Più o meno_ di Lorenzo Ricciarelli

Testo inedito

L ‘architettura è ovunque. Dal cucchiaino del caffè fino alla città guardata attraverso un bel paio d ‘occhiali a bordo di un’automobile, magari col telefono all’orecchio. Essa è il confronto spaziale dell’uomo con il proprio ambiente e l’espressione di come l’uomo si affermi in esso e di come sappia padroneggiarlo. Per queste ragioni l’architettura non è solo un problema tecnico, un problema di organizzazione e di economia. E’ l’esecuzione spaziale di decisioni spirituali.
E’ legata al proprio tempo e può manifestarsi soltanto in compiti vitali e con i mezzi del proprio tempo. La conoscenza del proprio tempo, dei suoi mezzi, è la premessa necessaria del lavoro architettonico. Per questa ragione, di fatto, l’architettura è ottimo indicatore dello stato in cui una società civile versa.
La realtà architettonica attuale è piuttosto confusa.
Non tanto una mancanza di talento, quanto una mancanza di chiarezza sulle relazioni sopra dette, ci sembra sia la causa dei risultati confusi ed inadeguati attuali.
Confusione. Questa è l’architettura odierna. Abbiamo tutte le ragioni di desumere da questi risultati le relative cause. Il caos è sempre segno di un’anarchia. L’anarchia è sempre un movimento senza ordine. Un movimento senza una direzione principale. Già un tempo ci fu il caos.
Eppure l’architettura ha bisogno di precisione. Eppure l ‘architettura è donna. Una bellissima donna. Elegante, raffinata, dolce, sensuale, pratica, pragmatica, intelligente, razionale. Più o meno.
E noi vogliamo custodire, difendere dai vecchioni e valorizzare questa meravigliosa e pudica Architettura chiamata Susanna… e fare definitivamente chiarezza. Più o meno.
Così accade che governatori, comici, pensatori di ogni specie abbiano sempre qualche parola buona da spendere per lei. Perchè non vi è dubbio alcuno: la nostra cara amata signora Architettura sa essere ottimo argomento di conversazione, arringa le folle degli elettori, tiene sotto scacco interi paesi, e riempie di risate le bocche di chi ascolta il comico che all’uopo ne prende in prestito qualche scampolo. Fa pure incazzare il cittadino giustamente indignato per il disagio sofferto. Allora sembra a tutti che di architettura se ne sappia parlare perchè non solo la si conosce, ma la si vuole pure difendere. Più o meno.
Quanto funzionerebbe bene un sistema nel quale la partecipazione, la condivisione e le scelte dei molti fossero il fondamento su cui basare la scelta dei pochi, che hanno facoltà e legittimità per farlo. Quanto sarebbe saggio e al tempo stesso utile, limpido e snello un sistema basato sulla trasparenza, sulla visibilità delle decisioni, sulla libera discussione delle stesse e sulla versatilità dei progetti sviluppati. Quanto sarebbe civilizzato un paese in cui il disegno della città e delle piccole parti che la compongono fosse reale espressione della scelta democratica e sostenibile
Partecipazione. Condivisione. Libertà. Possibilità. Questo è peraltro il fondamento della nostra democrazia, del nostro Stato. Più o meno.
L’Architettura non è al di fuori della democrazia, non è al di fuori dello Stato. Ne è invece parte integrante, espressione. Attraverso di essa si capisce non soltanto la condizione di salute di un’economia ma prima di ogni altra cosa la civiltà di un popolo, il senso civico che appartiene alla comunità. L’architettura appartiene a tutti, è per ciascuno di noi. Più o meno.
Non sempre è così. Pochi che decidono per molti, senza che i molti lo sappiano. Aborti costosissimi chiamati Architettura. Mirabolanti operazioni politiche, messe in scena roboanti destinate ad infrangersi nel mare del nulla sotto le mentite spoglie dell’architettura.
Progetti di riqualificazione mutilati, infangati, sospesi, repressi. Appalti pubblici truccati, manipolati. Politici, progettisti, impresari corrotti, corruttibili e corrosi dal denaro. Intanto interi pezzi di città scivolano verso la rovina. Intanto seppelliamo per sempre il testimone che i nostri predecessori ci hanno consegnato. Intanto perdiamo la nostra identità. Intanto sporchiamo la nostra memoria.
Le grandi esposizioni internazionali e le faraoniche opere pubbliche, siano queste ultime promesse disattese o fatti reali, sono la vetrina della contemporaneità: qualcuno che si fa bello e ricco a spese e danni altrui.
Così davvero l’architettura diviene non solo un giochetto di propaganda, ma anche spettatrice di un malefico scambio di denaro sporco mentre i problemi invece che risolversi si ingigantiscono. Così l’architettura serve soltanto per far emergere qualcuno in particolare, invece che la comunità in generale. Così i Vecchioni vincono su Susanna.
Suggeriamo le parole che il grande Mies Van der Rohe pronunciò durante un intervista nel lontano 1968, che riassumono il senso di questo scritto:
[…] l’architettura non ha niente a che fare con l’espressione di se stessi. Bisogna esprimere qualcos’altro che se stessi, se proprio si deve esprimere qualcosa. Questo qualcos’altro è l’essenza, lo spirito della civilizzazione che l’architettura rappresenta. Questo è quello che hanno fatto i grandi edifici. Hanno detto qualcosa riguardo ad un’epoca, non riguardo ad un uomo.
Speriamo nelle prossime possibilità per reagire al caos che ci circonda. Le parole non contano. Conta la memoria della città che soggiace all’architettura.
Ci sono certe parti di città ed alcuni monumenti che assumono il carattere dell’unicità e del miracolo della memoria. Architetture nelle quali ogni elemento della costruzione è strutturato da perfette relazioni geometriche e matematiche per raggiungere quel valore di assoluta bellezza che è prerogativa delle architetture esemplari delle grandi epoche storiche. Il Monumento esprime nella sua struttura, nei suoi ritmi e nelle sue proporzioni, costruzioni numeriche e geometriche di opere culturali, di pensieri politici e opere del passato. Soltanto grazie all’Architettura e grazie anche a queste analogie e similitudini nelle proporzioni, si è in grado di esprimere stati d’animo e narrazioni astratte, di suscitare emozioni e vibrazioni. Questa capacità dell’architettura di farsi narrazione astratta di un racconto e di valori spirituali, è prerogativa magica che appartiene all’Architettura.
Speriamo davvero nelle prossime possibilità, altrimenti perderemo anche la memoria. Più o meno.

DATI PERSONALI:
Nome: Lorenzo
Cognome: Ricciarelli
Data e luogo di nascita: 22.08.1982, Lucca
Professione: Architetto

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