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#PRESSTLETTER#CRONACHE E STORIA o NOVEMBRE 1965 – di Arcangelo Di Cesare

novembre 1965

Nel fascicolo di novembre 1965 Bruno Zevi, dedicava il suo editoriale al concetto di Urbatettura di Jan Lubicz-Nycz; questa tesi, che Zevi farà sua, accompagnerà il Critico per il resto della sua vita fino al convegno di Modena su Paesaggistica e Linguaggio Grado Zero dell ‘Architettura.

Diventerà la settima invariante del suo Linguaggio moderno dell ‘architettura; quella capace di riassumere gli elementi architettonici elencati e scomposti nelle prime sei.

La reintegrazione edificio, città e territorio era uno dei temi più studiati negli anni ’60 e Lubicz-Nycz fu uno dei più tenaci e coerenti sostenitori di nuove configurazioni dei modelli urbani.

In un ‘epoca in cui il processo di urbanizzazione accelerava rapidamente, l ‘architettura non poteva più essere una disciplina dedicata solo alla progettazione di singoli edifici con scopi specifici.

Si creavano forme inefficienti, ammassi anti-economici con enorme spreco di terreno, di comunicazione e di servizi e conseguente impoverimento delle invenzioni spaziali.

Il tentativo di Lubicz-Nycz andò in direzione opposta e contraria: cercò di non configurare singoli edifici in competizione tra di loro ma di creare delle strutture organiche, con una pluralità di funzioni, atte a formare dei Gusci-Contenitori.

La forma segue la funzione era il metodo collaudato, e un pochino stantio, del movimento architettonico moderno; la concezione di Lubicz-Nycz capovolse questo assioma creando un ‘alternativa devastante: con il principio dei contenitori, mescolando le funzioni, riusciva a liberare la forma. Con il secondo posto al concorso per il centro di Tel Aviv e soprattutto con la vittoria al concorso del nuovo Kursaal a San Sebastian, Lubicz-Nycz riuscì a dimostrare la fattibilità delle proprie idee riuscendo a creare contenitori urbani in forme nuove e dinamiche come mai visto prima.

Non realizzò, purtroppo, nulla di quanto progettato validando il pensiero che vede il destino di chi innova, e pone in discussione lo status quo vigente, bollato come visionario.

Ci restano però i concetti che, guardando le nostre periferie, mi sembrano ancora molto validi.

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