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160211_Architettura post urbana ed Arte del Sè – di Felice Gualtieri

160211_Architettura post urbana ed Arte del Sè – di Felice Gualtieri

Autore: Felice Gualtieri
pubblicato il 15 Febbraio 2016
nella categoria Parole

Quando la Abramovic negli anni '70 iniziò i suoi esperimenti di performing art, non era del tutto chiaro quale fosse il ruolo del corpo nello sviluppo filosofico Occidentale. Gli strutturalisti francesi, tra cui Foucault, avevano riservato al corpo una posizione di grande rispetto nella costruzione delle loro teorie, soprattutto per dare fondamento a quelle proposte di rivolta che si erano manifestate alla fine degli anni '60. Affermando che potere e corpo erano sostanzialmente identici, rendevano visibile la struttura invisibile alla base del potere, trasformandolo, di fatto, da concetto astratto in apparato concreto e quindi intellegibile. Il Segno insieme al Corpo, è il secondo pilastro del Novecento. Se la realtà (e quindi la società con i suoi apparati di potere) non esiste senza i corpi, nemmeno ci potrebbe essere relazione senza segno. Il corpo, oltre ad essere fondamento, può diventare segno che rimanda all'altro. Nel complesso di queste trame reciproche appare la realtà fatta di relazioni e rimandi, ed è qui che ci viene data la possibilità di interpretare. Ma cosa significa interpretare? E come si costruisce un significato condiviso (il senso) nel momento in cui ognuno di noi si avventura in interpretazioni? Per Wittgenstein l'interpretazione era un addestramento di specie, un training imposto ad ognuno dalla nascita. Noi interpretiamo perche veniamo istruiti a farlo all'interno di una cornice comune di regole che demarca il dentro dal fuori, il conforme dal difforme etc. E' evidente che questo fatto richiama in causa la questione del come e del chi seleziona il tipo di addestramento dominante e quale sia l'organizzazione sociale che crea i presupposti per la sua diffusione. La politica nasce proprio come arte di negoziare le regole e quindi di dare un senso alla realtà. La città è il campo prediletto dell'interpretazione nella misura in cui diviene spazio politico, cioè luogo dove negoziare le regole e dove esprimere i modelli di realtà. Senza la città avremmo il nulla della significazione: per questo l'urbanesimo ha un peso tanto straordinaria quanto complesso nella vita interpretativa degli esseri umani... Se chiedessi a qualcuno di rappresentare Parigi, probabilmente produrrebbe un'immagine con la Tour Eiffel; per Roma abbozzerebbe un Colosseo o la cupola di Michelangelo. Il Benchmark è la cristallizzazione dell'immagine urbana in particolari tipi di corpi (divenuti segni) che diventano tanto più rappresentativi quanto maggiore è la perdita del senso fisico della città che sperimentiamo con la scomparsa del limite urbano. Pensare che l'evoluzione digitale non abbia ulteriormente modificato la percezione fisica delle città ponendosi come fenomeno sconnesso dall'evoluzione urbana, è a dir poco sconcertante soprattutto se sostenuto da autorevoli esperti di studi urbani. Ed è invece proprio la rivoluzione digitale ad assestare l'ultimo colpo alla storia delle città e ad inaugurare l'inizio dello sviluppo post urbano, cioè quel superamento della tirannia fisica e spaziale sui corpi che si è espressa a partire dall'architettura moderna fino allo Star System e alla ridicola riduzione del naturale a mera cornice scenica. L'Arte del Sè sopraggiunge con le possibilità di sviluppare una vita libera ed indipendente dal vincolo urbano imposto sul corpo, che si allenta sotto le pressioni della digitalizzazione. Il tele lavoro, l'ubiquità fisico-informativa, wiki house, i servizi on demand, le tecnologie blockchain sono alcune delle applicazioni che inaugurano il post urbanesimo come necessario sviluppo di una società capitalistica ormai in profonda crisi. L'abitare diviene iper-fisico, con le coordinate di riferimento che non sono soltanto quelle spaziali (xyz) ma quelle di un multiverso operativo plasmato da una miriade di se individuali. L'individuo e l'unità del suo corpo si sdoppiano in un miriade di piani diacronici che ne moltiplicano il campi operativi e ne cambiano le coordinate spazio-temporali; per parafrasare Levy: mentre dormo, il mio angelo continua ad agire nel mondo virtuale. Questi modi dell'abitare contemporaneo ribaltano le condizioni ereditate dalla modernità urbana e metropolitana e portano a compimento alcuni processi iniziati con il monachesimo occidentale per arrivare a Thoreau e cioè alla possibilità di muoverci verso l'esterno senza i vincoli gravitazionali di un centro ormai privato della sua forza centrifuga, La periferia viene estesa all'intero spazio dell'alterità, che travalicando gli stessi confini urbani si dispiega nei deserti, nelle foreste nelle banlieu, nei villaggi, nella provincia italiana e nei luoghi altri. E' solo qui che può nascere una nuova vita ed una nuova architettura, quella post urbana. In copertina: ®Salvatore Di Vilio

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