Molestie di gruppo: mi hanno messo le mani sulla città – di Eduardo Alamaro

mani sulla c

Non so chi abbia coniato la titolazione Le mani sulla città, epocale film del 1963 di Francesco Rosi, regista napoletano recentemente scomparso. Certo è che è stato geniale, ha colto lo spirito del tempo, tant ‘è che quel Mani sulla città è rimasto ancor oggi vincente e di immediata comprensione. O, come dicono i colti, paradi & parado-gmatico (uha!!, che parà), di una situazione.

Basta la parola, confetto Falqui! Basta uno schizzo, meglio di una vignetta di Malfatti. E ‘ la titol-azione che ti rimane nella testa. Come è per Camorra-Gomorra, Mani pulite, Carosello napoletano, Avanti popolo, Quarto potere, Terzo grado, Tangentopoli, Metropolitana dell ‘arte. E poi: la forma segue la funzione, l ‘archiretto segue la bustarella, il cane segue il padrone, ÔǪ ecc. ecc..

Però io, scugnizzo napoletano al tempo di quelle superman(i) sulla città, non posso parlarne tanto male. Non dico del film di Rosi, che amo, che rispetto, ma delle vere mani crudeli fatte di Bolero-film & Mike Buongiorno, libro & mozzarelle, falce & marchette, mazzette & cambiali, cemento & sangue, carne & ossa di pilastri, classe politica & classe professionaleÔǪ. E ciò per decenza. Anzi, per igiene mia, alla lettera.

Per il ricordo del bianco porcellanato del mio primo piatto-doccia; del mio primo bidè con acqua calda corrente, quella che non si scorda mai; delle mie prime mani pulite con sapone Palmeolive nel lavabo con miscelatore caldo-freddo; del mio primo sciacquone del wc spinto col bottone. Della lunga balconata con l ‘infilata di gerani e vasi da fiore e piante grasse da miracolo economico, bum, bum!! Da non dimenticare poi le tapparelle delle finestre che salivano e scendevano, a scomparsa.

Uha, che civiltà, che modernità!!

Di quelle case mordi e fuggi edificate al tempo de le mani sulla città, ne sono stato infatti abitatore, se non proprio abitante (per parte di madre) ÔǪ e ne sono ancora utente diretto, o almeno utilizzatore finale della mia giornata, per parte di moglie del Vomero, proprietaria di un quarticiello a via Cilea, in un palazzo disegnato -con qualche velleità formale- da Gino Avena, non luntano dall ‘imbocco della tangenziale: 95 centesimi di pedaggio e bay, bay Napule, stateve bbuoni!!

Devo però confessare ai presS/Tnaviganti, che il mio cuore di scugnizzo batte sempre nella Napoli bassa e senza sole. Nella città di pietra, di piperno, non certo in quella nuova dell ‘asfalto. Nella Napoli-Vasto industriale dietro ‘a fferrovia, dove nacqui e dove appresi (quasi) tutto il necessario alla sopravvivenza urbana. Comprese le tecniche fondative di comme appendersi al tram della vita (e al tram rimasi poi appeso all ‘Università, nda).

La ferrovia, ‘a stazzione -quella vecchia dell ‘800 con i portici neorinascimentali e le vasche dei pesciolini rossi, tipo quadri di Matisse- era per me un grande parco gioco. Il tram nella piazza Garibaldi era una sua appendice per entrare a sbafo nell ‘altra città, quella di Chiaja-Posillipo.

Chi non si è mai appeso al tram non sa nulla del movimento della città, con tutti i suoi pericoli e sorprese e scoperte. Altro che flànÔé¼ur e fareniell di sci-sciò, piazza dei Martiri dei gagàÔǪ (ma va ‘ a gagàÔǪ!!).

Farei quindi un torto alla memoria della mia amata madre se scrivessi male, con le mie stesse mani, di quelle mani sulla città anni cinquanta-sessanta ‘900 a Napoli. La mia brava genitrice si (e ci) sacrificò molto per aderire a una cooperaViva di lavoratori (con busta paga) e farci letteralmente salire di forza da giù a su Napoli, dalla ferrovia operaia al Vomero borghese, promuovendoci così socialmente.

Facendoci accedere al sogno democratico della giovane Repubblica italiana (con scuola media unificata e ascensore sociale con gettone), della quale ressa publica ci sentivamo parte (anche se a Napoli il partito monarchico popolare di Lauro aveva la maggioranza assoluta dei consensi, ma le vie del Signore dello sviluppo sono infinite).

Vivemmo così la bellezza democratica nella realpolitik della Napoli igienica e felice anni ’60, proprio quella marchiata & macchiata poi, a nostra insaputa familiare, ahinoi!!, Mani sulla città.

