Pinco e Eupalinos, dialoghi di architettura_ di Stefano Tornieri

Abstract del Testo pubblicato su Linfonodi [zero] critectures on reception, 2015, Cluva ed. Venezia

Pinco o Quando fate un progetto dovreste, voi architetti, parlare di più con la gente come me. Non ne capisco molto di architettura ma potrei aiutarvi a risolvere molte cose.

Eupalinos o E per quale motivo? dobbiamo parlare già abbastanza con enti pubblici, organi di tutela, costruttori, ingegneri, se aggiungessimo anche la gente in generale non avremmo più tempo per progettare.

Pinco o Ma io conto molto, io passo per la strada, sono il pubblico, commento. Guarda la città in cui stiamo camminando, Venezia, io ti potrei parlare, attraverso le mie esperienze di cittadino, del suo carattere, di come è fatta, di cosa ha bisogno.

Eupalinos o Voi capite sempre con troppo ritardo. Le architetture che oggi vi stupiscono un tempo vi sconvolgevano, e anche la città ha bisogno di un certo tempo per accogliere le trasformazioni. Quando questo avviene normalmente l ‘architetto è già morto, anche per l ‘arte è così.

Pinco o Se si potesse anche far parte dell ‘atto di creazione artistica forse capiremmo di più.

Eupalinos – Ti avverto che l ‘architetto non lavora soltanto nell ‘ambito artistico. Nell ‘arte contemporanea infatti l ‘incomprensione dell ‘opera appare sovente come una condizione normale. Ti do ragione quando avverti che l ‘arte contemporanea, così distante dal senso comune, si pone in uno stato di superiorità quasi snob in cui la volontà artistica, i significati di cui l ‘autore carica l ‘opera, non vengono quasi mai recepiti univocamente.

Pinco – Il pubblico generico è maltrattato dalla critica colta. Jean Claire, il critico francese nell ‘ inverno della cultura offre una chiara descrizione della distanza critica della comunità dei visitatori dei musei, immersi in una sorta di torpore dell ‘ignoranza. Di noi si dice che riconosciamo il valore di un ‘opera esclusivamente dal fatto che qualcuno a cui collettivamente si riconosce il potere giudicante, la definisce opera d ‘arte. Faccio molta fatica a riconoscere la qualità dell ‘architettura se nessuno me la spiega.

Eupalinos – Un ‘opera di architettura è sempre in qualche modo vissuta, esperita. L ‘utilità dell ‘opera di architettura è qualcosa che travalica la sensibilità e la cultura artistica delle persone. Questo potrebbe essere un parametro di base per giudicare un ‘architettura. Chiedetevi, funziona?

Pinco – E ‘ tutto molto complicato, voi parlate di cose che noi non capiamo. Parlate di rapporti volumetrici, composizione delle facciate. Guarda ad esempio questo nuovo edificio sul Canal Grande, l ‘ampliamento dell ‘hotel Santa Chiara. A me non piace per nulla questa pietra di rivestimento, non è in continuità con l ‘esistente, perche l ‘architetto non ha scelto lo stesso colore dell ‘edificio accanto?

Eupalinos – La soprintendenza dei beni artistici e culturali di Venezia ha imposto una modifica del progetto originario. Possiamo ancora parlare di paternità autoriale[1] in questo caso?

Pinco – Ribaltando questo punto di vista potrei dirti che gli architetti dovrebbero iniziare a comprendere che la questione autoriale è cambiata. La crisi dell’autore (e della sua autorità) è stata a lungo uno dei topoi della cultura modernista e oggi credo siamo arrivati al culmine. Se non siete pronti ad accettare la possibilità di un progetto condiviso[2] , anche a costo di perderne l ‘autorialità, vedrete aumentare la frustrazione artistica.

Eupalinos – ah la frustrazione artistica! Vi è una componente che non riguarda esclusivamente la propria sfera personale[3] ma si concretizza per cause esterne a se, cause sociali, dovute alla lettura del proprio operato che è dato da una comunità. Ma nella babele culturale del mondo i punti di vista sono uno diverso dall ‘altro, non ci si intende su nulla, il gusto è tanto diverso come lo sono le persone. La gente dovrebbe rispettare l ‘architetto[4] , desideri imparare da lui e non piegarlo ai propri capricci[5] .

