Docce e vagoni su trionfi barocchi – di Guido Aragona

2015-02-26

Forse esiste un nesso fra la questione del vagone ferroviario di Primo Levi e quello delle docce installate, per volere di Papa Francesco, sotto il Colonnato di San Pietro. Il nesso è la volontà di utilizzare pienamente i bellissimi spazi realizzati nell ‘età aristocratica europea, anche in modo dissonante, includendo in essi elementi miseri, propri della realtà concreta più umile, e persino brutta.

Il senso dell ‘operazione vaticana è in prima battuta diretto, pratico. Molti hanno criticato la cosa, chiedendosi se fosse necessario soddisfare esigenze pratiche proprio lì, contaminando la bellezza e la maestà del colonnato. Certo, non è necessario. Ma il confinare tali servizi in altri luoghi significherebbe un allontanamento, sia pure temporaneo, del senzatetto che lì transita, il che è in contrasto pure con la forma simbolica di accoglienza del colonnato di S.Pietro. Certo, il grandioso porticato triplo berniniano nasce consapevolmente come fabbrica non necessaria, esclusivamente pompa e ornato. E proprio per questo possiamo intuire il valore di questa scelta che va in contrasto con una concezione gretta, per cui al povero o cui competerebbero solo ambiti segregati alla vista dei benestanti benpensanti o debba essere negato il contatto con il bello, e con il bello inutile. Questa dotazione, in realtà discreta e poco clamorosa (da quanto posso capire dalle foto, non ci sono ancora stato) consente una piena accoglienza, in dignità e pulizia, anche dei meno abbienti, consentendo anche a loro non solo il necessario. Il che è bello, oltre che giusto.

La questione del vagone di Primo Levi, in Piazza Castello a Torino, presenta elementi peculiari che la rendono, imprevedibilmente, un caso interessante più per i risvolti della vicenda che per l ‘opera in se, che in fondo è un semplice posizionamento, nella piazza principale di Torino, di un vagone merci d ‘epoca del tipo di quelli utilizzati per deportare gli ebrei ai campi di concentramento durante la guerra, con funzione di segnalazione di una mostra su Primo Levi nel retrostante Palazzo Madama, inaugurata in concomitanza con la giornata della memoria.

Il soprintendente Luca Rinaldi, in un primo tempo acconsentì l ‘installazione per soli 15 giorni, dando diniego alla sua installazione fino ad aprile, per tutta la durata della mostra. Le motivazioni del diniego sono esposte in questa intervista. Il diniego ha provocato la reazione di numerosi politici ed infine del Ministro Francheschini, che è intervenuto personalmente e ha fatto fare marcia indietro a Rinaldi, il quale ha in seguito dato l ‘approvazione.

Poco tempo dopo questi fatti è arrivata sui giornali la notizia del trasferimento del Soprintendente, evidentemente punitivo essendo specificato nel comunicato ┬½in un luogo diverso dalle destinazioni da lui richieste┬╗. Ma i bene informati dicono, contrariamente a quanto suggerito dall ‘articolo che ho linkato, che in realtà il trasferimento non sia dovuto a questo fatto, che questo sia soltanto un pretesto. Rinaldi infatti è sempre stato un personaggio scomodo. Vicino al mondo ambientalista, ha già subito trasferimenti discussi. Ed ha preso, in due anni, parecchi provvedimenti disturbanti. Ad esempio ha fatto difficoltà per l ‘installazione della ruota panoramica al Valentino, ottenendone la riduzione di dimensioni, e non ha concesso l ‘autorizzazione a realizzare un ascensore panoramico e un ristorante sulla Torre Littoria, sempre a Piazza Castello, su progetto di Benedetto Camerana.

Sono numerose e non banali le considerazioni che si possono trarre da questa relativamente piccola vicenda. Qui vorrei soltanto esprimere preoccupazione per gli effetti del sistema mediatico, che, più che informare, dà in pasto al pubblico questioni rappresentate in modo grossolano, occultandone altre maggiormente reali e rilevanti; in questo caso, quelle che concernono gli usi degli spazi storici di pregio delle nostre città, i loro vincoli e le istituzioni preposte alla loro apposizione e valutazione. Questioni che, invece,, andrebbero spiegate ai cittadini, a maggior ragione perche contraddittorie e non banali.

Invece si preferisce, come al solito, sbattere il mostro in prima pagina, in questo caso il Soprintendente, passato per i giornali da eroe ambientalista, impavido nemico dei cattivi cementificatori, a razzista nemico della memoria della Shoah, e pertanto da deportare con ignominia nelle più oscure sedi.

La foto allegata raffigura in primo piano il vagone dello scandalo. Tra le altre cose, a sinistra, enorme a dispetto della sua lontananza, un manifesto pubblicitario di Tiziano Ferro, nota dominante di tutta la piazza. A destra spunta la cupola del Duomo, opera di Guarino Guarini, ancora con le impalcature per il restauro dall ‘incendio che l ‘ha gravemente danneggiata nell ‘aprile 1997 (durante un restauro e in concomitanza con una cena da 180 persone in onore dell ‘allora Segretario Generale dell ‘Onu Kofi Annan tenuta in una zona attigua di Palazzo Reale). Che vien da dire: ma di cosa stiamo parlando?

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