150514_004/005 – Arte del Sè – di Felice Gualtieri

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Questo sdoppiamento/moltiplicazione dell’operatività individuale è uno dei fatti più interessanti (e più delicati) all’interno dei processi della rivoluzione digitale. E’ come se si rivelasse un mondo aggiuntivo, collegato al precedente da una proprietà transitiva tipica del segno. Da una parte il corpo, dall’altra il segno che rimanda a quel corpo e che lo rappresenta. Questa tipologia speciale di referenti ha le stesse caratteristiche dei codici (transitività, ubiquità, immaterialità, trasparenza e leggerezza) ed apre l’individuo alle possibilità di codifica del Sè, cosa che ad oggi non era quasi per nulla permesso. Nello stesso tempo, molti di questi segni corporei vengono utilizzati da società di gestione dati per analisi mirate ad ottenere un flusso di informazioni totale e trasparente sull’individuo, facilitando il controllo sociale in misura maggiore rispetto a qualunque altra epoca storica. I Big Data custodiscono più cose di noi di quante ne sappiamo noi stessi, a patto di possedere una chiave per estrarne il senso.

Trattare l’Arte del Sè presuppone comunque il superamento di una sterile critica alla società del controllo digitale, ricercando uno spazio libero, esterno e periferico: uno spazio resistente.

Questa abilitazione dei soggetti alla codifica del Sè nell’invenzione costante di meta-immagini che sfruttino i principi estetici, permette la proliferazione di vite ed esperienze, un merito fondamentale per costruire un ecosistema che abbia i minimi standard di libertà. Nello stesso tempo la moltiplicazione di possibilità prodotte dalla digitalizzazione delle informazioni, allenta il vincolo urbano (cioè la necessità superiore della città frutto dell’urbanesimo novecentesco) aprendo nuove possibilità al Se corporeo che ha guadagnato un grado di libertà nel movimento libero e contro corrente verso l’esterno, alla ricerca di uno spazio altro. Poco sappiamo ancora delle caratteristiche dello spazio resistente e di come lo si possa sperimentare per mezzo dell’architettura; è probabile che si possa rivelare soltanto come un’ipotesi teorica, di sicuro non risponde alle logiche dell’urbanesimo. Per questo è opportuno parlare di post urbano e di post urbanesimo, poiche la vera domanda è quale sia il senso della città nell’era digitale, e non esistono risposte scontate.

[continua…]

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