Dio è morto e anche l ‘architettura non si sente tanto bene_ di Fanny Ciufo

Testo inedito

Succede che studiando filosofia si scopra che Dio è morto e che le ideologie, la scienza, la religione non siano altro che promesse confortanti capaci di distrarre dall’angosciosa ricerca di senso che guida la nostra esistenza. Nella nostra società liquida, dove regna il relativismo, al bisogno di accogliere sempre prospettive nuove e complesse si oppone la paura di abbandonare gli ultimi idoli sacri, con il risultato di accrescere un evidente stato di tensione e sospetto verso il diverso. Se da una parte nuovi gruppi di fondamentalisti diventano sempre più forti approfittando del generale stato di timore e incertezza, dall ‘altra la risposta nichilista al relativismo è ancora più spaventosa. Davanti ad una difficoltà oggettiva a proporre nuove soluzioni capaci di dare risposte a problemi sempre più complessi e aggrovigliati si pone un testardo rifiuto a voler progettare, rifugiandosi nella presunta inutilità di ogni soluzione. Così a pochi mesi dalla laurea viene più volte ricordato a tutti gli studenti che l ‘architettura è morta, finita. Tutte le soluzioni sono state già praticate, tutto è stato già raccontato, la progettazione è finita. Architetti intrappolati in un passato, con il quale non si riesce ad instaurare un confronto alla pari e un futuro incerto e impossibile da prevedere. Alle volte comincio a pensare che la stessa parola Architettura cominci a far paura e chissà che un giorno non la vietino anche nelle facoltà. Così avremo restauratori, tecnologi esperti di eco sostenibilità ambientale, urbanisti e grafici. Perche ormai se impari a fare render in ottima risoluzione troverai lavoro e sarai anche pagato bene. Spesso ore e ore di lavoro passate a rappresentare una realtà che non sarà mai reale, per concorsi che non si vinceranno, per progetti che non si costruiranno.

Tuttavia c ‘è una verità nell ‘affermare la morte dell ‘architettura, se Dio è morto e l ‘architetto si sente una divinità certo allora diremo che l ‘architettura è morta. Se invece consideriamo l ‘architetto come un uomo ecco che l ‘architettura ci appare come legata indissolubilmente al destino dell ‘umanità e quindi non solo ancora viva ma anche nel pieno della sua crescita, considerando che andiamo verso i nove miliardi di abitanti. L ‘architettura disegna lo spazio per lo svolgersi delle ritualità umane ed è viva perche la natura dell ‘uomo è strettamente connessa al rito, che poi non è altro che la ricerca di senso. Qualsiasi civiltà avrà sempre bisogno di luoghi dove svolgere il proprio essere sulla terra e l ‘architettura ha il compito di raccogliere questo bisogno trasformandolo in spazio. Molti illustri professori e colleghi criticano gli sviluppi dell ‘architettura contemporanea che si stanno diffondendo in tutto il mondo. Non si rendono conto che il giudizio non deve essere di tipo stilistico ma bisogna chiedersi se un edificio riesca a rappresentare lo spirito di un ‘epoca, un gruppo di persone. Se la risposta è affermativa, allora quella è architettura più dei progetti finti che si producono in facoltà, masturbazioni in cui studente, assistenti e insegnante passano giorni per trovare una soluzione al prospetto dell ‘ipotetico centro delle arti e dello spettacolo per il laboratorio di progettazione architettonica.
Ho sempre pensato all ‘architettura come una narrazione di un ‘umanità che racconta se stessa, un poema epico scritto da molte persone che mettono insieme mito e storia, testo capace di avere tantissime interpretazioni diverse a seconda del punto di vista. Naturalmente a volte può accadere che la sensibilità di un singolo riesca a rappresentare compiutamente un pezzo di questa tela, ma anche allora egli non sarà che un interprete di una volontà già esistente e tuttavia ancora inespressa. Presa coscienza della crisi delle soluzioni metafisiche non resta che ripartire dal dato reale, senza mai perdersi in lucubrazioni stilistiche.
Partiamo dal capitale ambientale. Oggi non è più possibile parlare di artificiale e naturale, l ‘impronta dell ‘uomo sulla terra ha condizionato l ‘intero pianeta e il confine è ormai superato. L ‘architettura è come un organismo vivente che deve essere capace di cambiare in base alle richieste esterne, l ‘ambiente. Ogni elemento è una cellula di un organo che permette la vita della Terra. Maggiore sarà la resilienza di ogni singolo organo migliore sarà il funzionamento dell ‘intero organismo. Affinche il capitale ambientale sia utilizzato al meglio è necessario lavorare sul capitale umano. Destinatario primo, l ‘uomo disegna, interagisce e cura l ‘organismo nel quale vive e che infondo è lui stesso. Il nesso tra i due è la sostanza materica, il dato reale, veicolo di idee, punto di incontro, massa pensante mai ferma, sempre in movimento, capace di trasformarsi in base alle esigenze. Infine l ‘altro anello di congiunzione è la realtà virtuale: internet, la realtà aumentata, la possibilità di sviluppare sistemi open source stanno trasformando la nostra vita. Sarà sempre più importante il concetto di campo, cioè quell ‘insieme di relazioni che combinate danno forma a qualcosa di nuovo. E ‘ finito il tempo in cui si pensava alla figura dell ‘architetto come creatore e divino. Finalmente libero da sovrastrutture l ‘uomo sarà capace di costruire il presente. La molteplicità degli esseri umani si trasformerà in una molteplicità di architetture diverse. E in realtà è già così, e mentre nelle scuole si celebra il funerale dell ‘architettura fuori nessuno si accorge della forza con cui si espande attraverso i continenti. Non solo l ‘architettura non è morta, ma è finalmente giunta alle grandi domande, finalmente libera. Non bisogna che vivere il proprio tempo con fiducia e forza senza rimanere schiacciati dal peso del passato e dal senso di incertezza rispetto al futuro. Hic et nunc.

L ‘architettura siamo noi, è vero, ma anche voi. L ‘architettura è vostra ed è anche nostra, ma, in fin dei conti è a voi che appartiene. Quanto è difficile condividere il proprio amore, si preferisce piuttosto piangerlo come già morto.

DATI PERSONALI:
Nome: Fanny
Cognome: Ciufo
Data di nascita: 07/11/1991
Professione: studentessa di Architettura

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