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Una mostra sulla Garbatella 1920/1940 – di Massimo Locci

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Ebenezer Howard, precursore del movimento per le Garden Cities, conia nel1898 la felice espressione una via pacifica verso una vera riforma che ha influenzato fortemente la pianificazione urbana estensiva in tutto il mondo; efficace sotto il profilo teorico, programmatico e attuativo. Howard in un primo momento aveva intenzione di intitolare il suo libro ” The Master Key ” (utilizza il titolo città giardino del futuro solo nella seconda edizione pubblicata nel 1902) per meglio riflettere ed evidenziare le sue intenzioni di natura ideologica, quale strumento per scardinare sia le logiche economiche sia quelle estetico-insediative; dunque con finalità filosofiche e operative: egli stesso, infatti, ha progettato e realizzato le città giardino di Letchworth e Welwyn.

A quel libro fa riferimento la mostra-convegno Una mostra sulla Garbatella, 1920 o 1940 ospitata alla Casa dell ‘Architettura di Roma. La mostra, curata da Gioacchino Morsello, ha come sottotitolo Dall’utopia della città giardino alla realizzazione del pluralismo dell’architettura urbana popolare. Il convegno, curato da Antonio Pietro Latini ha come sottotitolo proprio La Garbatella, la città giardino di domani e la città leggera. La via pacifica della vera riforma.

I titoli e i sottotitoli lunghissimi, a differenza dei film della Wertmuller, ne esprimono esplicitamente i contenuti. L ‘iniziativa oltre che per l ‘esposizione di elaborati progettuali originari (disegni provenienti dall ‘archivio ATER di Roma) di foto d ‘epoca e attuali a confronto, si segnala per una video-animazione tridimensionale che consente di evidenziare le valenze architettonico-urbanistiche di uno dei quartieri popolari di Roma del Novecento più amati e studiati. Prodotto esplicitamente per la mostra, il filmato rappresenta un viaggio critico/esplorativo all ‘interno dei lotti del quartiere, interessante anche per la ricostruzione virtuale di alcuni edifici demoliti e/o trasformati e per la capacità di chiarire l ‘inserimento nel contesto urbano e paesaggistico dei diversi ambiti, progettati e realizzati in varie fasi a partire dagli anni ’20.

Nel convegno sono state delineate le motivazioni teoriche, urbanistiche e culturali che ne hanno sostenuto le scelte di programma, partendo dalla visione urbanistica di Giovannoni, e comparando la Garbatella ai quartieri/città giardino più interessanti realizzati nello stesso periodo. Sono stati messi a fuoco, inoltre, la strategia operativa dell ‘Istituto Case Popolari con i laboratori urbani, la sperimentazione delle varie soluzioni tipologiche per le abitazioni: dalle unità a villino fino ai blocchi intensivi e agli edifici speciali, denominati impropriamente alberghi, per gli sfollati del centro storico (sventramenti di Borgo, Corso Rinascimento, Suburra etc).

Alla Garbatella, oltre a Giovannoni, lavorano tra gli altri Aschieri, Cancellotti, Costantini, De Renzi, Marchi, Marconi, Nori, Piacentini, Sabbatini, Trotti, Vietti. Le varie eterogenee tipologie adottate comprendono l ‘essenziale “casa rapida”, strutture provvisorie molto economiche per i senza tetto, le “casette modello”, i villini palladiani, le case “minime”, i tipi a blocco e gli alberghi suburbani, edifici per la cultura tra cui il Cinema-teatro Palladium.

Alla Garbatella– scrive Morsello – gli architetti della “Scuola Romana” hanno ridefinito il tipo edilizio e le modalità di costruzione, in parte rifacendosi alla tecnica e allo stile della tradizione, introducendo processi di semplificazione degli stessi, in parte innestando principi di modernizzazione. In particolare si attiva un ‘azione di reinterpretazione dei linguaggi tipici di quel periodo a Roma, tra ‘neobarocco ‘ e ‘razionalismo ‘, entrambi espressione del suo rinnovamento architettonico.

Il limite dell ‘intervento di Garbatella come si è configurata nel suo complesso dopo la felice impostazione iniziale è, probabilmente, proprio in questa ambiguità tra l ‘indulgere nei valori della tradizione, nei materiali pensati per sfidare i secoli, e una moderna visione dell ‘architettura che si lega inscindibilmente con l ‘urbanistica, che si oppone allo sprawl, puntando su densificazione e sulla riqualificazione morfologica e funzionale.

L ‘ideale o afferma Colin Rowe – sarebbe avere un buon sobborgo americano adiacente ad una città italiana e molto concentrata.

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