renzo piano

Ad ogni catastrofe francese i grandi giornali italiani riaprono alla loro maniera il tema della Banlieue, e quindi della periferia. Queste periferie che causano disagio sociale, e che dunque, indirettamente, forniscono materiale umano per il terrorismo. Riaprono il tema alla loro maniera, ossia: che cosa ne pensa Renzo Piano? Insomma, un po ‘ come rubriche dei rotocalchi per signore a proposito del salotto o del bagno di casa: la rubrica il parere dell ‘architetto.

Invero, potrebbe anche essere interessante per misurare l ‘evoluzione del pensiero di Renzo Piano visto dai giornali nel corso del tempo. Diciamo anche solo dal novembre 2005 (intervista di Curzio Maltese su Repubblica al novembre 2015, articolo su sua lezione alla Columbia pochi giorni dopo la strage del Bataclan. (per i link agli articoli, andare in fondo allo scritto)

La colpa però non è tanto, non è solo, dei giornali e tantomeno non di Renzo Piano. Se i giornali , da dieci anni a questa parte, a proposito delle periferie continuano a rivolgersi solo a Renzo Piano, ci sarà pure un motivo. E il motivo è che il mondo dell ‘architettura , su questo tema cruciale, sta producendo poco; troppo poco, troppo sporadicamente e troppo superficialmente, laddove Piano comunque è uno dei pochi che in qualche modo ci si applica.

In realtà, bisognerà pure, un bel giorno, prendere atto, o quantomeno discutere a fondo se non si è d ‘accordo, di tre cose molto semplici, che sono talmente semplici che non si usa dirle o specie ad una platea competente o per timore di dire banalità, di semplificare troppo – ma che qui oso elencare in modo assai sintetico :

  1. a) il modello di crescita della città moderno basato su concetti Lecorbusieriani, in realtà combinato con modelli tipo villettopoli, non ha funzionato o funziona male, almeno per gli abitanti e per la amministrazione pubblica (laddove funziona discretamente solo per alcuni stakeholders come dicono gli esperti). E quantomeno, questo modello richiede adattamenti e miglioramenti piuttosto consistenti, anche se si spera di rimediare a buon mercato con rammendi o rigenerazioni.
  2. b) la cultura architettonica contemporanea non ha proposto modelli d ‘intervento realmente alternativi a quelli che o in modo che farà orrore agli accademici ma credo chiaro e sintetico o abbiamo sopra definito lecorbusieriani e tipo villettopoli. O meglio, una certa parte della cultura architettonica, antimoderna, non senza ragione ha proposto un ritorno a modelli urbani ed architettonici ottocenteschi (Leon Krier, il new urbanism ecc.), ma queste proposte hanno avuto per lo più ricadute pratiche poco convincenti, e soprattutto in centri commerciali costituiti da capannoni travestiti da borgo storico italiano.
  3. c) in ogni caso, non si tratta oggi di pensare modelli alternativi integrali per nuovi insediamenti (come al punto b), dal momento che non ce n ‘è più bisogno, ma di pensare metodi e operazioni d ‘intervento specifiche sulle parti della città recenti, che non siano semplicemente la trasformazione partecipata e autocostruita di spazi di scarto (numerosi nelle periferie) in orti e giardinetti, qualche intervento d ‘arte pubblica sui muri ciechi o negli stessi spazi di scarto, cose certo buone ma temo niente affatto sufficienti.

Non è certo questa la sede per approfondire il discorso. Mi limito ora a dire che forse dovrebbe cambiare radicalmente il punto di vista. Spesso, si tratta il tema della periferia dal punto di vista del centro (anzi, direi che già parlare di periferia è indice di questo sguardo centralista). Forse è ora di invertire questo sguardo: partire dalle periferie. Chissà, forse è vero quel che dice Papa Bergoglio, che La realtà si vede meglio dalla periferia che dal centro.

COLLEGAMENTI PROPOSTI

a) Intervista di Curzio Maltese a Renzo Piano,22 novembre 2005:http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2005/11/22/renzo-piano-la-banlieue-sono-ghetti-da.html

b) L ‘articolo apparso su Stampa e Secolo XIX, 22 novembre 2015 (esattamente 10 anni dopo):http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2015/11/22/ASvm0uV-fanatici_portiamo_periferie.shtml

c) la mia posizione sulla iniziativa di Renzo Piano G124:http://presstletter.com/2015/02/periferie-g124-sambo-e-delusioni-di-guido-aragona/

d) il contesto della frase La realtà si vede meglio dalla periferia che dal centro, all ‘inizio di questa intervista: https://www.youtube.com/watch?v=E_JwNmSgVYs&spfreload=10

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