Perdite Ba o Ta o Clan – di Eduardo Alamaro

valeria

Siamo sotto shock, la notizia è nota: colossale furto al Museo di Castelvecchio di Verona. No, non hanno rubato l ‘allestimento di Carlo Scarpa, impagabile, invendibile, maÔǪ

ma serotinamente, serenamente, doce doce, il 19 novembre scorso una banda di professionisti, (solo tre persone, ma forse con basiti basisti interni), ha rubato 17 antichi dipinti (Tintoretto, Rubens, Pisanello, Mantenga ) di inestimabile valore commerciale, invendibili su mercato.

Per tale motivo si pensa che il furto sia stato fatto su commissione (si parla di possibili piste d ‘Oriente, dell ‘est Europa (Russia) o, narrativamente e mediaticamente molto più incisive, Oriente oltremare, (sceicchi e altro ÔǪ per possibili riscatti, petrolio, corpi d ‘arte per scambio prigionieri: la guerra total non escute colpi di scena).

L ‘astuto performen Vittorio Sgarbi (che sta sempre sul pezzo e sulla pezza a colore televisiva), la spara grossa e dice: ÔǪ Non escluderei un atto dimostrativo jihadista, perche questo furto è una vera e propria mutilazione di un museo al quale sono stati tolti 17 capolavori fondamentali della sua collezione. Conclude poi: Mi rendo conto che oggi è facile dirlo perche siamo suggestionati dai fatti jihadisti di Parigi, ma non lo si può escludere. In ogni caso è certamente uno dei furti più gravi della storia dell ‘arte italiana, una grave PerditaÔǪ..

Suggestioni, paure, ipotesi, narrazioni, scenari apocalittici, ÔǪ. fantasmi, fobie, audaci spettacolarizzazioni, vecchie e nuove storie dell ‘arte che si intrecciano, ÔǪ; anche storie di viaggiatori ‘e PresS/T, comme mme.

Se avete tempo da perdere, leggetemi, altrimenti  fate voi. Soddis-fatti o rimborsati, fatti, non parole.

In questi ultimi giorni ho vagato per musei del Veneto, bellissimi, ben curati, personale civilissimo, gentile, colloquiale ÔǪ Ho rivisto così a Padova Giotto nella sua cappella degli Scrovegni strozzini, ÔǪ; al museo civico la mostra (di studio, rara, impagabile), del primo Casorati tra Padova, Napoli e Verona (che raccomando, fino al 10 gennaio);

ÔǪ a Venezia-Dorsoduro, alla casa museo Cini, sono stato beato a parlare confidenzialmente, tu per tutto, con Daniele Barbaro, l ‘architetto del sapere che fu; l ‘anima del corpo della filosofia (che fu-fu); l ‘inventore del Palladio fu-fu-fuit (e, a sua insaputa, del palladianesimo, nda); nonche traduttore e commentatore de I dieci libri dell ‘architettura di Vitruvio ÔǪ e tanto altro ancora.

Per non parlare dei due giorni due da me passati e trapassati tra Giardini e Arsenale nel tentativo di capire e carpire in extremis le carpe della Biennale Arte contemporaneaÔǪ: lì ho visto cose che voi archi-umani ellepipisti non immaginereste forse mai ÔǪ mi servirebbe tutta la Press/t per parlarne ÔǪ e non ne vale la pena. Ne il pan e il penÔǪ.

Dico solo che all ‘Arsenale ho sottoscritto (con regolare contratto) le tre promesse (valide per i prossimi cento anni a partire dalla data della firma) che ora stanno conservate nell ‘archivio di Berlino del Leon d ‘Oro Adrian Piper: 1) Io farò sempre quello che dico, che ho intenzione di fare. 2) Io sarò sempre troppo costoso per essere comprato. 2) Io voglio dire sempre quello che dico (per la PresS/Tletter).

Dite lo giuro: LO GIURO SULL ‘ARTE!!

Ma su tutto ciò aleggiava, benche ricacciata indietro, la strage di Parigi, le foto dei morti ammazzati al Ba-ta-clan, ÔǪle notizie lette sullo smartphone, gli scampoli di immagini dalla tv ÔǪ; a San Marcuola mi son incrociato con uno stuolo di giornalisti perche lì stava di casa Valeria Solesin, la giovane ricercatrice veneziana vittima innocente al concerto di Parigi ÔǪ

All ‘ingresso del padiglione francese ai Giardini, su un gradino, c ‘erano dei fiori e un biglietto a ricordo della strage jihadista ÔǪ ma lo spettacolo doveva continuare ed è continuato, come se niente fosse Stato ÔǪ

Tutto prosegue nel microambiente cristallizzato della Biennale.

Qui l ‘arte ha girato pagina da tempo: sculture, pitture e arti tradizionali (quella dei famosi valori occidentali condivisi ÔǪ e da far condividere) non ce ne sono quasi più; solo tristi pacchetti di rovine e macerie dappertutto, ÔǪ frammenti, schegge, scarti scartati senza scampo ÔǪ; e/o, al contrario, allegre installazioni il cui successo si può misurare dal numero di foto digitali ricevute, ÔǪ dalla curiosità che destano nello spettatore pagante (i 25 euro per l ‘ingresso) ..

