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La plastica non ammette mezze misure. E ‘ come se i suoi bruschi cambiamenti di stato alla sua formazione (come notò Roland Barthes) e al momento suo degrado (come specularmente a Barthes nota Andrea Branzi nel Catalogo di Plastic Days) si riflettano anche sulla percezione che il pubblico ha su di essa.

Questo materiale eminentemente camaleontico e alchemico ha infatti suscitato, soprattutto agli albori e nei momenti della sua prima diffusione di massa, grandi speranze ed entusiasmi, e poi, senza mezze misure, grandi ostilità all ‘emergere dei problemi legati alla sostenibilità della sua produzione e del suo smaltimento allo stato di rifiuto.

Oggi, a dispetto di una sua diffusione sempre più ampia e capillare, si assiste quasi ad un oblio, ad una sua rimozione nell ‘immaginario collettivo, comunque schizoide in sottotraccia, oscillante fra i sogni che genera per le sue enormi e innovative possibilità (anche collegate alle nuove sperimentazioni produttive) e gli incubi del suo degrado, con lo spettro del sesto continente Pacific Garbage Patch a fluttuare nascosto, oltre che nell ‘oceano, nelle coscienze.

Un merito dunque di questa Mostra Plastic Days, curata da Cecilia Cecchini e Marco Petroni, è quello di rimettere in luce il tema degli oggetti in plastica, e in senso più maturo e riflessivo rispetto al passato. Tema peraltro ineludibile, su un tipo di materiali che ha partecipato, più di ogni altro, ai profondi mutamenti tecnici e sociali degli ultimi 150 anni e tuttora in corso.

La mostra esibisce circa 500 pezzi scelti fra quelli che compongono la collezione della Fondazione Plart di Napoli collezionate in un lungo arco di anni da Maria Pia Incutti.

Articolata in 7 sezioni crono-tipologiche che identificano non proprio una storia della plastica, ma un particolare percorso di lettura del nostro tempo visto attraverso la lente dei materiali polimeri artificiali (Cecchini e Petroni nell ‘introduzione del ricco Catalogo), la mostra è stata allestita da Alex Cepernich, anche autore, con il direttore del Museo Fico Andrea Busto, del recente e ben riuscito progetto di trasformazione da spazio industriale ad espositivo del Museo Fico.

La ricchezza del Catalogo, edito da SilvanaEditoriale, deriva non solo dalla completa e ben illustrata presentazione dei pezzi esposti, ma anche dagli altri e vari saggi che rendono conto della articolazione che sta attorno alla produzione di oggetti in plastica, temine questo che in se riassume invero un ‘enorme quantità di diversi materiali sperimentati e utilizzati in poco meno di due secoli. Dallo scritto di Cecilia Cecchini, che inizialmente tratteggia tutti i temi coinvolti dagli inizi alle prospettive odierne, a relazioni riguardanti aspetti più circoscritti del tema, quali quelli legate al design (Petroni, Catucci), ad autori di arte italiana della seconda metà del 900 (L. Cherubini), a questioni di senso generale (G. Ricuperati), al campo dei gioielli in plastica (A. Cappellieri), e infine alle difficili e nuove questioni legate al restauro delle opere realizzate nelle varie plastiche (T.Van Oesten, A. Laganà). Completano il composito quadro i frammenti di conversazioni raccolte con la collezionista di Plart M.P. Incutti e con protagonisti italiani del disegno di oggetti in plastica quali Branzi, D ‘Urbino e Lomazzi, Mendini, Pesce, e inoltre con i designer protagonisti dell ‘ultima sezione della mostra (Maurizio Montalti e lo Studio Formafantasma), con gli oggetti da loro disegnati in bioplastiche, invero non troppo convincenti a parere di chi scrive, perche evocano in modo eccessivo le suppellettili primitive, privando dunque la plastica della sua irrinunciabile valenza futuristica, onirica ma anche allo stesso tempo umilmente pratica e netta.

Valido pure l ‘apparato audiovisivo della mostra, che comprende, oltre all ‘interezza delle conversazioni cui sopra, anche documentari sul tema, questi ultimi volti a fornire il quadro storico e tecnico sui materiali di sintesi, soprattutto negli happy plastic days degli anni del dopoguerra e del boom economico, e con particolare riguardo alla gloriosa storia italiana della invenzione del polipropilene isotattico (brevettato come Moplen dalla Montecatini nel 1954) in virtù di anni di sperimentazioni dirette da Giulio Natta, poi insignito per questo del premio Nobel per la chimica.

La mostra è aperta fino al 21 giugno negli spazi del Museo Fico di Torino, via Cigna 114.

Comunicato stampa: http://www.museofico.it/images/comunicato/Comunicato_Plasti_Days.pdf

Museo Ettore Fico: http://www.museofico.it/it/

Fondazione Plart: http://www.fondazioneplart.it/

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