Petizione: salviamo il “Noviziato” di Giorgio Rajneri

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Al Sindaco di Torino
Alla Giunta Comunale
Alla Commissione Locale del Paesaggio di Torino
Al Soprintendente alle Belle Arti e Paesaggio di Torino
Al Presidente dell ‘Ordine Architetti di Torino
Ai Direttori dei Dipartimenti di Architettura del Politecnico di Torino
A tutti i Cittadini

Recentemente alcuni articoli di quotidiani hanno riportato la notizia che è in corso di approvazione il progetto di ristrutturazione dell ‘edificio denominato Noviziato, ubicato in zona collinare in via Felicita di Savoia 8/12, opera dell’architetto Giorgio Rajneri, degli anni 1962/64 e destinato ad alloggio e scuola infermieristica delle Suore di Carità.

La Commissione Locale del Paesaggio ha sospeso l ‘approvazione richiedendo un approfondimento delle soluzioni di facciata (verb. n. 6 del 12.2.2015). Effettivamente la situazione è preoccupante perche l ‘edificio non è sottoposto a vincolo e rischia di essere oggetto di una ristrutturazione invasiva con conseguente perdita delle sue caratteristiche architettoniche.

L’architetto Rajneri à considerato uno degli autori più significativi dell’architettura contemporanea a Torino e in Italia. Considerato vicino alla corrente Neoliberty, ha espresso una attività originale, intima e profondamente radicata nei luoghi e nei rapporti con la committenza. E’ stato insignito di diversi premi tra cui In-arch e premio del Presidente della Repubblica, ed è stato membro dell’Accademia di San Luca. Le sue opere sono state ripetutamente oggetto di pubblicazioni su riviste specializzate italiane ed estere, ed esposte alla Biennale di Venezia. In particolare questo edificio, ritenuto la sua opera più significativa, è stato esposto al Guggenheim Museum di New York, al Beaubourg a Parigi e alla Triennale di Milano, nell’ambito della mostra The Italian Metamorphosis 1943-1968, unitamente alle eccellenze italiane di arte moda e design del periodo del miracolo economico.

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Il Noviziato è collocato in uno dei pochi parchi privati non ancora snaturati o lottizzati sulla collina torinese e fa parte di una sorta di museo all’aria aperta poiche a fianco sorgono la casa tonda, sempre di Rajneri, e l’otttocentesco Convitto delle Vedove-Nubili, da lui sapientemente ammodernato, tutti e tre esempi da manuale di come si debba costruire in collina e anche di come si possa rendere moderno un edificio neoclassico dell’800, senza snaturarne i caratteri architettonici originari. Anche il Noviziato potrebbe essere adattato ad altra convivenza, utilizzando le sue caratteristiche senza perderne il pregio storico, in particolare l ‘originale disegno delle facciate, delle aperture, dei parapetti, dei serramenti, le rifiniture a intonaco e i rivestimenti in litoceramica della ditta Ruggieri. A breve distanza è presente il complesso, nato negli anni ’30 come Villa Gualino, trasformato quasi subito in colonia elioterapica e più tardi, negli anni ’80, in centro congressi, da architetti torinesi.

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Con frequenza a Torino, in questi ultimi anni, è mancata un’iniziativa di orientamento dell’attività privata volta al rispetto di singoli edifici e dell’ambiente. Opere anche significative della cultura contemporanea sono andate perdute o sono state pesantemente trasformate. Attualmente non risulta ancora una decisione finale sulla sorte del Noviziato di Rajneri, per questo chiediamo a tutti di riprendere in esame il caso con l’attenzione che merita l’eccezionalità dell’opera per non privare la città di un esempio di architettura contemporanea esemplare.

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Bibliografia specifica:

Edilizia Moderna, n. 82-83, 1966; Ottagono, n. 5, 1967; L’architecture d’aujourd’hui, n. 139, 1968; Domus, n. 506, 1972; L’architettura cronache e storia, n. 157, 1968; Controspazio n. 3, 1979, V. Gregotti, La strategia dell’invenzione e la poesia del mestiere, Casabella n. 338, 1969; R. Gabetti, Intimismo, L’Architetto n. 5, 1968; Il noviziato delle suore di carità in Val Salice a Torino”, Werk+Bauen, n. 11, 1980; T. Del Bel Belluz, Giorgio Raineri architetto, Celid, Torino 1998.

Premi: Premio regionale Inarch 1966.

Mostre: The Italian Metamorphosis, 1943 o 1968, organizzata dal museo Guggenheim (il progetto è stato esposto al Beaubourg, al MoMa e alla Triennale).

1 Comment

  1. paolo perotti 12/03/2015 at 10:32

    Condivido pienamente, è firmabile la petizione?

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