Il caso di Lisbona. Una città nata più volte_ di Matteo Carmine Fusaro

Testo inedito

Parlare oggi di Lisbona significa parlare, come afferma Gon├ºalo Byrne, di una città straordinariamente bella, accogliente e millenaria (1). Parlare oggi di Lisbona vuol dire descrivere una capitale europea periferica ma allo stesso tempo attrattiva e ricercata, di un centro ricco di contraddizioni al pari delle maggiori capitali europee; significa parlare anche delle sue tradizioni e della sua arte più manifesta, di azulejos e di Fado, del Tejo solo testimone delle vite dei suoi abitanti, di un’atmosfera proiettata al tempo stesso verso l’Oceano Atlantico e verso l’Europa, di alcuni tratti distintivi che si possono cogliere, come sapientemente ci fa capire Wim Wenders nel film Lisbon Story, solo attraverso l’esperienza di vivere direttamente la città.
Per capire quello che Lisbona oggi è diventata, è comunque necessario guardare e comprendere la sua storia. Il passato recente della città rivela sostanzialmente una metropoli fragile, dove il tempo è stato spettatore di un susseguirsi di periodi di rovina e costanti periodi di rinascita.
Lisbona ha subito infatti, a partire dal 1700, diverse trasformazioni urbane, diverse occasioni di rigenerazione in seguito ad eventi storici epocali di diverso tipo. Il primo di questi avvenimenti considerati è senza dubbio il terremoto del 1755, una vera e propria catastrofe che precedette anche uno tsunami e un incendio: si parla in merito a questo evento del terremoto documentato più forte della storia europea, in cui si è verificata la distruzione di una parte significativa della città; il quartiere di Baixa venne completamente distrutto, ma oggi la stessa zona è uno dei quartieri più rappresentativi della città in seguito alla ricostruzione post catastrofe. Ad una zona nata male su terreni paludosi e insalubri, nel quale proliferavano malattie ed epidemie, si sostituì una nuova città illuminista, luminosa e rispettosa del resto del costruito.
Compiendo un balzo temporale in avanti di due secoli, un altro avvenimento molto importante ha attraversato il Portogallo e, di conseguenza, ha avuto nella sua capitale un riflesso considerevole: stiamo parlando stavolta di un avvenimento di carattere politico che è sfociato nella celebre Rivoluzione dei Garofani del 25 aprile 1974. Questa data, che viene festeggiata oggi in tutta la nazione, sancì sostanzialmente un processo di trasformazione democratica del paese ed è fondamentale perche ha dato vita, a Lisbona come ad Oporto come, anche se in maniera minore, nel resto del territorio, ad un ambiente di rinnovamento basato sull’Architettura, in altre parole su una solida cultura architettonica che è divenuta un riferimento nella produzione architettonica degli ultimi decenni (2).
In tempi più recenti l’incendio del 1988 del Chiado, un quartiere centrale investito da una fase di abbandono, fu l’avvenimento che richiese l’intervento di soluzioni per scongiurare il crescente degrado del centro e per rafforzare il senso di città completa: Alvaro Siza, con un intervento considerato da molti sensibile e per certi versi anche poetico, scelse di approfondire in particolare il concetto di interconnettività per rimarcare la centralità storica della città.
Se da un lato si cercò di salvaguardare il centro cittadino, negli anni Novanta del Novecento alla periferia di Lisbona venne programmato, utilizzando l’evento dell’Expo del 1998, il rilancio di una parte della città divenuta in stato di abbandono, utilizzando delle aree occupate da industrie dismesse. A tal proposito si parla oggi di una città nuova, nata tra la principale linea ferroviaria condensata nella stazione Gare do Oriente, griffata Calatrava, e delimitata da una delle principali dominanti ambientali della città, il fiume Tejo.
L’eccezionalità di questo intervento non è solo da ricercarsi nella riqualificazione di un’area industriale dismessa, ma soprattutto nell’idea che l’Esposizione Universale fosse un avvenimento temporaneo e che fosse necessario avere chiaro da subito il destino dell’area dopo l’evento.
Lo stesso Siza realizzò per Expo ’98 una delle sue opere più brillanti, il padiglione portoghese; utilizzando un linguaggio prettamente monumentale attingendo dalla scuola italiana, nella fattispecie facendo riferimento alle architetture di Terragni, Siza ha reso alla città un’opera architettonica emblematica, la cui immagine si cristallizza nell’immaginario collettivo nella copertura in cemento armato continuo, realizzata senza giunti come a imitare una tenda, una vela che avrebbe coperto i capi di Stato di tutto il mondo.
Come ha affermato Souto de Moura, curatore degli allestimenti interni del padiglione, oltre alla monumentalità quello che è degno di nota è il carattere urbano e domestico dell’opera, espresso nell’altezza massima di 12 metri sulla strada e nei 45 centimetri di altezza per i sedili in pietra, proprio in virtù del fatto che l’Expo sarebbe dovuto diventare città (3).
Questi caratteri sono presenti nella maggior parte delle opere realizzate per l’evento, e probabilmente sono difficilmente replicabili nella maggior parte dei luoghi dove si terrà in futuro la manifestazione: la ricostruzione culturale di un intero paese e gli ingenti finanziamenti per l’integrazione derivati dall’entrata nell’Unione Europea sono stati fondamentali non soltanto per la riuscita dell’evento, ma soprattutto come detto per la costruzione di una nuova parte di città.
Per capire Lisbona pertanto è necessario uno sguardo teso ai suoi tratti distintivi in relazione al modo in cui si sono formalizzati, in altre parole è fondamentale guardare l’andamento storico di una città nel quale a gravi periodi di crisi sono corrisposti positivi periodi di rigenerazione. Quello che è interessante notare è vedere come Lisbona sembri avere questa capacità, ancora oggi, di rivelare in modo molto evidente il territorio che la sostiene, come dice Carrilho da Gra├ºa quasi come se la città fosse un vestito calato sopra un corpo che si rivela e che diventa costantemente visibile (4), come se fossero le persone ad appartenere al territorio e non viceversa (5).
Lisbona oggi deriva anche da queste esperienze; come esprime cinematograficamente Wim Wenders qua più che altrove la città richiede esperienza diretta di tridimensionalità, un investimento di tutto il corpo che nessuna simulazione può sostituire, una sorta di esperienza sensoriale al pari di quella che viene fatta vivere a Winter per le strade di Alfama in Lisbon Story (5). ├ê solo operando in questo modo che è possibile capire e comprendere quella città straordinariamente bella, accogliente e millenaria che Lisbona si dimostra, una città effettivamente nata più volte.

NOTE:
(1) BYRNE G., La Lisbona di Gonçalo Byrne, in Domus, 986, dicembre 2014, pp. 135-140.
(2) FRAMPTON K., Alvaro Siza. Tutte le opere, Electa Architettura, Milano, 2005.
(3) ESPOSITO A., LEONI G., Eduardo Souto de Moura. Tutte le opere, Electa Architettura, Milano, 2012.
(4) Esposizione Carrilho da Graça: Lisboa, Garagem Sul do Centro Cultural de Belem.
(5) MACIOCCO G., The Territorial Future of the City, Springer Science & Business Media, 2009.

DATI PERSONALI:
Nome: Matteo Carmine
Cognome: Fusaro
Data e luogo di nascita: 18/05/1990 o Sassari (SS)
Professione: Dottore in Architettura

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