presS/Tletter

presS/Tletter

150604 o Architettura, asimmetrie e nuovi realismi – di Felice Gualtieri

150604 o Architettura, asimmetrie e nuovi realismi – di Felice Gualtieri

Autore: Felice Gualtieri
pubblicato il 6 Giugno 2015
nella categoria Parole

Che cos'è la realtà? Forse la più ovvia delle domande creerà non pochi imbarazzi, soprattutto a chi (come noi) esce a stento dalla fase post moderna nella quale non esistevano fatti ma solo interpretazioni. Se il mondo è il risultato di interpretazioni, esiste anche il potere di dargli un senso. I carismi comunicativi e i mezzi di informazione e divulgazione hanno proprio questo ruolo portante, creando il rischio di un deficit di democrazia soprattutto nelle società mediatiche dove si impone il concetto di asimmetria. L'asimmetria (come conseguenza), definisce il divario tra il singolo e gli apparati nella gestione e nell'acceso ai dati. Il singolo viene privato del Se, mentre i potentati globali estendono il loro controllo su ogni recesso dell'animo umano. Se da un lato l'interpretazione ci espone ai pericoli totalitari, dall'altro lascia aperta la possibilità di riplasmare il mondo e (se si dà il caso) di rivederne situazioni e dinamiche al limite dell'ingiustizia. Quando si afferma l'esistenza della realtà dalla quale anche i fatti sociali (contratti, istituzioni e lo stesso pensiero) scaturiscono, allora si impone un assoluto talmente radicale che diventa impossibile rinegoziarne i termini. Il nuovo realismo ci protegge dal potere carismatico dell'interpretazione ma rischia di vanificare ogni sforzo costruttivo/sociale, ridotto a prodotto passivo di una realtà pre-condizionale, l'unica che favorisce l'emersione del significato, degli oggetti, del senso. La rete digitale del significato è per noi completamente buia mentre per altri e' eccezionalmente luminosa (un po' come la colonna di fuoco che guidava gli israeliti davanti agli egiziani: trasparente e luminosa per i primi, oscura e opaca per gli altri). Si riduce a tutti gli effetti ad un panopticon perfetto senza camera di controllo. Al centro si pone una nuova realtà: quella di Ferraris. Dal mio punto di vista le tesi del filosofo italiano non sono ne buone ne cattive, sono soltanto estremamente pericolose se enunciate nell'attuale momento storico dominato da una forte asimmetria digitale che si presenta nemica di un sincero umanesimo globale, mortificando quelle aspirazioni di libertà che inizialmente (e forse in maniera troppo ingenua) erano riposte nella rete come forma di emancipazione dalla dipendenza e dall'ignoranza. Il post moderno ha generato un mondo di interpretazioni dove il punto di vista imposto è stato quello dei carismi dominanti (comunicativo/finanziario/mediale); con la fine del post moderno veniamo richiamati, invece, ad un nuovo realismo che annuncia una realtà inemendabile: quella asimmetrica dei potentati digitali. Una concezione, questa, che renderebbe innocuo ogni sforzo costruttivo e porrebbe un sigillo allo stato di fatto (asimmetrico); ci troveremmo disarmati e sottomessi al grande fratello globale che si erge senza alcuna resistenza, presentandosi come realtà, l'unica inemendabile. Il prezzo da pagare in termini di conseguenze sociali per un pensiero privo di intenzionalità è estremamente alto! Ne risulterà un'architettura dell'ingiustizia: il meno resterà meno, viceversa il più sarà sempre di più. Grandi distese rurali abbandonate, province irrilevanti, divergenza estrema del valore, iper icone mediatiche a concentrazione di significato; in poche parole: un post urbanesimo oscuro, lontano da ogni concezione plausibile.