delle idee, non sul transitorio della materia.
Per sessant ‘anni si è parlato e si è scritto sulla lacuna determinata dalla demolizione di villa Deliella. Per anni, studenti e architetti si sono cimentati con questa occasione di progetto. Molti hanno avanzato proposte e tradotto in forma idee: ma nella Palermo che ‘dice ‘ di volersi riscattare, la proposta di ricostruzione ‘tale e quale ‘ suona come resa all ‘incapacità di rinnovamento. Il valore simbolico della ricostruzione non sarebbe di riscatto, non più di quanto lo sarebbe stato ricostruire tali e quali le torri gemelle di New York City. Palermo non ha bisogno di ulteriori simboli, non serve portare in processione una sesta patrona: occorre invece determinare il nuovo a partire dalle idee custodite nella memoria del passato, continuare la ‘famiglia spirituale ‘ delle forme proprie della città. Gli dei della città, in fondo, non sono altro che gli ┬½avi e gli amici┬╗ della famiglia spirituale cui si dichiara di appartenere, e questi ┬½non sono ricordo, ma presenza. Essi stanno ritti davanti [a noi] più che mai vivi┬╗.[7]
A noi tocca scegliere i nostri avi, a noi tocca ritrovare i nostri dei.

NOTE:

[1] L ‘articolo fa riferimento alla recente proposta di ricostruzione di Villa Deliella, edificio residenziale progettato da E. Basile demolito per ragioni speculative alla fine degli anni ’50. http://palermo.repubblica.it/cronaca/2015/11/21/news/_ricostruiamo_villa_deliella_il_documento_e_le_firme_degli_aderenti-127863413/
[2] I. Calvino, Gli dei della città, in Saggi 1945-1985, a cura di M. Barenghi, Tomo I, Mondadori, Milano 1995, pp. 349-350.
[3] Cfr. H. Focillon, Vita delle Forme. Elogio della Mano, Einaudi, Torino 2002.
[4] Ibidem.
[5] Cfr. V. Gregotti, Necessità del passato, in Il progetto del passato. Memoria, conservazione, restauro, architettura, a cura di B. Pedretti, Mondadori, Milano 1997.
[6]http://palermo.repubblica.it/cronaca/2015/11/21/news/_ricostruiamo_villa_deliella_il_documento_e_le_firme_degli_aderenti-127863413/
[7] Cfr. H. Focillon, Vita delle Forme. Elogio della Mano, cit.

DATI PERSONALI:
Nome: Giuseppe
Cognome: Ferrarella
Data e luogo di nascita: 16 settembre 1982, Palermo
Professione: Architetto, Dottorando

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