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150521_005/005 – Arte del Sè – di Felice Gualtieri

150521_005/005 – Arte del Sè – di Felice Gualtieri

Autore: redazione
pubblicato il 23 Maggio 2015
nella categoria Parole

Nei quattro articoli precedenti abbiamo visto come la digitalizzazione del mondo produca lo sdoppiamento (meglio dire moltiplicazione) dell'unità individuale: da una parte il corpo, dall'altro il segno (ubiquo, immateriale, etc.) che a quel corpo è collegato da una relazione biunivoca. Le possibilità di codificare e manipolare il Sè individuale secondo modalità sconosciute alle generazioni precedenti, sono implicite in questa rivoluzione. L'abitare è divenuto iper-fisico, con le coordinate di riferimento che non sono soltanto quelle spaziali (xyz) ma quelle di un multiverso operativo plasmato da una miriade di se individuali, realmente innovativi ma anche estremamente vulnerabili ai problemi di libertà, privacy e sicurezza. In questo proliferare di soggetti abilitati alla codifica, alcuni (sulla base di principi non solo estetici) hanno iniziato a sviluppare un'Arte del Sè. Pensare un'Arte del Sè riferita soltanto alle possibilità di codifica del se digitale è una minaccia per i principi di libertà e per un umanesimo al passo coi tempi. Il problema dipende dalla gestione della qualità trasparente dell'informazione. In una cosmogonia monocentrica, cioè in un tipo di visione che prende le mosse dalla centralità del dato, si presenta il pericolo (cosa che tra l'altro già avviene) di sfruttare le soggettività indifese: il corpo, da centrale diviene un'espressione derivata. Questo fatto è una grave minaccia per un umanesimo digitale e per tutta quella ricerca intellettuale che dalla seconda metà del Novecento aveva puntato sul corpo e sulle istanze di resistenza al potere anti-umano (disumano/macchinico). Oltre alla via right-left (la più pericolosa) esiste anche la via left-right che consiste nell'usare il corpo per forzare la cosmogonia monocentrica, attraverso una mobilità aperta all'esterno (al periferico), capace di costruire uno spazio resistente. In questo modo si instaura una nuova relazione biunivoca (una cosmogonia doppia) che forzando i vincoli di potere di cui gli stacks* sono l'ultima frontiera tecnologica, superi quelle manifestazioni dell'urbanesimo come condizione suprema del vincolo, aprendoci l'accesso alla dimensione post-urbana. Questa grande rivoluzione del terzo millennio inizia dal corpo e da un spostamento inverso (la contro-migrazione) che ci conduce all'esterno dei recinti di potere, sfruttando continuamente gli stacks e facendo leva sul loro uso. Una vera Arte del Sè inizia con il ribaltamento delle condizioni ereditate dalla modernità urbana e metropolitana, processo iniziato dal monachesimo occidentale per arrivare a Thoreau. *Il termine Stacks è usato alla maniera di Bruce Sterling per indicare alcuni sottoinsiemi che fanno parte di internet ma che non lo rappresentano completamente (Apple, Google, Amazon, Facebook etc)