La scomparsa dell’architetto

la scomparsa

├ê sotto gli occhi di tutti: l’architetto in realtà, nel bel paese, sta scomparendo. Viene in mente il noto articolo di Pasolini sul Corriere del 1975 sulla scomparsa delle lucciole nelle campagne notturne. La figura professionale che si era accresciuta dal dopoguerra sembra ormai al tramonto. Così dai clienti privati è visto come una specie di facilitatore burocratico inevitabile e da quelli pubblici come una fastidiosa incombenza legislativa da rispettare senza alcun valore reale.

Ma non è sempre stato così, solo qualche decennio fa c’era una certa sinergia delle parti verso la volontà di realizzare qualcosa di buono, il committente, il progettista, l’impresa, l’ente pubblico non erano impegnati con tutte le forze in una costante guerra di tutti contro tutti. L’aspetto della giuridificazione delle nostre vite non era ancora così asfissiante. Di conseguenza la fiducia è scomparsa: dobbiamo difenderci da tutto e da tutti, siamo sospettati, sotto inchiesta, siamo costretti a procurarci validi alibi. Risultato: fare qualsiasi cosa è diventata complicatissimo, anzi quasi impossibile.

├ê un peccato perche in realtà la figura dell ‘architetto è fondamentale nella società e lo sarà sempre di più, si tratta di un ruolo di regia importantissimo, la sua capacità di sintesi delle diverse discipline è l’unica che possa garantire ottimi risultati nell’intervento sul territorio, la sua attività multiforme che coordina gli aspetti tecnici e umanistici è essenziale per favorire la qualità della vita dell’uomo sulla terra. L’architettura è la sintesi di tutto il sapere e del suo rapporto concreto con il mondo, di conseguenza recuperare la figura dell’architetto sotto una nuova luce, con un ruolo più intelligente e calato nel reale è essenziale.

Ma non tutto è perduto, oltre allo sforzo che dobbiamo compiere nel generale ripensamento, sono convinto che la nuova generazione abbandonando il peso delle ideologie del passato e favorendo il suo spirito di concretezza combinato con l’uso nativo delle tecnologie potrà riservare molte sorprese positive. Forse, se non saremo così ciechi da impedirglielo, anche nel nostro martoriato paese i millenials costituiranno i veri buoni germogli che matureranno nel futuro e che determineranno l’auspicata ricomparsa dell’architetto.

2 Comments

  1. Romolo 08/02/2016 at 18:11

    Vedremo soltanto una sfera di fuoco
    pi├╣ grande del sole, pi├╣ vasta del mondo;
    nemmeno un grido risuonerà
    solo il silenzio come un sudario si stenderà
    fra il cielo e la terra
    per mille secoli almeno
    ma noi non ci saremo.

    Poi per un anno la pioggia cadrà giù dal cielo
    e i fiumi solcheranno la terra di nuovo,
    verso gli oceani scorreranno
    e ancora le spiagge risuoneranno delle onde
    e in alto nel cielo splender├á l’arcobaleno
    ma noi non ci saremo.

    E catene di monti coperti di neve
    saranno confine a foreste di abeti
    mai mano d’uomo le toccher├á,
    e ancora le spiagge risuoneranno delle onde
    e in alto, lontano, ritornerà il sereno
    ma noi non ci saremo.

    E il vento d’estate che viene dal mare
    intonerà un canto fra mille rovine,
    fra le macerie delle città,
    fra case e palazzi che lento il tempo sgretolerà
    fra macchine e strade risorgerà il mondo nuovo
    ma noi non ci saremo.

    E dai boschi e dal mare ritorna la vita
    e ancora la terra sarà popolata,
    fra notti e giorni il sole farà le mille stagioni e ancora il mondo percorrerà
    gli spazi di sempre per mille secoli almeno
    ma noi non ci saremo.

  2. antonio iannece 18/04/2016 at 11:38

    Sintesi efficacissima, gi├á sottoscritta e rilanciata. Corretta nell’analisi, bella per l’auspicio di salvezza che la conclude 🙂

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