Pinco – questa situazione mi ricorda molto la scena iniziale del film la fonte meravigliosa. L ‘hai visto? Cito l ‘inizio vuole mettersi lei, da solo, contro tutto il mondo? No non c ‘è posto per l ‘originalità in architettura, nessuno può far meglio dei costruttori del passato e allora non ci resta che copiarli.

Eupalinos – Si, film ancora molto attuale. Ma non credo che le cose cambieranno in questo senso, è un ‘inutile speranza di chi sogna gloria e affermazione personale. Invece ci sono questioni ben più importanti di cui si occupa l ‘architetto oggi, e voi le ignorate. Baci caro Pinco, spero di avere altre occasioni di parlare con te, è importante non banalizzare il dibattito, non escluderlo dalla quotidianità, l ‘architettura oggi è più necessaria che mai.

NOTE:
1. Tale situazione è ben descritta in L’Esprit du temps (1962) un libro ancora attuale del filosofo francese Edgar Morin che scrive Nell ‘ambito dell ‘industria culturale si moltiplicano i casi di autori che non soltanto si vergognano della propria opera ma addirittura si rifiutano di considerare l ‘opera come propria. L ‘autore non può più identificarsi con la sua opera. Tra l ‘autore e l ‘opera si è creata una straordinaria repulsione..
Oggi il progetto di architettura include competenze molto ampie: il rapporto con gli enti territoriali, i comuni, i committenti, gli organi di tutela, il rapporto con le altre discipline, con il pubblico. L ‘architetto, a differenza dell ‘artista, ha una committenza che spesso è impositiva o incapace e che obbliga a scelte progettuali individuali che ricadono poi sulla collettività.
2. Il critico olandese Wouter Vanstiphout dice Penso che l ‘architettura debba fare i conti con il concetto di incertezza, di democrazia e di partecipazione. Gli architetti dovrebbero imparare a difendere i loro progetti non solo davanti ai loro pari o ai loro clienti, ma davanti al pubblico. Dovrebbero imparare ad accettare che questo potrebbe voler dire che non realizzeranno quello che era nelle intenzioni del progetto, ma qualcos ‘altro, qualcosa che, nel suo processo, riflette la complessità da cui proviene.
Questa condizione, prefigurata dal critico olandese, in molti casi è già realtà. Sono numerose infatti le pratiche di architettura che si riconoscono più per un ‘etica che per un ‘estetica e si tratta di studi che lavorano sul processo progettuale più che sul risultato formale. Quando invece un autore investe molto sul contenuto concettuale, ottiene a volte un prodotto che non è compreso completamente o inteso in forme distorte dalla propria intenzione provocando un inevitabile senso di frustrazione.
3. Nell ‘enciclopedia Treccani Mario Reda riporta un ‘articolata definizione del termine frustrazione. All ‘interno di essa l ‘autore cita S. Rosenzweig (1934), secondo cui il significato del termine può essere riferito tanto alla mancanza dell ‘incentivo soddisfacente il bisogno, quanto alla presenza di un ostacolo o barriera che ne impedisce il soddisfacimento.
Proseguendo, Reda cita lo studio di J.C. Colemann e C.L. Hammen (1974, 1991) secondo cui la frustrazione artistica è legata al rapporto tra un individuo e la ricezione del proprio pensiero nella collettività. La difficoltà comunicativa tra le due parti produce effetti indesiderati descritti sempre da
4. E. Morin (op.cit) da questa demoralizzante correlazione nascono il cinismo, l ‘aggressività o la cattiva coscienza, che si mescolano all ‘insoddisfazione profonda nata dalla frustrazione artistica o intellettuale.
5. Tutto ciò non è nuovo nella storia dell ‘architettura. Si rammenta il testo di Piranesi, Parere sull’architettura, Protopiro e Didascalo ovvero il confronto fra le ragioni di verità scientifica con i diritti di varietà fantastica, un dialogo tra due universi intellettuali opposti analogo a quello di Paul Valery in Eupalinos o l ‘architetto o Cesare Cattaneo in Giovanni e Giuseppe, dialoghi di architettura dove vi si ritrovano riferimenti più espliciti all ‘idea della frustrazione artistica dell ‘architetto.

DATI PERSONALI:
Nome: Stefano
Cognome: Tornieri
Data e luogo di nascita: Arzignano, 16/07/1985
Professione: Architetto

 

 

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