150507_003/005 – Arte del Sè – di Felice Gualtieri

porta dei leoni

Se è la città ad essere la misura della significazione e ad avere un peso tanto straordinaria quanto complesso nella vita interpretativa degli uomini, chiediamoci allora quale sia il suo senso nell’era digitale e come la destrutturazione quantitativa e qualitativa subita negli anni recenti abbia influenzato i modelli interpretativi della nostra specie; come avviene la comunicazione umana nell’assenza di un limite? In altre parole, come possiamo ricevere l’istruzione e l’abilitazione all’interpretazione laddove spariscono i recinti della socialità urbana? Ed ancora, dove si esprime il conflitto sociale quando i luoghi si disperdono in una nebulosa senza centro? Queste sono alcune delle domande che hanno come nucleo la questione del benchmark (cioè la cristallizzazione del significato urbano in particolari tipi di segni) e la possibilità di sviluppare un’Arte del Sè, resa possibile quando i vincoli stessi della città (che si esprimono prima di tutto sul corpo) si allentano sotto le pressioni della digitalizzazione.

Prima di proseguire dobbiamo riflettere sul concetto di immagine. Le immagini (che assumono delle volte il carattere di segni) non sono corpi nel senso biologico del termine. E’ proprio la distinzione dal corpo biologico a qualificarle in maniera radicalmente netta. Alcune volte (per mezzo dell’arte o della fotografia) si incaricano di rappresentarli. Anche non essendo corpi, queste immagini veicolano il potere. Nella porta dei leoni di Micene, l’immagine scultorea dei felini trattiene su di se le forze protettive (o di minaccia) conferite da rituali magici. Senza il contenitore quella virtù non potrebbe essere riposta altrove.

L’immagine del corpo non è il corpo. E’ possibile però, (sotto determinate condizioni) che il processo di conferimento di qualità immateriali (dinamiche) si riversi sui segni che stanno in relazione con il corpo biologico di una persona. In altre parole, il potere o le qualità che costituiscono il dominio specifico della persona, si sdoppiano nella forma di segni che rimandano ad una referenza corporea. Questo fatto è del tutto straordinario perche, tranne nelle rappresentazioni fiabesche dove si incontrano, per esempio, un principe rospo, un castello parlante o anelli che prendono vita, iniziano a a manifestarsi quelle espressioni che caratterizzano una società digitale del segno. Il brand, il nome, la faccia e gli account sono solo alcune situazioni dove il segno si è sostituito alla persona, o meglio, ne vive per relazione. L’individuo con l’unità del suo corpo, si sdoppia in un miriade di piani diacronici che moltiplicano i campi operativi. Per parafrasare Levy: mentre dormo, il mio angelo continua ad agire nel mondo virtuale.

[continua…]

 

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