L ‘Anonima bellezza – di Eduardo Alamaro

servillo

Dal sacro foco della prima giovinezza alla moderazione della maturità che sta ccà. Da piccolo incendiario di provincia casertana a grande pomp- pompiere da Oscar. Dall ‘avanguardia metropolitana napoletana alla tradizione del teatro di Eduardo.

E ‘ la pacificazione della contemporaneità, è la linea della continuità, è Tony Servillo che si espone ed esprime il suo fortunato fare teatro alla Feltrinelli di Napoli, venerdì scorso, in occasione della presentazione del libro a più (belle) voci: Tony Servillo. Oltre l ‘attore (Donzelli, euro 25, ndr).

Sala gremita delle grandi occasioni, molto consenso del pubblico, applausi e soddisfazione, spasso e bis bis. Tony Servillo mi è apparso un uomo e un artista risolto, risoluto, pacificato, sincero, per quanto sincero possa essere un uomo di teatro, o un artista in genere e de-genere.

Incalzato da una specifica domanda del coordinatore Francesco Durante che dura, Servillo – citando Eduardo – dice che la tradizione è la vita che continua ÔǪ e che ritorna ad ogni passo. Così come ritorna il rapporto con i classici con cui fare i conti (che non tornano) ÔǪ in primis lo scontro-incontro con Eduardo, tra attualità e virtualità ÔǪ

Si dilunga poi sullo strabismo ÔǪ sulla sua formazione d ‘arte negli anni ottanta a Napoli (che ricorda molto belli e creativi). La definisce formazione strabica, nel senso che, smessi i panni degli sperimentatori la sera andavamo a sentire Eduardo al San Ferdinando, ricorda da bravo ragazzo che fu.

Dice poi di Martone, di Falso Movimento, di Teatri Uniti, di Moscato, di Antonio Neiwiller e il suo Teatro dei Mutamenti (mutatis mutandis); di Mimmo Borrelli, di Leo de Bernardinis e il suo Teatro di Marigliano, con tutta la forza travolgente del dialetto, del diletto, ; della lingua napoletana non aulica, anzi presa pari pari in diretta dalla campagna , mille miglia lontana da quella italianizzata di Eduardo . (molto meglio allora Peppino, trascuratissimo e senza eredi, pare, finora).

Servillo ricorda ancora Lucariello e il suo fondamentale Spazio Libero al Parco Margherita (proprio di fronte al primo Lucio Amelio de la Modern Art Agency) ÔǪ Insomma il m ‘arricord di un corpo collettivo agente sulla città post terremotata ÔǪ fecondata da contatti ampi esterni: ad esempio Peppe Bartolucci di Roma che girava l ‘Italia in cerca di cose nuove. Ricorda ancora il proficuo intreccio delle arti sceniche con le altre discipline allora in movimento, in una prospettiva pluridisciplinare: danza, musica, performance, pittura esplosa, arte eventuale ÔǪ

Tanto e troppo eventuale che poi opero però o quest ‘arte venne mollata perche, confessa candidamente: … altrimenti ti saresti trovato tu e il segno (e il sogno puro concettuale, ndr) ÔǪ: ci saremmo trovati nella totale astrazione (ed estrazione ed esitazione ÔǪ ndr).

Qui l ‘Empasse, l ‘Inam e la cassa Mutua soccorso, aiuto, aiuto!!!

Qui il che fare? Qui il ripiegamento, il ritorno al ‘ordine, la svolta moderata e fortunata di Servillo, come di altri amici e compagni. Qui è scattato il grande trappolone della tradizione, ÔǪ o meglio di una delle tradizioni possibili a cui guardare, ÔǪ

E tutto ciò è tipico di Napoli, città doce e di mediazione, città saggia e di seggia. Città che ammoscia, ÔǪ che smussa e mitiga il vento del Nord, come sosteneva nel dopoguerra Giovanni Ansaldo, famoso direttore del Il Mattino dc degli anni cinquanta, ÔǪ Napoli città tanto lontano dai furori estremi di un Bordiga, ad esempio, e di una certa parte della borghesia napoletana che ogni tanto si radicalizza ÔǪ sempre in cerca dell ‘armonia perduta che fu.

Tony Servillo m ‘è parso -in sostanza (che c ‘è)- un simpatico uomo di centro, alla Renzi. Al centro tra tradizione (o meglio tardizione) e innovazione possibile, ÔǪ tra passato e passatismo, tra presenza e presenzialismo d ‘oggi ÔǪ tra tavole del palcoscenico e finzione cinematografica, (argomento quest ‘ultimo per la verità poco toccato dalla sua lezione alla Feltrinelli, nda).

Comunque è pur sempre una quistione di Energie. Di sonde per arrivare agli strati profondi. Francesco Venezia, nella scorsa puntata della PresS/T, sosteneva infatti della necessità dell ‘oblio progettuale, ÔǪ; Tony Servillo sostiene qui alla Feltrinelli della necessità del rapporto fluido tra testo, attore e pubblico, ÔǪ sostiene cioè la fluidificazione, alla Fabbri della nazionale di calcio italiana degli anni sessanta (e fu Corea: ricordate il dentista del nordcorea Pak Doo Ik, mannaggia, nda).

Il triangolo no, non l ‘avevo consideratoÔǪ la geometria non è un reato ÔǪ , cantava a suo tempo Renato Zero? Non ricordate? Non praticate il triangolo felice? E allora avete sbagliato tutto perche nelle arti sceniche necessita o secondo Tony Servillo o la giusta triangolazione tra testo, (chi l ‘ha scritto), chi interpreta il testo (la compagnia, l ‘attore che ne coglie l ‘energia profonda ÔǪ ) e il pubblico che assiste (e ci assiste paziente e consenziente) all ‘evento.

E ‘ lo scambio fluido che ridà vita alla pagina, al testo smorto o dormiente, in attesa di resurrezione ÔǪ amen!

Il talento da solo non basta o ha ricordato in conclusione il Servillo mediano o ci vuole passione e precisione, convinzione e ossessioneÔǪ , (e il progetto giusto al momento giusto: cioè fiuto e molta fortuna, oltre alla virtù, ndr).

Il talento o e chiude veramente o sta proprio nel saper cogliere questo procedimento virtuoso e metterlo dentro, al servizio del pubblico ÔǪ.; sta nel pescare l ‘anonima bellezza (questa è la vera grande bellezza, pare dire) ÔǪ; sta nel turbare l ‘evento (col turbo attore), ÔǪ

Non è difficile avere un ‘idea, il problema è scriverlaÔǪ e metterla in scena, avvertiva l ‘acido e perfido Eduardo sul punto. E basta.

Alla prossima,

eldorado

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