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Attentati terroristici a Parigi – di Alessandra Muntoni

1 Attentato al ba-ta-clan PARIGI

Abitazione, tempo libero, lavoro, circolazione. Questi, e in questo ordine, sono i principi della Carta d’Atene formulata nel 1933 dall’Assemblea dei CIAM e pubblicata anonima nel 1941 nella Parigi occupata dai tedeschi. Al capoverso n. 71, che ne riassume la strategia, si legge:┬½ La maggior parte delle città […] si presentano oggi come immagine del disordine: queste città non corrispondono in alcun modo alla loro finalità che sarebbe quella di soddisfare i fondamentali bisogni biologici e psicologici dei loro abitanti┬╗. E così conclude: ┬½Una crisi di umanità si abbatte sulle grandi città e si ripercuote su tutta l’estensione dei rispettivi territori. La città non corrisponde più alla sua funzione che è quella di difendere l’uomo e di difenderlo bene┬╗.

La Carta d’Atene di prefiggeva il compito riordinare le città, strutturandole con sistemi abitativi, servizi sociali, edifici e fabbriche per il lavoro, con una rete stradale di collegamento tra le diverse parti. Si può discutere la validità di questo programma funzionalista, o se il concetto di integrazione inserito nella Carta del Machu Picchu (1977) ne corregga i limiti. Ma è certo che molte grandi città, come Parigi, pur già definite da precisi modelli urbanistici ottocenteschi, ne hanno tenuto conto. Presentandosi con una forma ordinata, però, esse sono più facilmente esposte, e offrono un facile bersaglio a chi le vuole distruggere.

Oggi il terrorismo metropolitano sa colpire appunto questi quattro punti nevralgici con precisione sistematica. Grattacieli, uffici pubblici, stazioni, aeroporti, chiese, musei, monumenti, centri commerciali, centri direzionali, banche, stadi, sono stati presi di mira: sono proprio i luoghi dove si svolge la vita quotidiana, dove si abita, si lavora, ci si ricrea, o si circola.

In Tecnica del colpo di Stato(1931-48), Curzio Malaparte spiegava come la presa del potere partisse dalla conquista dei centri di comunicazione per colpire solo per ultime le effettive sedi legislative. Brasilia, città ordinata quanto mai, che allinea lungo un asse il Parlamento, i Ministeri, la Stazione televisiva e la Centrale militare fu conquistata facilmente dai colonnelli nel 1967. Sembrerebbe allora che l’antidoto sia quello della confusione, della mimetizzazione, del camouflage, come durante la seconda guerra mondiale? Oppure quella del disurbanismo inventato nel periodo fascista contro le incursione aeree? O forse ci si difende meglio nell’indistinto continuum di alcune sterminate metropoli asiatiche?

E se, semplicemente, abbandonassimo ogni volontà di guerra, di conquista imperialista o religiosa, di guerriglia di attacco, di uso delle armi? Se ci proponessimo di trovare un accordo tra Nazioni e Continenti?

 

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