Spinti da quelle pelose mani edilizie, tutta la mia famiglia estesa -con zii, numerosi cugini, nonna, cumpari e parenti lontani- abbandonò il vecchio, la vecchia Napoli del presepe e dette l ‘assalto al cielo, alle colline. Fu l ‘epoca de ‘ sagliuti, i saliti.

MezzaNapoli bassa sali così sui colli Aminei, al Vomero, all ‘Arenella, a Posillipo adderusa ÔǪ; abitarono e abitammo quella Napoli degli anni cinquanta-sessanta, che non ci parve poi tanto brutta, anzi, un buon affare, un buon investimento.

Molto invidiato in particolare era infatti un appartamento pentacamere con vista-mare di un mio zio orefice (con bottega molto attiva, giù ai Tribunali). Stava dentro la muraglia cinese laurina del Parco Ottieri al Vomero, con accesso da via Ugo Ricci, (plano-volumentico by Giulio De Luca, ndr). Entrare lì, in quella casa-muraglia vista mare di mio zio, per noi era come entrare nel paradiso possibile in terra (abitata da noi poveri diavoli). Figuriamoci quello vero in cielo come sarà, (quando sarà, luntano, luntano!!).

L ‘Università, la facoltà della Gravina d ‘architettura, mi rovinò però la bella favola, la bella giornata, la bella svista e la bella-vita mia affacciata sul golfo di Napoli, (ma solo alla domenica, dal mio zio orefice, dopo pranzo).

L ‘affare, si disse, era in realtà un affaire, una cosa sporca, losca, malavitosa. Quei palazzi, quei quartini, erano pròtesi, prigioni, gabbie, trappoloni criminali. Erano le mani sulla città di corrotti, di collusi e cornuti del tipo del costruttore Nottola & C. Anche qui basta la parola! Nottola è il contrario esatto di Giornoqua. Ma evangelicamente giorno verrà ÔǪ e la Nottola sparirà: sciò sciò, ciucciuvettola ‘e malaurio e maLauro!!

Ma chi è ‘stu Nottola?, dicevamo noi ignari, in famiglia.

Il professor Roberto Pane, Francesco Rosi e tutti gli altri del social-politico d ‘opposizione (Bordiga, Luigi Cosenza, Italia Nostra, Cazziloro (l ‘oro di Napoli, s ‘intende), ci aprirono allora gli occhi, le orecchie e la mente, e tutto il resto del corpo.

Uha, che fetenti, che mascalzoni!, esclamammo tutti in coro in famiglia, ÔǪ e chi ‘o ssapeva, chi se lo credeva, sembravano buoni!!

Insomma prendemmo (e presi) coscia e coscienza .

e così, dopo tanti anni, ancor oggi persisto e resisto su quella giusta via giovanile. Tanto che martedì scorso, alle undici, oramai malamente maturato, laureato, scritturato, figurato, mascherato, ecc. ecc.., ho preso la funicolare dal Vomero (titolo di viaggio euro 1, obliterare il biglietto!), per essere presente al Castel Nuovo ove si ricordava la figura e l ‘opera di Francesco Rosi, recentemente scomparso a 92 anni, e il suo assoluto film-inchiesta, a richiesta: Le mani sulla città, appunto.

Nella recente notte degli Oscar in America lo avevano dimenticato; avevano ricordato solo la morte di Virna Lisi. Poi, per mettere sopra una pezza a colore rose, hanno detto che quella notte degli Oscar si riferiva all ‘anno solare 2014 e Francesco Rosi era morto a gennaio 2015. Peccato, per un pelo fuori tempo massimo! Ma è apparso ai più solo un cattivo cavillo-cavallo da-da concorso universitario con scadenza a ferragosto.

Tu quoque-quiquoqua Brute, figo mio italo-americano!

Ma a Napoli non se lo son scordato, Francesco Rosi.

Anzi, lo hanno ricordato doppiamente, doverosamente per Napoli e per New York: mattinata al Comune, nella gran Sala dei Baroni al Castel Nuovo; pomeriggio all ‘Università di Napoli, rettorato al Rettifilo. Con trascurabile appendice serale della proiezione del film all ‘Astra di via Mezzocannone. Dalla quale mi ha tenuto lontano l ‘ultimo avvertimento in locandina: Segue dibattito. No, il dibattito no!! Le mani sulla città è una supercazzola pazzesca, avrei rischiato di gridare. A mia insaputa. A insaputa d ‘Eldorado infrackiatto nel mezzo-cannone appilato Unesco del centrillo storico partenopeo. E così non sono andato. Peggio per Loro.

Stop. Il post è troppo lungo. Rivediamo su questa presS/T la prossima settimana per la seconda parte. Stessa spiaggia, stesso mare web. Ma solo per appassionati del genere città-rose eldorado. Diffidare delle imitazioni. Vi aspetto, non mancate. (Quattro punti fedeltà riconosciti per aggiornamento professionale dall ‘Ordine archidetti di Lpp, ndr).

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