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Allegrezza e amenità – di Alessandra Muntoni

Gio Ponti sedia superleggera

Così Leopardi annotava nello Zibaldone di Pensieri (2 marzo 1829): Togliere dagli studi, togliere dal mondo civile la letteratura amena, è come togliere dall’anno la primavera, dalla vita la gioventù. Un pensiero che fa riflettere, soprattutto aggiungendovi quest’altro frammento dei suoi Ricordi (1819): Allegrezze pazze massime nei momenti delle maggiori angosce dove se non mi tenessi sarei capace di gittar sedie in aria ec. saltare ec. e anche forse danneggiarmi nella persona per allegria.

Il poeta, dunque, non è sempre soltanto riflessivo o annegato in pensieri di solitudine e di dissolvimento dell’essere, ma reagisce con ilarità irrefrenabile, con gesti dinamici e quasi folli. Nel mondo civile, d’altra parte, raccomanda di insegnare e di imparare letteratura amena.

Sono tutte idee che è difficilissimo applicare all’architettura, anche se la nostra cara arte edificatoria dovrebbe essere la prima a costruire primavera di vita. Invece, se rileggiamo le tantissime definizioni di architettura riportate da Bruno Zevi in Architettura in nuce, troviamo

interpretazioni funzionaliste, tecnicistiche, culturali, psicologiche, linguistiche, formaliste, simboliste e poetiche, ma sempre intrise di una caparbia serietà.

La musica, che da molti è stata avvicinata all’architettura per le sue modalità di astrazione e di costruzione matematica, usa spesso lo scherzo, il divertimento, l’allegro con brio o i capricci, per sollecitare un ascolto piacevole. Usa poi le danze per suggerire movimenti ritmici e un dinamismo gioioso. Nell’architettura nulla di tutto questo. Venturi ha proposto l’ironia, ma sappiamo quanto questo procedimento sia concettoso e autodistruttivo.

├ê una lacuna che va colmata. Mi vengono in mente le ”folies” di Tschumi, giustamente premiato, e il gioco della sedia superleggera di Gio Ponti.

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