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150218_Oltre lo scandalo del senza forma ovvero come avviarsi verso un’HyperArchitettura – di Felice Gualtieri

150218_Oltre lo scandalo del senza forma ovvero come avviarsi verso un’HyperArchitettura – di Felice Gualtieri

Autore: Felice Gualtieri
pubblicato il 21 Febbraio 2015
nella categoria Parole

Prima che le dinamiche post urbane si dispiegassero, alcune facoltà umane (come la voce per comunicare e gli occhi per guardare) appartenevano esclusivamente al dominio del corpo: detto in altre parole, per congiungere due punti A e B era necessaria una retta. Le tecnologie digitali, invece, plasmano uno spazio ubiquo: sappiamo che i due punti esistono (perche li percepiamo) ma non ne conosciamo ne la posizione ne tanto meno le caratteristiche. Questa situazione (espressa per metafora) è intesa da alcuni come una cessione di sovranità del corpo; il Se, digitalizzandosi, si scinde in una miriade complessa di proiezioni, in una moltiplicazione di soggettività: chi sono Io? la mia trasparenza su Facebook o su Twitter? Altri (me compreso), parlano della possibilità di liberare il corpo dal vincolo urbano appoggiando la sua debolezza alla stampella del cyberspazio. E' un filone di ricerca parallelo che vede nella mobilità superiore dei corpi inaugurata con l'era digitale, quella possibilità di forzare le strutture tipologiche dell'urbanesimo novecentesco, alla ricerca di uno spazio esterno. In questo modo l'Arte del Se non è applicata soltanto ai prodotti di sintesi (la creazione delle Imago come le chiama Iaconesi), ma si esprime nella profusione di vita, anzi, di soggettività viventi. Da qui nasce il progetto periferie digitali e provincia post urbana. La periferia nell 'era digitale, differentemente da come è stata trattata dal dibattito recente, è un concetto radicale. Per la sua qualità paradigmatica, travalica le semplici problematiche metropolitane, dissolvendosi in un territorio senza limite (glocale e marginale). Inoltre, radicalizzando i conflitti li annienta e rende obsolete le antiche dicotomie (dentro/fuori, chiuso/aperto, centro/periferia). L'HyperArchitettura come nuova pratica poetica del corpo (cito Prestinenza) è possibile solo nel recinto del post urbanesimo, e cioè, in quel peculiare modo dei corpi di abitare il mondo digitale (l'Arte del Sè). Questo movimento di svolta che entra prepotente nella storia dell'urbanistica occidentale, non può fondarsi su quella sostanza del discorso che scaturisce dalla forma. Confrontarsi con il senza forma e cioè con il residuo, il marginale ed il non finito, è condizione essenziale per inaugurare una vera HyperArchitettura.