Tanti architetti messi in fila ma non solo – di Alessandra Muntoni

Archivio Ordine Architetti Roma

Sono più di trent’anni che l’Ordine degli architetti di Roma ha cominciato un lavoro di ricognizione sui professionisti attivi nella nostra città; almeno dalla mostra del 1983 a Palazzo Braschi, intitolata Cinquant’anni di professione perche dedicata a coloro che avevano compiuto cinque lustri d’iscrizione all’Albo. Vi figuravano personalità ben note: Giorgio Calza Bini, Michele Busiri Vici, Pasquale Carbonara, Gino Cancellotti, Giuseppe Nicolosi, Eugenio Montuori, Vincenzo Passarelli, Giulio Pediconi, Luigi Piccinato, Mario Ridolfi, Giuseppe Samonà, Cesare Valle, Annibale Vitellozzi; con la scoperta di architetti dei quali allora non si conosceva molto, come Emanuele Caniggia, Mario Marchi, Davide Pacanowski, Franco Petrucci, Pietro Lombardi, nonche della prima laureata in architettura Elena Luzzatto Valentini. Ludovico Quaroni non faceva parte di questo gruppo soltanto perche avrebbe compiuto i cinquant’anni di professione l’anno dopo; così toccò a lui, con pochi altri, presentare la Mostra al pubblico romano. L’intuizione era stata di Renata Bizzotto, coordinatrice della complessa operazione.

Da questo incipit è maturata la convinzione, sostenuta dal Presidente Amedeo Schiattarella, che la conservazione, la conoscenza e la valorizzazione dell’opera degli architetti romani dovesse proseguire con una ricerca sistematica, per comprendere meglio non solo il ruolo di un tecnico di nuova formazione, ma anche l’origine, la composizione e le finalità dell’organismo che li tutelava. Una serie di ricercatori hanno svolto da allora questo lavoro, pubblicando volumi sugli architetti romani, nonche ordinando e digitalizzando i documenti conservati nella sede dell’Ordine (leggi, regolamenti, immagini delle sedi, elenco degli iscritti, composizione della Giunta e verbali delle sue sedute, lettere autografe, disegni).

├ê uscito proprio in questi giorni L’Archivio storico dell’Ordine degli architetti PPC di Roma e Provincia (1926-1956), un imponente volume curato da Letizia Mancuso (Prospettive Ed.), che raccoglie tutto questo. Un saggio introduttivo di Vittorio Franchetti Pardo ne spiega il contesto, ragionando sul contributo degli architetti romani nel divenire della città e sui nessi tra le loro ricerche e l’insegnamento universitario.

Attenzione, non è un elenco del telefono, ma la memoria politica, culturale e storica di una istituzione che ci riguarda da vicino.

 

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