Il nutrimento dell ‘architettura [10] – di Davide Vargas

nutrimento 10

Vado spesso a Trani. Anni fa ho conosciuto Umberto Riva. A proposito di casa Miggiano a Otranto raccontava della generosità della pietra locale e degli operai che la segavano [come burro] e modellavano. A Trani il colore dell ‘aria si impasta del giallo tenue della stessa pietra e dell ‘indaco del mare e dei toni della terra bruciata intorno agli olivi. Risale portato dal vento di levante e si adagia sugli intonaci e sulle guglie delle chiese. Il vento fa ondeggiare i mille alberi maestri delle barche ferme nel porto. Ci sono città con navi e città senza navi, scrive Gabo. Sembra essere l ‘unica vera distinzione. Sotto un tono sonnacchioso se ascolti e ti guardi attorno la senti la stessa segreta pulsione del viaggio.

Tra il sartiame dei pescherecci e le reti accatastate e le ceste con le cicale vive che spruzzano acqua. Lungo i vichi che come Ismaele scendono al mare. Ovunque l ‘attesa di salpare. Mi guardo attorno. E disegno. Non c ‘è una equazione tra l ‘accumulo di immagini che mi riporto e i progetti che faccio [architettura e scrittura].

Eppure sono sicuro che come un affluente sotterraneo il nutrimento arriva. Per strade misteriose. Imboccando le deviazioni del percorso come un viaggiatore che ad ogni occasione volontariamente perda la strada. Per seguire un richiamo. Allungando rispetto alla [inutile] meta. Sapendo che solo così del viaggio si può fare esperienza.

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