Olimpiadi 2014 Roma – di Massimo Locci

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La candidatura per le Olimpiadi 2024 a Roma riapre un ‘annosa questione sull ‘opportunità di ospitare in Italia un grande evento sportivo o culturale. Ci si divide tra chi ritiene che potrebbe essere un ‘occasione efficace per avviare importanti processi di trasformazione urbana e chi, viceversa, teme l ‘ennesimo tracollo economico, disorganizzazione, ruberie. Personalmente ritengo inaccettabile quest ‘ultima posizione, in quanto nichilista: non lascia alcuna speranza per il futuro della città e della nazione. Anche se, anch ‘io, temo molto che l ‘evento possa diventare un ‘occasione sprecata (come per i Campionati mondiali di calcio) e che si debba programmare nell ‘ordinario, non rinuncio a pensare che possa costituire una significativa opportunità di sviluppo, per la riorganizzazione complessiva delle funzioni urbane e per riconvertire gli ambiti degradati in luoghi attrattivi e utili per la cittadinanza. Inoltre, poiche si presuppongono rilevanti impegni finanziari (anche con sponsor privati) e una forte esposizione mediatica, potrebbero incidere sulla struttura economica e produttiva della città, innescando un positivo effetto di volano keinesiano.

Uso il condizionale perche non sempre ciò è avvenuto. Per dare risposte alle problematiche urbanistiche legate a un grande evento sportivo, religioso (il Giubileo) o culturale (Expo, Città Capitale della Cultura), infatti, bisogna formulare un programma concreto e innovativo, ma, anche, realisticamente connesso con le esigenze future della città.

Storicamente Roma è profondamente mutata proprio in concomitanza dei Giubilei, come dimostra il cinquecentesco piano voluto da Sisto V per mettere in connessione le basiliche e i principali luoghi d ‘interesse urbani. Nell ‘ultimo Giubileo del 2000, però, sono state realizzate alcune architetture di pregio, come la Chiesa Cristo Redentore di Richard Meier e alcune piazze e sistemazioni esterne, ma nessuna con una valenza urbana capace di impostare una rinascita della città. (Nulla da segnalare per quello in corso).

Nel Novecento il primo grande evento è stato l ‘Esposizione Internazionale del 1911, legato al cinquantenario dell ‘Unità d ‘Italia, che ci ha lasciato utili opere di urbanizzazione primaria (tracciati viari integrati con il ponte Rinascimento) e due ambiti urbani di qualità (la sistemazione di Valle Giulia e il Quartiere Mazzini), tutti in linea con quanto previsto dal PRG del 1909. Più lunga, controversa e complessa è la vicenda dell ‘E42, l ‘Esposizione Universale non realizzata per la guerra, oggi EUR.

Anche le Olimpiadi del ’60, presentano aspetti controversi. Sono strategie positive l ‘aver riutilizzato e ampliato gli impianti esistenti, la realizzazione di alcune infrastrutture di connessione con l ‘EUR (scelto come secondo polo per le manifestazioni sportive con il Palazzo dello Sport, il Velodromo, il lago e le piscine) e la riqualificazione di una vasta area sotto Villa Glori, dove è stato costruito il Villaggio Olimpico, il Palazzetto dello Sport, lo Stadio Flaminio. Tutte le opere, inoltre, sono state completate in meno di due anni grazie alla logica razionalista del progetto, all ‘organizzazione di 33 imprese, con nuove attrezzature di cantiere e in media 900 operai al giorno.

Non è positivo che gli interventi realizzati abbiano, purtroppo, vanificato l ‘impegno di molti progettisti (ponendo una tara pesante sul nuovo Piano Regolatore) che in quegli anni stavano verificando per Roma altri modelli urbani. In particolare hanno di fatto impedito, in quella fase ma anche nei decenni successivi, che si potesse realizzare l ‘Asse Attrezzato dalla Tiburtina all ‘EUR, previsto già dalla metà degli anni ’50 e fondante il PRG del ’62. Viceversa, se il grande impegno finanziario messo in campo dallo Stato per le Olimpiadi fosse stato incanalato nel Sistema Direzionale Orientale, che integrava reti infrastrutturali, attrezzature di servizio e sistemi a verde, oggi Roma avrebbe un disegno molto più funzionale per la parte moderna e avrebbe potuto garantire una tutela più efficace del Centro Storico, dell ‘agro romano e delle aree archeologiche.

Per le Olimpiadi del 2024 è stato previsto un budget molto ridotto (5,3 miliardi di euro) per interventi in tre ambiti principali, parzialmente esistenti e/o in linea con le previsioni del PRG. Sono in programma il recupero e l ‘adeguamento di gran parte delle strutture utilizzate negli anni ’60 (compreso il fatiscente Stadio Flaminio), di quelle mai completate per i Mondiali di Nuoto del 2009 a Tor Vergata (le cosiddette vele con piscine-stadio da 8000 posti progettate da Santiago Calatrava), dove si ipotizza di realizzare anche il nuovo Villaggio Olimpico, la riconversione soft dei capannoni della nuova Fiera di Roma sull ‘autostrada per Fiumicino.

Dal dossier appena presentato, però, poco di significativo emerge sotto il profilo infrastrutturale, che è il deficit più rilevante della capitale: solo un potenziamento di strade esistenti e un ponte all ‘Ostiense. Soprattutto è rimasto fuori dal progetto generale il prolungamento del tracciato della metropolitana fino a Tor Vergata (in alternativa si prevede un tram con percorso protetto), dove oltre agli impianti sportivi ci sarà il nuovo Villaggio Olimpico, che diventerà, ancora una volta, un quartiere residenziale della città in pieno deserto e con pochi collegamenti.

Considerando che gli impianti sportivi saranno in vari ambiti di Roma, non appare sbagliata l ‘ipotesi di Paolo Berdini di riutilizzare le caserme abbandonate nella periferia est, cui aggiungerei anche quelle del Trullo, di viale Angelico e del Trionfale, tutte raggiungibili in 30 minuti dai campi di gara, come prevede il CIO.

In genere non s ‘intravede un disegno strategico di ampio respiro che comprenda l ‘intero territorio, quindi i comuni della Città Metropolitana (è come se non esistesse!), il sistema fluviale, l ‘agro romano.

Il complesso delle opere appare, per l ‘ennesima volta, non sufficientemente programmato, in alcune parti inopportuno e fuori scala dimensionale (il completamento delle vele di Calatrava può essere ben più costoso di quanto s ‘immagini), in genere è poco attento alle esigenze reali, sia per l ‘evento, sia pe quelle future della cittadinanza.

Italo Calvino affermava Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure; temo che, anche in questa circostanza, non riusciremo a superare timori e aspettative, a trovare un posizione univoca e convincente sull ‘opportunità o meno di far svolgere le Olimpiadi del 2024 a Roma.

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