ITALIA 2.0 L’architettura italiana rivista, corretta e rinnovata_di Roberto Di Donato

Testo inedito

Attualmente possiamo affermare, senza timore di esser smentiti, che nel nostro paese stiamo attraversando un periodo in cui l’architettura “contemporanea/moderna” è in fortissima difficoltà, inutile negarlo, inutile nascondersi dietro un dito, arranca in maniera macchinosa, quasi deprimente. Le colpe, sono da ricercarsi sicuramente in differenti fattori: la crisi economica, la politica italiana svogliata, la burocrazia pigra, la meritocrazia ormai concetto a noi oscuro, la corruzione a livelli disarmanti…ma non siamo qui per fare un processo!
Possiamo sicuramente dire che, per quanto riguarda nello specifico il campo dell’architettura italiana, i pochi tentativi di rialzarne le sorti visti ad esempio a Milano, Venezia o Roma solo per citarne alcuni, firmati per altro da grandissimi nomi internazionali, hanno solo sottolineato ancor più “l’arretratezza”, termine forse fin troppo semplicistico ma che rende bene l’idea, del nostro paese rispetto le altre città europee nostre pari sotto il profilo e livello architettonico, tecnologico, economico e culturale.

Come metro di valutazione per analizzare questo fenomeno andremo ad utilizzate quello che da sempre è considerato uno dei motori basilari della nostra economia: il turismo e tutto ciò che ruota intorno ad esso.

Diciamola tutta, i turisti in Italia non vengono certo per ammirare la nuvola incompiuta di Fuksas, la torre Isozaki o la vela di Calatrava, sulle noste cartoline non saranno mai rappresentate la torre Unicredit o la chiesa cubo di Foligno; certo, non bisogna fare di tutta l’erba un fascio e detta così può sembrare una visione fin troppo negativa e pessimistica ma è tutt’altro discorso….nel nostro paese passati gli anni ’90 c’è stato un calo notevole, bisogna innanzitutto farsene una ragione, l’Italia è un paese culturalmente, architettonicamente e soprattutto paesaggisticamente votato in tutto e per tutto al passato e restio alla sfrenata modernità e alla tecnologia e tutto questo grazie alla sua lunga e gloriosa storia passata che la rende uno dei paesi più affascinanti e ricchi di attrattive.

Ora, metabolizzato questo concetto fondamentale e, partendo da qui, bisogna studiare soluzioni diverse e offrire un qualcosa di differente, di più vicino a noi tutti, al nostro modo di vivere, di pensare, di fare e di guardare il mondo per poter offrire la vera essenza del nostro paese, l’essenza dell’architettura e della cultura italiana.

Analizzando il nostro paese dal punto di vista paesaggistico e geografico/ culturale/ economico/ sociale/ urbano e soprattutto architettonico, salta subito all’occhio una caratteristica predominante che, da nord a sud passando per le isole, allo stesso tempo ci parifica e differenzia; abbiamo tra le mani un patrimonio inestimabile che il mondo intero ci invidia e che solo noi possediamo, un patrimonio incalcolabile, inespresso e per il 90 % dei casi non valorizzato o minimamente considerato, si tratta dei nostri centri storici, dei borghi antichi dismessi, abbandonati o addirittura fantasma, parliamo insomma del “centro storico italiano” con le sue piazze, viuzze, corsi, chiese, abitazioni, botteghe, fontane, arredi vari, pavimentazioni, mosaici, scorci, panorami e non per ultimo aneddoti pregni di storia e curiosità, desiderati e invidiati da tutto il mondo.

In Italia (dati Istat) sono circa un migliaio, se si escludono stazzi e alpeggi, altrimenti si sale a oltre 6mila, con popolazione ridottissima e sempre più in netto calo.
In questi luoghi la rassegnazione all ‘abbandono, la rinuncia e l’accettazione denota l’inabilità di trasformarsi, un declino e un regresso culturale, economico, ambientale, sociale, urbano che và rivitalizzato in modo appropriato.

Bisogna verificare le nuove tendenze del movimento turistico: la crescente mobilità dei turisti, la tendenza all’abbandono del turismo di massa, l’aumento della domanda ecologica, questi ed altri fattori non fanno altro che confermare quanto sopra espresso.

L’idea è questa, creare una sorta di brand turistico/ricettivo/urbano/culturale e sociale, un marchio, un qualcosa che ci renda riconoscibili in tutto il mondo, che individui e identifichi il nostro intero paese nella mentalità e nell’ideale comune europeo e perchè no, internazionale!

Invertire la tendenza significa salvare i centri storici delle città Italiane, riportare ossigeno e ridare vivibilità. Rendere appetibile una ristrutturazione edilizia con fusione di più unità abitative, piuttosto che individuare nuove aree da cementificare.

