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160114_Architettura in Calabria: quattro cause di un ‘assenza – di Felice Gualtieri

160114_Architettura in Calabria: quattro cause di un ‘assenza – di Felice Gualtieri

Autore: Felice Gualtieri
pubblicato il 16 Gennaio 2016
nella categoria Parole

Per chi, come me, si appresta a scrivere o a parlare di Architettura in Calabria il primo ostacolo che incontra è l 'assenza di un repertorio specifico relativo a quanto e cosa si sia prodotto negli ultimi anni. Esistono poche, anzi pochissime, pubblicazioni che evidenziano un numero tutto sommato esiguo di opere (almeno per il periodo dal dopoguerra) e relativamente poco conosciute. Queste opere, spesso, non raccolgono il consenso dell 'opinione pubblica che le tratta con assoluta indifferenza, non riuscendo a percepirle come bene comune; il risultato è un 'inevitabile condizione di degrado, un po ' come è avvenuto per la produzione della Primavera siciliana quando tra il 1980 e il '90 tra la Valle del Belice e Cefalù si sono cimentati autori come Quaroni, Nicolin, Purini, Ungers o artisti del calibro dell 'Accardi o di Beyus. Eppure, anche se consideriamo l 'intero panorama meridionale, stiamo parlando di un centinaio di opere di qualità in 20 anni su un territorio, che solo a considerare quello della Sicilia misura 25000 kmq (quasi come Olanda o Belgio). E ' inevitabile parlare di assenza. Più problematico e capirne il perche. Provo a suggerire 4 cause: [CAUSA 1] - Crisi dell ' immaginario collettivo: Incapacità di una comunità di proiettarsi nel futuro, di pensare un modello di vita desiderabile oltre il semplice accoglimento passivo. E ' come se l 'eccessiva soggezione verso un passato storico troppo ingombrante abbia schiacciato ogni possibilità di proiezione nel futuro. Se poi si aggiunge che al Sud (ma anche nell 'Italia intera) un 'interpretazione troppo tecnica e fredda della modernità ha azzerato le istanze più utopiche, otteniamo un eccessivo interesse per strade, ponti e ferrovie (con burocrazia annessa e culto della quantità) piuttosto che per il modello di vita che di quelli era a fondamento, capace cioè di spingerci in una dimensione futura. La scala sociale completamente assente, con diritti di nascita immutabili e nessuna possibilità di cambiamento, completa la zavorra. Rispetto a questa causa difficilmente l 'architettura da sola può avere un ruolo risolutivo. E ' richiesta una nuova progettualità collettiva con un insieme di azioni più ampie: sociali, politiche e culturali. [CAUSA II] - Atrofia dello sguardo : è l 'incapacità di giudicare lo spazio in maniera oggettiva a causa di assuefazione verso una situazione diffusa che viene percepita come originale e fondante. La percezione del NON-Finito calabrese è divenuta la regola dello spazio pubblico: autocostruzione, quartieri abusivi, case senza intonaco, palazzine non-finite si impongono come sentire comune, generando il rigetto di molte buone opere che vengono percepite come corpi estranei del tessuto sociale. E ' sostanzialmente un problema di percezione che richiede una rieducazione dello sguardo ed una nuova funzione pedagogica, che può poggiarsi non solo sugli strumenti più classici ma anche facendo uso sapiente dei nuovi mezzi digitali. Bisogna inoltre guardarsi dalla tentazione che la percezione popolare sia sempre corretta: spesso invece si possono apprendere e tramandare percezioni corrotte da una formazione e da una consuetudine sbagliata. Nello stesso tempo l 'imposizione autoritaria di un unico punto di vista con il quale giudicare una percezione corretta, rischia di mortificare il risveglio critico dello sguardo collettivo. E ' un lavoro estremamente delicato che richiede sensibilità ed intelligenza strategica nella formazione di un nuovo sentire che possa sostituirsi e rigenerare i mali dello sguardo. [CAUSA III] - Carenze normative a favore dell 'Architettura di qualità. Spesso le Amministrazioni Pubbliche trovano difficoltà (tecniche, economiche ed amministrative) a puntare sulla qualità delle opere (anche attraverso Concorsi di idee e di progettazione). A questo proposito non posso non ricordare un interessante Disegno di legge sulla qualità in Architettura (Legge Zanda) che vorrebbe introdurre nel nostro ordinamento la nozione di qualità architettonica: le opere vengono appaltate a chi le progetta meglio, piuttosto che a chi le offre al minor prezzo. Secondo il disegno di legge, questo risultato si consegue, tra l 'altro, con: E ' evidente che senza un incentivo normativo nella direzione di un 'Architettura di qualità diventa difficile, soprattutto per le amministrazioni periferiche, riuscire ad occuparsi di un problema che spesso non viene riconosciuto tale, dovendo occuparsi piuttosto di posti di lavoro che del tempo da dedicare alla bellezza. [CAUSA IV] - assenza di un sistema organico a sostegno dell 'architettura. Un sistema organico per l 'architettura comprende: - una rete di critici professionisti. - un sistema di pubblicazioni specialistiche ( una rivista semestrale sull 'Architettura Calabrese per esempio) - incentivi e premi alla buona committenza - bonus per l 'aggiornamento dei saperi e delle capacità tecniche delle ditte esecutrici. In questo dovrebbero avere un ruolo centrale gli Ordini professionali ma un supporto può venire anche delle reti digitali che permettono discussioni e condivisioni sicuramente più veloci e democratiche. La Sicilia, che seppur condivide con noi i medesimi problemi, è riuscita negli ultimi anni a costruire un sistema a sostegno della buona architettura. E i risultati si vedono. L 'auspicio è che anche la Calabria si allinei presto a questo percorso virtuoso. In copertina: Piazza Matteotti_Catanzaro (Franco Zagari)