La portata di maggior ampiezza di un ‘epoca: la ricetta urbana_ di Daniel Screpanti

Testo inedito

Il progetto urbano si accorse per primo che l ‘architettura aveva ormai smarrito la sua necessità.

Alla fine degli anni 60’, in un momento di crisi della produzione industriale, gli architetti più sensibili operarono il superamento del progetto architettonico, cogliendo che quest ‘ultimo non esaudiva più i bisogni dell ‘individuo, ma contribuiva a suscitare i suoi desideri infiniti.
La critica degli architetti all ‘incessante produzione di forme degli architetti, permise al progetto urbano di lavorare su tutti i punti critici dell ‘architettura. Questi non investivano solo l ‘oggetto architettonico, ma riguardavano soprattutto il suo campo di azione.

Il progetto venne quindi ripensato a partire dal suo contesto, e subì una trasformazione radicale.

Da anticipatore esatto di una proiezione certa sul futuro, l ‘architetto cominciò a proporre un più accomodante canovaccio, che gli attori urbani avrebbero potuto assecondare, o fraintendere, all ‘interno di un contesto adeguato.
I nuovi contesti del progetto urbano disegnavano spazi molto più ampi rispetto a quelli del passato, e venivano anche dotati di stadi temporali, o di fasi successive.
In questo modo, il campo di azione dell ‘architettura veniva esasperato e portato velocemente ad esaurirsi, per poi essere ricostruito di nuovo, e con maggiore facilità.
Sono tuttavia le regole delle nuove ricette urbane, a sancire il definitivo sorpasso del progetto architettonico.

La prima regola è l ‘apertura all ‘evento e all ‘indeterminatezza dell ‘uso.

Si tratta di un carattere di libertà introdotto dagli architetti per meglio cogliere tutti quegli aspetti non previsti in anticipo dal progetto di architettura. Considerata anche un ‘alta dose di spregiudicatezza degli intenti programmatici, il riferimento alle avanguardie storiche è esplicito.

La seconda regola è la distruzione della scala di progetto.

La definizione della grandezza di un progetto viene cioè affidata alle manovre sul paesaggio. Queste manovre individuano nelle reti ecologiche, infrastrutturali, o storiche di varia semantica, le nuove geometrie su cui i disegni possono aderire, o adagiarsi, per poi oscillare, ripetutamente, dalla scala di dettaglio fino alla scala di città.

La terza regola è la messa in scena del vuoto.

Negli interventi di dismissione, o di riuso di grandi porzioni di città, è sempre sul palco un nuovo attore: lo Spazio Pubblico. Del resto, ripensare il campo di azione dell ‘architettura, significa ripensare il suo committente. Progettarlo piuttosto che subirlo.

La costruzione del nuovo contesto dell ‘architettura ha un ulteriore aspetto da prendere in considerazione.
Nel momento in cui il progetto urbano non lascia indenne il suo campo di azione, la città subisce la definitiva metamorfosi da luogo di trasformazione delle umane energie, in prodotti e servizi, a luogo in cui le umane energie si trasformano a causa dei prodotti e dei servizi.
Le attività turistico-ricettive colgono immediatamente il senso di quest ‘ultima operazione sulla città, da parte del progetto urbano.

Lo spazio pubblico è tale solo se è invaso da bar, bistrot, caffetterie, osterie e ristoranti.

Architettura e cibo si trovano faccia a faccia per la prima volta, e la ragione di questo incontro è piuttosto semplice. Gli architetti ed i cuochi hanno definitivamente perso la loro dimensione etica. Sulla terra, gli uomini sono ormai immuni all ‘architettura che li riparerà, e proteggerà il loro calore. Analogamente, è diventato davvero poco importante sapere quale forma di lavoro sazierà la nostra fame.

La storia delle esposizioni universali è la certificazione della succesione temporale di questi incredibili progressi.

Siegfried Giedion, per esempio, sottolinea come nella seconda metà dell ‘Ottocento, mentre l ‘industria stava avviandosi verso la massima espansione, siano state le esposizioni industriali ad offrire all ‘architettura veramente creativa le sue migliori possibilità. Nel 1851, a Londra, su quanti lo videro in efficienza, il Crystal Palace fece l ‘impressione di un racconto di fate.

Gli stessi sentimenti sono stati suscitati dall ‘Expo 2015 Nutrire il Pianeta, Energia per la vita.

