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Editoriale The Future of the City – di Elio Piroddi e Paolo Colarossi

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Nell ‘editoriale di apertura i curatori affermano che il carattere planetario del fenomeno urbano si manifesta in una forma di ipercittà che soffre di forti carenze nelle qualità dell ‘abitare. Alle quali non sfugge neppure la città europea, benche ancora privilegiata da una distribuzione territoriale, storicamente radicata, di esemplare equilibrio rispetto ad altri continenti.

E tuttavia anche in Europa l ‘accumulo di materiali eterogenei o città compatta, poi espansa, poi frammentata, infine diffusa o di qualità media decrescente, ha rotto i confini con la campagna e sta producendo un nuovo paesaggio, che gli abitanti stanziali, i city users, gli immigrati, i giovani faticano a percepire e a concepire, sia pure per parti, sotto forma di un possibile progetto. Tra i problemi emergenti si prospetta poi quello dell ‘invecchiamento e della bassa natalità, solo parzialmente bilanciato dall ‘immigrazione. La crescita si fermerà e le città dovranno ricomporsi agendo sui vuoti che la contrazione si lascerà alle spalle, e quindi sulla qualità dello spazio pubblico aperto, che si può migliorare senza costruire, su progetti omeopatici all ‘interno del costruito.

Se le qualità fondamentali di un buon abitare sono l ‘accoglienza dello spazio urbano, la socialità, l ‘adeguatezza dei servizi e la bellezza, a queste esigenze l ‘attuale strumentazione urbanistica risponde con difficoltà perche quasi sempre in ritardo sui tempi di cambiamento, ancora pesantemente condizionata dagli interessi fondiari e in evidente deficit di qualità del prodotto finale, che è pur sempre l ‘architettura della città e dello spazio urbano, la città che si vede, si percorre, si abita.

Questi sono problemi che chiamano in causa la cultura della città. Rileggendo Mumford, dalla sua impietosa diagnosi sulla disintegrazione della forma urbana occorre andare oltre, operare a intarsio sulla piccola dimensione, riscrivere un po ‘ alla volta le città sulla città, progettando un nuovo paesaggio urbano declinato alla scala di scenari, di linee guida e, quando maturano le condizioni, di interventi; applicati, questi ultimi, anche se non soprattutto, alla piccola dimensione, quella delle piazze, delle passeggiate, dei giardini. Dove all ‘interno del paesaggio si pensi ad un nuovo rapporto città-campagna, ad una sorta di rururbanizzazione fondata su piccoli nuclei di urbanità (Choay).

Quanto alla bellezza si può discutere se essa sia una qualità di ordine diverso da quelle del benessere, ma ciò non deve far dimenticare che, se la città è un artefatto, la sua bellezza dipende da chi ha la competenza di costruirla (Romano, Choay). E che, come scrisse Hume, la bellezza delle cose esiste nella mente che le contempla.

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