ÔǪ perche in sostanza questi scenari detti di arte son ottimi sfondi per i selfie, fatti con tablet, smartphone, webcam, ecc.. ÔǪ; fondi & sfondi giusti per sollecitare il narcisismo di massa che le nuove tecnologie ‘fai da te ‘ permettono a buon mercato scatta e fuggi dell ‘arte esplosa ÔǪ (in questo senso fotografico indicativo mi pare il successo selfioso del padiglione giapponese con le chiavi pendenti da una rete di fili sottili color corallo, chiavi di tutti i generi e forme de-genere che l ‘artista ha sollecitato e ricevuto da tutto il mondo mail)..

ÔǪ in effetti è questa una strana partecipazione estetica all ‘evento artistico della Biennale, in pratica un parco gioco dove lo spettatore ben pagante, perso l ‘antico pudore e rispetto per l ‘opera aurata dell ‘artista che fu, vede essa solo come un motivetto orecchiabile per continuarla e definirla a sua misura, modificarla e indossarla in una foto-ricordo, ÔǪ

addirittura completarla col suo contributo dal vero, dal vivo, anche se il contesto può essere discutibile e sconveniente, addirittura osceno ÔǪ per deridere forse la derisione dell ‘artista stesso: è la ritorsione inconsapevole, il boomerang fatto con un semplice autoscatto, la banalità di una fotocamera digitale, vero pennello e martello d ‘arteoggi in mano alle masse espanse ÔǪ.

Esemplificativo in questo senso mi pare il successo evidente dell ‘ammiccante padiglione della Gran Bretagna, monografico e monotematico, oltre che mono-tono, come quasi tutti alla Biennale.

Qui l ‘artista, (ex femminista arrabbiata del tempo che fu, mi dicono) ha messo in bella mostra molti calchi in gesso della parte inferiore di corpi femminili riceventi (forse hailoro!!) adeguate sigarette (con filtro, forse per omaggio alla tematica generale della Biennale come filtro, nda), ÔǪ sigarette, dicevo, infilate in tutti gli orifizi possibili ÔǪ

e i detti calchi sono stati completati gioiosamente, dal vivo femminile delle moltissime visitatrici (specie giapponesi, ho visto) ÔǪ artiste per caso e per casa, alla Colpo grosso e grossolano dell ‘arte che se ne fotte della legittimazione di chi sa, ÔǪ dei detti e degli addetti per professione alla critica, nella sostanza contraddetta dalla massa selfie!!

Da questo punto di vista e svista la posizione guardona di Sgarbi è interessante. Egli tenta quasi ogni sera alla tv di inserirsi in queste dinamiche popolari d ‘attualità, com ‘è nel suo stile comunicativo di critico dei poveri.

La sua mi pare però una (furba) lotta di Sisifo: il masso delle masse massose autoerotiche rotolerà sempre giù dalla vetta sgarbista, sui suoi piedini televisivi ÔǪ; com ‘è del tutto evidente in questo caso per il paragone audace che ha (in effetti) operato tra i corpi vivi martoriati a Parigi dalle mitragliette dei bastardi islamici (fortunato titolo scandalistico di Libero quotidiano) e i corpi antichi dell ‘arte cristiana europea rubati serotinamente al Castel vecchio di Verona.

Un atto dimostrativo jihadista, ipotizza Sgarbi, ÔǪ che vuol suggerire, come una parolina ben detta da uno psicanalista della tv: attenzione bravi consumatori cristiani, la prossima volta tocca alla Gioconda del Louvre e (forse) al Mosè di Michelangelo a Roma (ma il profeta sono solo Io, lo sapete dalla Tv!!!). Palmira docet!!!

Ho scorso infine le immagini delle tele rubate a Verona, che qui accludo: sono Madonne allattanti, nobili figure di dame, Marie intronate, ammiragli veneziano, buffi bambini  ecc. ecc Mentalmente le intreccio sgarbianamente alle fototessere o immagini quotidiane, (magari scattate alla Biennale-arte) delle giovani vittime di Parigi  quelle che scorrono sul video o che stanno pubblicate nei giornali stampati(compresa questa di Valeria Solesin postata dal fratello, che accludo, nda)

Tra i due corpi non ci sono equivalenze e rapporti, se non quelle che vivono nel nostro immaginario, nella sensazione di perdita, vertigine e smarrimento che avvertiamo. Perdita che c ‘è, è innegabile.

E su questo punto profondo Sgarbi buca ancora una volta lo schermo!

Saluti veneti, eldorado

1

Jacopo Tintoretto, Madonna del latte (1540-1545)

2

Pieter Paul Rubens (1577-1640), Ritratto femminile, detto la Dama delle licnidi, 1602, olio su tela

3

Andrea Mantegna (1431-1506), Sacra famiglia con una santa, fine del XV secolo, tempera su tela

4

Antonio Pisano, detto Pisanello (1395 circa-1455 circa), Madonna della quaglia, 1420 circa, tempera su tavola

5

Gianfrancesco Caroto (1480 circa-1555 circa), Ritratto di fanciullo con pupazzo, 1520 circa, olio su tavola

6

Jacopo Bellini, San Girolamo penitente (1450-1460 circa)

7

Bottega di Domenico Tintoretto, Ritratto di ammiraglio veneziano

8

Domenico Tintoretto, Ritratto di Marco Pasqualigo (1588)

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