In particolare, il mondo dei sogni si è nuovamente realizzato sulla terra proprio quando un team di 40 cuochi stellati, guidati da Massimo Bottura, ha cominciato a preparare il cibo di riciclo dell ‘evento, che avrebbe dovuto offrire equità alimentare a tutti gli uomini del pianeta.
Il dramma è stato trasformato in profezia, nel momento esatto in cui la ricostruzione del cibo eticamente sprecato, ha consentito agli chef di far funzionare una mensa per i poveri, da 96 posti, in uno spazio ricavato dal Teatro Greco, nell ‘omonimo quartiere della periferia di Milano, in cui è stato allestito il Refettorio Ambrosiano.

Proprio come è avvenuto con il cibo, l ‘architettura contemporanea è a tutti gli effetti uno sfizio che può essere tolto anche ai poveri.

Conseguentemente, architettura e cucina non hanno condiviso la sola progettazione non etica di una committenza plasmabile, riproducibile ed uguale a se stessa. Una committenza tale e quale a quella prodotta dal capitalismo industriale.
Gli architetti ed i cuochi hanno anche avuto una medesima concezione dello spazio pubblico: uno spazio-del-lavoro dove è possibile il solo spazio-liberato-dal-lavoro.

Se il lavoro è per pochi, il loisir è per tutti.

Il comune sviluppo contemporaneo di architettura e cucina è anche da ricercare nel processo creativo di architetti e chef.

Per cogliere questo ulteriore parallelismo, è necessario che gli architetti prendano in seria considerazione alcune delle più famose ricette dell ‘Osteria Francescana: per esempio, il Bollito non bollito, Un ‘anguilla che risale il Po, i Tortellini che camminano sul brodo.

In tutte queste opere, le intenzioni dello chef sono separabili facilmente dagli ingredienti, dalle istruzioni, dalle immagini e dal titolo.

Conseguentemente, non appena le intenzioni appaiono chiare, si possono mettere da parte per lasciarle riposare tutta la notte nel loro brodo. Il giorno dopo, è possibile osservare la loro separazione in tre layers distinti: uno strato storico, in cima; un piano geografico, nel mezzo; ed un livello autobiografico, alla base.
Si può così procedere, con molta attenzione, alla rimozione del piano storico per conservarlo in frigorifero, senza alterarne la consistenza; filtrare le geografie separandole dalle autobiografie; tagliare finemente i territori per inserirli nel frullatore creando un liquido profumato.

Trovati gli ingredienti con denominazione di origine, questi ultimi possono essere messi da parte e collocati nel rotovap, per separare gli alimenti da cucinare, dai luoghi e dai paesaggi in cui sono stati prodotti. Localizzati su una mappa geografica, questi possono essere adagiati su un vassoio, e riempiti con le istruzioni sulla stagionatura, e la lavorazione del cibo, già disposte in una ciotola.

Inserite le immagini in buste sigillate, si può procedere alla loro cottura sottovuoto, all ‘interno di un bagno controllato di acqua a media temperatura. Non appena le textures del piatto fotografato, cominciano ad essere più attraenti, rispetto alle superfici che si otterrebbero con le modalità tradizionali di cottura, le buste sottovuto possono essere rimosse dall ‘acqua, per procedere alla loro apertura.

A questo punto, è necessario collocare il titolo delle ricette nel microonde, per scongelare le singole parole, usando dal 50 all ‘80% della potenza del forno, per 60 secondi. Rimosse le parole e controllato lo stato liquido del loro concept, si può inserire quest ‘ultimo nel vaporizzatore, e spruzzare l ‘essenza del titolo direttamente sul piatto, dove gli alimenti sono stati collocati insieme ai luoghi, ed ai paesaggi ripieni.

Aggiunte le textures innovative su tutti i lati, un attimo prima di servire la portata, è possibile procedere all ‘introduzione di aria nei territori immaginari, con l ‘obiettivo di creare delle bolle di paesaggio, da posizionare accanto agli alimenti.
Per concludere l ‘impiattamento, è sufficiente riscaldare in un pentolino, a fuoco lento, il brodo storico, da colare direttamente sulle diverse volumetrie.

Infine, è sempre opportuno aggiungere a piacimento del Katsuobushi, prima di servire il futuro, non etico, dell ‘architettura.

DATI PERSONALI:
Nome: Daniel
Cognome: Screpanti
Data di nascita: 05/03/1984
Professione: European Ph.D. Architetto

1

 

 

Scrivi un commento