150312_L’ambito di vita, il Se totalizzante ed altri paradossi ai quali forse non hai pensato – di Felice Gualtieri

ambito di vita

Secondo le pubblicazioni specialistiche che studiano lo sviluppo urbano e i rapporti della città con quello che una volta era chiamato suburbio (penso per esempio alle analisi di Richard Florida, tanto per citarne uno tra i tanti) emerge una posizione dominante: il nostro futuro è centrale o comunque tendente alla concentrazione. Intanto Northland Center, nella cintura periferica della città di Detroid che nel 1954 era il centro commerciale più grande del mondo, sta chiudendo e con lui molti altri. E’ l’atto finale di un tracollo, la sostituzione di un vecchio modello legato ad un senso classico di urbanità, con un altro dalle coordinate ancora incerte.

Da tempo il suburbio è in vivace modificazione; quello che mi colpisce è che questa modificazione venga interpretata da molti ad una sola voce, e cioè come quel rinnovato movimento di concentrazione corroborato dagli indici sulla percentuale di occupati, sulla variazione dell’età media, sul fabbisogno di alloggi etc. La cosa non mi ha mai convinto fino in fondo: perche mai nell’era digitale le persone dovrebbero muoversi verso il centro? Perche mai la classe media, che per decenni non ha fatto altro che allontanarsi dalla città e dalle sue diseconomie dovrebbe improvvisamente mutare direzione? Non so, ma posso assicurarvi che non ci ho mai creduto. Quello che chiamiamo città nell’era digitale è un concetto fondamentalmente astratto che subisce continuamente una riduzione mediatica a Benchmark (marcatori simbolici) che ne definiscono il quadro significante e indirizzano la funzione di proiezione sociale.

L’ambito di vita, quel cerchio ristretto dell’esperienza di relazione che non è governato esclusivamente dai caratteri dello spazio fisico, si dispiega in una porzione dello sguardo non più rappresentata dai vincoli urbani. Ed è’ questo uno dei motivi che intacca la gerarchia dei luoghi: attenzione, non annienta la città, non subito almeno, ma ne trasforma lo schema sul modello dei villaggi digitali. L’esperienza soggettiva (il Se totalizzante) diviene il parametro della qualità sostituendosi alla giustapposizione fisica dello spazio. E’ l’inizio della vita post urbana, di una nuova colonizzazione digitale non necessariamente centrale.

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