La nascita del restauro. Dall ‘antichità all ‘Alto Medioevo, di Alessandro Pergoli Campanelli – di Massimo Locci

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La nascita del restauro. Dall ‘antichità all ‘Alto Medioevo, di Alessandro Pergoli Campanelli per Jaca Book, è un libro originale che, a dispetto della complessità dell ‘argomento, delle 35 pagine di bibliografia e delle erudite citazioni, si legge con interesse e relativa leggerezza. L ‘autore vuole confutare una teoria ormai storicizzata che colloca nell’ottocento la nascita del restauro, quale noi oggi lo intendiamo, cioè intende considerare la moderna disciplina come connotante e caratterizzante l ‘intera cultura occidentale: non più privilegio esclusivo dell ‘era scientifica moderna (Le mot et la chose sont modernes evidenziava Viollet- Le-Duc nel 1865).

┬½Certe affermazioni o aveva affermato Pergoli Campanelli- sono giustificabili in un periodo prossimo alla cosiddetta Restaurazione, in chi era incaricato di ripristinare i monumenti devastati dalla furia della Rivoluzione francese. In Italia, però, già nell ‘antichità classica si trovano numerose testimonianze di azioni di tutela. E ci si può spingere ancor più lontano: numerose evidenze archeologiche mostrano come già in epoca preistorica si svilupparono tecniche per riparare le ceramiche. Non c ‘era il consumismo ed era necessario conservare a lungo quel che si aveva. Ma si può cominciare a parlare di vere e proprie attività di restauro solo là dove si riscontrano attenzioni a particolari valori (simbolici, religiosi o artistici) che non si vogliono perdere. Lo si nota in alcune ceramiche rinvenute nei territori dell ‘antica Etruria, restaurate con tecniche complesse, nell ‘intento di non alterare l ‘opera di maestri come il celebre Euphronios. Solo, col cristianesimo, però, la cultura del restauro inizia la fase moderna┬╗.

L ‘autore, dunque, in sintonia con altri autorevoli storici, quali Brandi e De Angelis D ‘Ossat, rintraccia le radici della moderna disciplina in epoche molto più lontane dal XIX secolo. Parte dal tardo neolitico e arriva all’epoca classica, agli inizi del Medioevo, nel VI e VII secolo. Pergoli definisce un suggestivo percorso interpretativo che intende legare le origini del restauro alle radici della cultura occidentale. Fonda il ragionamento sia su basi interpretative, sia su testi antichi e provvedimenti legislativi delle varie epoche (in particolare dalla Grecia alla tarda antichità), da lui direttamente tradotti e commentati.

Ciò che emerge con chiarezza è che molti interventi del passato possono ragionevolmente essere considerati “restauri”, intesi come interventi realizzati nella consapevolezza delle teorie e metodologie restaurative. In molti riferimenti storici s ‘individuano con chiarezza le tecniche d’intervento, con differenziazione delle parti aggiunte e linguaggi attenti a non alterare i segni autografi dei maestri, distinzione di trattamento nell ‘unità di materia tra le preesistenze e le nuove addizioni.

Personalmente mi sono spesso interrogato sulla combinazione di ‘antico e moderno ‘, di tecniche e linguaggi espressivi contrapposti, nel Pantheon di Roma che, in tal senso, può essere un esempio estremamente efficace. L ‘intervento realizzato da Apollodoro da Damasco per l ‘imperatore Adriano (segnatamente la grande sala cilindrica con la cupola a cassettoni) che si affianca al pronao del periodo repubblicano di Agrippa è solo un ‘addizione di due parti distinte o è un’originalissima idea di palinsesto architettonico?. La crasi espressiva trova il suo punto di forza proprio nel confronto/scontro tra le morfologie, ma anche tra materiali e tecniche costruttive, tra nuovo e preesistenza consapevolmente restaurata, cioè nel rispetto dei caratteri originari?.

Se è vera questa seconda ipotesi l’idea stessa di restauro era già presente in quell ‘epoca, quindi, si lega inscindibilmente con la storia dell ‘architettura nel suo complesso e giunge a noi vivacizzata e moltiplicata da mille soluzioni consapevoli attuate nei secoli. In questa prospettiva interpretativa delineata da Pergoli Campanelli il restauro, che ha finora costituito un settore disciplinare autonomo, andrebbe a condividere con l ‘architettura le medesime impostazioni teoriche, strategie, linguaggi e logiche di valorizzazione del contesto. Rimane differente solo la tecnica specialistica e la metodologia operativa. Da luogo concettuale della conservazione della memoria, il restauro diventa anche valorizzazione dello spazio antropico nel suo complesso, acquista nuove finalità, prospettive e significati centrali nella disciplina del progetto.

Il valore della verità tettonica e materica è un ‘altra originale tesi sostenuta dall’autore, che si lega inscindibilmente con la sensibilità per la conservazione, tipica dell’approccio italiano, formatasi sul finire del mondo antico come ┬½sincretismo fra la cultura cristiana e le strutture giuridiche del mondo romano┬╗. Questa sensibilità per la conservazione della materia autentica, depositaria di valori immateriali e spirituali, deriva dall ‘innestarsi della cultura cristiana sulle strutture dell ‘impero romano attraverso l’innovativo sistema giuridico (finalizzato anche a tutelare i beni artistici) e una visione lineare del tempo. In tal senso Giovanni Carbonara nella prefazione evidenzia ┬½in questo libro la prospettiva storica si allarga e s ‘approfondisce nel tempo e nello spazio, venendo a interessare vicende relative all ‘intera Europa [dimostrando ÔǪ] che forme di consapevole ‘restauro ‘ e non di semplice ‘riparazione’, ‘riuso’ o ‘recupero’ funzionale sono attestate già in una lontana antichità┬╗.

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