L ‘albergo diffuso ne è un esempio, è aperto tutto l ‘anno, propone al turista di vivere il luogo dove dimora temporaneamente come se fosse un abitante autoctono, è sostenibile perche si insedia in edifici esistenti e perche spesso propone prodotti agricoli e artigianali a chilometri zero; due esempi già esistenti per trarne degli spunti utili sono sul Gran Sasso e a Matera.
In Abruzzo un imprenditore italo svedese, Daniele Kihlgren, ha investito tutto nell’albergo diffuso. Quasi 15 anni fa ha acquistato un intero borgo nel Parco nazionale del Gran Sasso e dei monti della Laga, Santo Stefano di Sessanio (Aq), recuperandone le abitazioni attraverso l’utilizzo rigoroso di tecniche costruttive e materiali antichi, nel rispetto delle regole del restauro conservativo. Ha realizzato 300 posti letto senza edificare un solo metro cubo in più rispetto all’esistente, ha risollevato l’intera economia del paese e ha contribuito in modo decisivo al suo ripopolamento, invertendo il crollo demografico in atto da due secoli.
Stessa filosofia a Matera: nella zona dei Sassi Kihlgren ha realizzato camere e suite open space all ‘interno di grandi grotte con pavimenti in pietra e pezzi d ‘antiquariato e una terrazza panoramica con affaccio sul Parco nazionale della Murgia. I bagni sono stati ricavati nei vani che ospitavano le stalle e i lavabo sono le vecchie mangiatoie. Nonostante il rigore dei recuperi architettonici, non mancano i confort dei migliori alberghi di lusso: massaggi e trattamenti benessere, cene esclusive, concerti di musica classica e la prima colazione è servita in un ‘antica chiesa rupestre del Duecento.

Non si tratta di fantascienza, tutti ne abbiamo da guadagnare, i benefici indiretti e riflessi porterebbero giovamento a chiunque, anche ai centri abitati vicini non di cartattere storico. Un intervento insomma che coinvolga il paese a 360┬░ con riscontri in tutti i settori.

Importante per fare ciò è creare normative ad hoc per incentivare il processo, in primis per imprenditori italiani e successivamente per stranieri che vogliano investire nel nostro territorio. (Qualcosa è stato già fatto, come il bando “6mila campanili” messo a punto dal Ministero delle Infrastrutture: 100 milioni di euro per i Comuni sotto i 5 mila abitanti anche per progetti di ristrutturazione e nuova costruzione).

Per attuare ciò bisogna creare delle linee guida generali di riqualificazione edilizia/urbana con enti, amministrazioni, professionisti ed esperti, delle istruzioni insomma per chi voglia intraprendere questo percorso che poi, ovviamente, varierà a seconda delle necessità, dei luoghi, dello stato di fatto, della popolazione e così via…

Linee guida come:
– Dotare il paese di servizi, la loro sparizione è stata una delle principali cause di abbandono progressivo. Ripristinarli nei limiti del possibile.

– Recupero e incentivo delle attività ormai abbandonate. Attività agricole e pastorali in primis a cui si possono unire ricettività di turisti, agriturismo, gestione del legname, trasformazione agroalimentare dei prodotti della terra.

o Concessione gratuita o quasi di edifici a chiunque voglia tornare a vivere in questi luoghi.

– Dotare i centri di vie di accesso e infrastrutture che permettano una comoda fruizione senza alterarne pesantemente il paesaggio.

-Possibilità di praticare sport e/o attività con l’utilizzo di strutture e aree adeguate per attrarre differenti tipologie di fruitori e vivere i luoghi a seconda delle loro caratteristiche geografiche e fisiche.

-Studio del verde e della vegetazione presente e/o da integrare e/o da ripristinare.

-Studio delle opere architettoniche e urbane presenti e ripristino delle stesse secondo metodi e materiali il più possibile simili allo stato originale dei luoghi.

-Dotare i borghi di app e Qr code per permettere ai fruitori di orientarsi e vivere sia attivamente sia virtualmente il luogo.

In ultima analisi creare una commissione di esperti e professionisti che vigili prima sullo studio e poi sull’avanzare del progetto e infine sul progressivo stato di manutenzione e gestione.

Questo genere di “recupero/riqualificazione” può e deve essere considerato un fenomeno, ” un simbolo” di riconoscimento italiano per attrarre visitatori da tutto il mondo ottenendo da una parte un indotto economico inestimabile e dall’altro l’ancor più importante e fondamentale recupero edilizio, urbano, sociale, economico di centri urbani già esistenti e sottolineo già esistenti.

Per concludere in modo consono non possiamo che citare Petrarca con le sue parole più che mai si accostano all’idea di rigenerazione : “il bel paese Ch ‘Appennin parte, e ‘l mar circonda e l ‘Alpe”, l’italia può e deve esser ancora il “bel paese”…chiamiamola un ITALIA 2.0 – rivista corretta e rinnovata.

DATI PERSONALI:
Nome: Roberto
Cognome: Di Donato
Data e luogo di nascita: Teramo, 13/11/1986
Professione: Architetto

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